Data di pubbl.: 2026
Pagine: 368
Prezzo: € 19,90
Treviso, 2018, pochi giorni prima di Natale. Elena Dal Pozzo da un anno è in terapia dalla dottoressa Riccarda Fontanesi. Sta tentando di elaborare il lutto per la perdita di Mattia, sei anni, attraverso lunghi colloqui e sedute di ipnosi. Ma il dolore di una mamma privata dell’unico figlio nato dopo due aborti spontanei, e ormai sola perché separata dal marito Sebastiano e mai compresa dalla madre Edvige, è devastante. Elena, un tempo ottima giornalista d’inchiesta per il Corriere della Sera, ha dovuto abbandonare la carriera per dedicarsi a Mattia. Un bambino bello e iperattivo, difficile da gestire, appassionato delle Ferrari e dei suoi piloti tanto da avere una cameretta, abiti, giocattoli e monopattino tutti contrassegnati dal prestigioso marchio. Elena ricorda ancora il pomeriggio in cui è scomparso durante una passeggiata sulla Restèra lungo l’alzaia del fiume Sile, quei pochi minuti in cui ha risposto a una telefonata del suo vecchio capo al Corsera, il monopattino di Mattia abbandonato sul sentiero, il buio spezzato a tratti da un lampione difettoso, la sua spaventosa angoscia, l’affannata ricerca, il tremendo senso di colpa che ancora la perseguita per quei momenti di distrazione.
Le indagini condotte dal questore Sernagiotto – tronfio personaggio, narcisista compulsivo che non le ha mai perdonato gli articoli scritti contro il padre all’epoca di Mani Pulite – e dal vicequestore sardo Sandro Mixielutzi, da tutti chiamato Sfinge per l’apparente assenza di emozioni, hanno condotto alla scoperta di un colpevole, ma neppure questo ha permesso a Elena di elaborare il lutto. E ora, dopo mesi durante i quali si è legata al suo vecchio compagno di scuola Marco Gomiero che da sempre stravede per lei, scopre di essere incinta. Dovrebbe avere cura di sé, smetterla di bere, di riempirsi di pillole che placano il dolore e le permettono di dormire, male, di dedicarsi alla sua ultima passione: la boxe. Ma lei non ascolta nessuno e nessuno può toccarla, una sindrome che si porta dietro dall’infanzia. L’unica alla quale è stato permesso stringerla è la sua amica ed ex compagna di scuola Giulia, persa da tempo e ora ritrovata nel corso di lunghe telefonate nella sua villa-rifugio sull’isola greca di Mykonos.
Per amore di Elena, Marco ha creato la 31100TV così che possa riprendere il suo lavoro di giornalista ed è proprio lì, il 20 dicembre, anniversario della sparizione di Mattia, che apprende da una collega della scomparsa di un altro bambino: stesso posto, stessa età, stesso nome. Elena è sconvolta. L’orrore si ripete e allora, dove e come hanno sbagliato Sernagiotto, Mixielutzi, la PM Rossi un anno prima? E lei cosa può fare? Ma soprattutto cosa accadrà adesso?
Giuliano Pasini ha lavorato per dieci anni alla costruzione di questo libro che indaga gli imperscrutabili meccanismi della psiche e ruota intorno ai difficili temi della maternità, del rapporto genitori/figli, dell’elaborazione del lutto in tutte le sue declinazioni di fronte a morti impossibili da accettare, dividendolo in cinque parti che proprio a quella elaborazione fanno capo: negazione, rabbia, contrattazione, depressione, accettazione.
Ha creato con rara abilità personaggi dotati di potenti personalità e di una lingua propria che li rende unici come solo gli esseri umani riescono a essere, e come ogni lettore non mancherà di percepirli trascinato dall’ottima prosa dell’autore e dalla sua capacità di raccontarci il dolore, la confusione, le incomprensioni, i contrastanti sentimenti, il tradimento, gli inganni e l’amore che sono elementi fondanti di questo thriller. Spiccano su tutti, simili e contrari al contempo, la bella e complicata Elena Dal Pozzo e il vicequestore Sandro Mixielutzi con il groviglio di emozioni e ricordi che il suo volto impassibile nasconde, accompagnato da un antico mantra sardo: A ogni male il suo rimedio. Forse non funziona sempre, ma sembra un forte antidoto alla fragilità di cui tutti, compresi noi lettori, siamo spesso vittime.


