Data di pubbl.: 2026
Traduttore: Valentina Abaterusso
Pagine: 384
Prezzo: € 19,00
Intrigante, ricco di riferimenti storici assai ben documentati, ecco un ottimo giallo che trae ispirazione da una sceneggiatura scritta a quattro mani sullo sciopero delle telefoniste delle PTT (Poste, Telefoni e Telegrafi) francesi del 1925.
Siamo in una Parigi da pochi anni uscita dalla Prima Guerra Mondiale e dalla successiva epidemia di Spagnola che si calcola abbia fatto fra i 50 e i 100 milioni di morti nel mondo. Una Parigi e una Francia in affanno, dove ancora si fanno i conti con i sopravvissuti alle trincee molti dei quali sfigurati nei volti, nei corpi e ancor più nelle anime per l’orrore di quella guerra, forse l’ultima in cui gli esseri umani si sono guardati in faccia prima di sparare o di saltare in aria per bombe, mine e granate. Una Parigi e una Francia dove l’esercito e le sue più alte gerarchie vengono definite il Grande Muto per il silenzio che grava intorno al trattamento dei feriti negli ospedali tradizionali e psichiatrici; dove sta emergendo una destra autoritaria e xenofoba sotto l’egida di Pierre Taittinger e della sua Jeunesses Patriotes; dove, nella pittura e nel teatro, sta crescendo il movimento surrealista che scimmiotta la nascente psicoanalisi con i suoi ‘sogni ad occhi aperti’.
E proprio a Parigi, nella Centrale Telefonica Gutemberg in rue du Louvre, dove lavorano centinaia di telefoniste tenute d’occhio da una sorvegliante, un Cerbero in gonnella, si è infiltrata la giovane e affascinante giornalista Jeanne Duluc, allo scopo di documentare le condizioni di lavoro di queste donne e le loro rivendicazioni salariali – essere pagate quanto i colleghi maschi – mai ascoltate dal sindacato CGT. Jeanne ha stretto una sorta di amicizia con Tatiana, giovane vedova e madre di un bambino, che per sopravvivere è costretta ad abbinare al lavoro di centralinista quello di prostituta. E non è l’unica. Tatiana, però, è forse la più combattiva tra le centraliniste tanto da aver stracciato la tessera del sindacato sotto il naso del sindacalista Peltier dopo un furibondo litigio.
Nel suo privato, Jeanne è innamorata, ricambiata, dalla dottoressa Mathilde de Villedieu, alienista all’Asilo psichiatrico Sainte-Anne, che ha come paziente la splendida Antoinette, regina delle notti parigine al cabaret Le Bœuf sur le toit. La cura con sedute di regressione ipnotica che molto le permettono di capire sul doloroso e tragico passato di Antoinette. Mathilde è anche nipote del celebre neurologo Gustave Soyrus – grande amico del defunto Bertillon, padre dell’antropologia criminale – fervente sostenitore della cura con elettroterapia, o siluramento, dei soldati ricoverati per shock post-traumatico, un ottimo sistema anche per scoprire, secondo lui, chi era davvero malato e chi fingeva per non tornare al fronte! Un sistema però che era stato messo fuori legge prima della fine della guerra. Proprio tutti i medici avevano obbedito?
Intanto, Tatiana scompare per riapparire cadavere – volto sfigurato, occhi cavati e altre orribili lesioni – in un vicolo poco lontano dalla sua casa. Viene presto incolpato Étienne Mangrin, custode della Centrale Gutemberg e bersaglio del sarcasmo di Tatiana. Reduce dal fronte, sfigurato in volto, Mangrin portava una maschera di quelle create in origine dall’americana Anne Coleman Ladd per i molti reduci ridotti come Mangrin, una maschera che ora copre il volto della morta. L’indagine viene affidata al giovane ispettore della brigata criminale Paul Varenne, un tempo insegnante, il quale di ritorno dalla guerra ha scelto di entrare in polizia nella speranza di ritrovare Marguerite, la fidanzata amatissima e perduta. Osteggiato dal prefetto Alfred Morain e perseguitato dal sottosegretario alle Poste Geogers Toureaux che vorrebbero risolvere il caso velocemente, Varenne, schiavo della cocaina e dell’oppio con cui cerca di cancellare gli incubi delle trincee, verrà in contatto un po’ alla volta con tutti i personaggi di questa storia terribile e complessa scoprendo un pozzo senza fondo di marciume, silenzi complici, identità rubate o fasulle, sfruttamento dei più deboli, esperimenti medici mal riusciti, festini di ricchi annoiati – cent’anni prima della vicenda Epstein e nessuna differenza. Tatiana non sarà l’unica a morire tanto che stampa e autorità grideranno alla ricomparsa del Mostro delle Halles, un personaggio assai simile per ipotetica estrazione sociale e modus operandi a Jack lo Squaratore. Ad aiutare Varenne interverrà Mathilde una vera ‘detective dei traumi dell’anima’.
Ma altro non si può dire della trama di questo libro senza correre il rischio di rivelare troppo, se non che i lettori incontreranno molte celebrità dell’epoca – basti citare Josephine Baker che si esibiva nella Revue Nègre o Coco Chanel. Il cameo più riuscito resta pur sempre quello di un giovanissimo Georges Simenon, prolifico cronista di nera, e i suoi scambi con Varenne.


