L’onda lunga (Un racconto Blues)

Titolo: L'onda lunga (Un racconto Blues
Data di pubbl.: 2025
Pagine: 315
Prezzo: 16,00 euro

“Gesù, mi sento come un’anziana donna che si arrovella su un uncinetto: intreccia e sbroglia, intreccia e sbroglia, ma quella matassa non termina mai. È fatta di così tanti ricordi, esperienze, gesti, parole, che finisce con l’apparire… inestricabile. Eppure quel groviglio non è che un unico filo, vero? Una vita che credete diritta, orizzontale, dalla nascita fino alla morte, e che invece gira e rigira, si annoda e si slaccia, si piega e si spiega.”

La vita raccontata in questo romanzo è quella di una balena di nome Blues, una balena con una caratteristica unica e all’apparenza inspiegabile: Blues, parla. Sì, proprio così. Parla e si fa capire. E questa sua eccezionale facoltà viene scoperta per così dire all’ultimo momento grazie a Greenpeace, che salva la balena da morte certa, a Pfeiffer Beach. Quando tutto stava per finire, Blues inizia una nuova vita, lunga, ricca di eventi, viaggiando attraverso tutto il globo come è normale per una balena diranno i lettori, ma Blues viaggerà spesso in prima classe con mezzi impensabili adattati alle sue caratteristiche. Come sarà questa nuova vita? Perché il destino ha voluto salvare Blues? Cosa ha in mente il futuro per lei?

Provate ad immaginare che tutto quanto state per leggere accada davvero. Immaginiamo di incontrare domattina mentre andiamo a scuola o al lavoro un cane, un gatto, un canguro, o una gallina che ci saluta e ci chiede le indicazioni per il museo della nostra città. Stupendo eh!? Molti di noi però, anziché fermarsi e parlare con la gallina, o la balena, in un istante girerebbero video e scatterebbero centinaia di foto per riempire i social della “mia” grande scoperta. Non è successo così a Blues, almeno in prima battuta. Oggi gli animali sono molto più rispettati rispetto ai tempi passati, non tutti e non ovunque, ma si sono fatti passi avanti significativi, e poi questa straordinaria situazione capitata ai membri di Greenpeace, ha cambiato i consueti programmi. Cosa mai potrà fare o essere Blues? Sarà davvero una balena?

Mariano Rose è l’autore del libro che mi ha accompagnato alla conclusione del 2025, dal titolo “L’onda lunga (Un racconto Blues)”, pubblicato da Las Vegas edizioni, la casa editrice perfetta per questo romanzo. Nell’aletta di copertina la biografia dell’autore si conclude così: “Questo è il suo primo romanzo”, e chi ben comincia mi vien da dire, è ben più che a metà dell’opera. Mariano ci regala infatti una storia bizzarra, divertente, e di grande valore. È originale, moderna, intrisa di temi importanti, una storia di fantasia, che sguazza agilissima in un mare di problemi della realtà umana, e ne emerge con un carico di stimoli, provocazioni e domande.

“Siamo ingranaggi, parti di un sistema che è parte di un sistema più grande! Studio, scuola, lavoro, famiglia, pensione, tappe che una volta raggiunte vi permettono di trarre un sospiro: <ce l’ho fatta, ora si che posso essere davvero felice!> Ma quel momento non arriva mai, giusto? No, neanche durante le ferie o con il terzo figlio.…Ci convinciamo che avere un ruolo, un posto fisso, un compagno di vita, possa davvero fare la differenza…”

La nuova vita di Blues inizia in un centro studi, scelta abbastanza ovvia per approfondire una tale situazione, e tutto sembra svolgersi nel migliore dei modi, le prospettive sono interessantissime, dal lato “balena”. Ma l’essere umano rende, quasi sempre, tutto molto più complicato di quello che è, sembra farlo di proposito. Ha tra le mani una carta vincente, può a questo punto immaginare tutto ciò che vuole, può dare avvio a progetti futuri che fino a ieri nemmeno concepiva, ma proprio non ce la fa a sfilarsi da se stesso. Io, non posso dimenticarmi di me stesso, o anche solo mettermi in secondo piano.

“Vedete, a Pfeiffer Beach ero stato riconosciuto come <il miracolo della laguna>, al Centro S.T. Bernard ero stato <il curioso caso della balena parlante”, mentre al K-Building…”

In questo mondo sempre più veloce, sempre più orientato a raggiungere quanto più in fretta possibile quanti più obiettivi impossibili, c’è sempre qualcuno che sa cogliere la distrazione o la depressione dell’altro, e si avventa su di lui per sfruttare tutto quanto c’è di potenzialmente lucrabile.

Potrei dire a mio modo che il Centro S.T. Bernard, in una fase cruciale, si è “perso via”, e subito, qualcun altro con il portafoglio gonfio, ma va riconosciuto anche con idee pronte all’uso, per quanto balzane, atte a generare quanto più denaro possiate immaginare, quel qualcuno ha bussato alla porta, facendo sua Blues.

Il romanzo è diviso formalmente in tre parti, INFANZIA-ADOLESCENZA-ETA’ ADULTA, ma trasversalmente riconoscerete con facilità quattro o forse cinque parti, generate dalla vita reale di Blues.

Con l’arrivo di Hernan Kapinski “il vulcano di idee, feste, risate, droga, sesso, alcol, arte, imbrogli, cinema, porno, talk show e interviste…”, inizia quella che io definisco la seconda di queste parti ideali, la più intensa sicuramente per Blues, ma a mio parere anche per il lettore, che può entrare in empatia con Blues stesso molto più facilmente che in altre fasi del romanzo, ed effettuare una sorta di parallelo tra quello che succede al K-Building, e ciò che vive nella sua quotidianità, in ufficio, o dovunque si svolga la propria vita.

Siamo sulla vetta, sulla cima, comunque molto molto in alto, in un luogo dove non pensiamo certo ci possa stare comoda una balena, e siamo nello stesso tempo al cuore del romanzo, un cuore in fibrillazione continua, artificialmente tenuto sempre al massimo delle sua possibilità, sfruttato come non vorremmo. Siamo in una condizione dove al giorno d’oggi anche gli esseri umani si trovano quotidianamente. Tanti addirittura così assuefatti e intontiti dal rumore assordante, non se ne rendono nemmeno conto. Ma le botte, dure, sono sempre dietro l’angolo.

“Viviamo in un mondo di merda, un mondo in cui se sei nero, gay, queer e persino ex detenuto, be’, forse faresti prima a spararti un bel colpo in testa.”

Avete letto bene? Siamo davvero al top. La storia di un animale che parla si è gradualmente trasformata nella vita di persone che non riescono, non possono e talvolta drammaticamente non vogliono parlare. Per paura.

Ora vi lascio, c’è ancora molto da scoprire, c’è il futuro di Blues davanti a noi, e non solo il suo.

Grazie Mariano, grazie per la tua immaginazione che hai tradotto in una storia da condividere, con una scrittura viva, che non fa sconti, e non usa parole inutili. Bravo!

Claudio Della Pietà

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