Data di pubbl.: 2025
Pagine: 67
Prezzo: € 10,00
Fabio Orrico è un poeta che non ama la mediazione e soprattutto non si censura quando scrive.
Senza nessuna reticenza la sua poesia è una sincera espressione del suo pensiero.
In Psicosi dei giorni pari e dispari, la sua terza raccolta, Orrico non ha timore di cercare lo schianto di nervi con le parole.
La sua poesia è radicale, estrema, sempre carica di quella parresia scomoda e urticante che fa la differenza nel panorama troppo omologato delle patrie lettere.
«Il poeta – scrive Viviana Viviani nella prefazione – vive e registra ciò che vede, si tratti di un cane che annusa tra le gambe di una donna, di una barista, una signora delle pulizie, un commesso viaggiatore».
Ma soprattutto Orrico scrive nei suoi versi tutto quello che pensa, non preoccupandosi di essere politicamente scorretto, disturbante e irriverente.
Psicosi dei giorni pari e dispari è legato a Della violenza, il precedente libro del poeta riminese.
Squartamenti della realtà, racconti minimalisti della condizione umana, il poeta ci folgora con la sua lingua tagliente e deflagrante quando mette sottosopra il mondo di cui tutti facciamo parte.
Le sue poesie sono invettive, la sua scrittura punge e abbatte, si scaglia contro i luoghi comuni e tutte le ipocrisie e in alcuni tratti con la sua verve irriverente Orrico si fa anche poeta civile: «L’Italia non è una repubblica / fondata sul lavoro, / è più / un balletto di primati kubrickiani / e il monolite è un grosso cazzo / sfinito, irrorato da fiumi di sangue / che scendono per gravità, allagando / le strade, i sentieri, i vicoli della non – repubblica».
Fabio Orrico non rinuncia mai alle parole crude, ogni suo verso è uno strangolamento crudele della realtà e dei suoi schemi falsi e ipocriti.
La poesia di Orrico è una critica radicale al conformismo del pensiero unico, il poeta di fronte all’allegoria ipocrita della condizione umana non si nasconde, ma al contrario scaglia i suoi versi come dardi velenosi: «La religione di stato era la religione / dei poveri era la religione / del niente era un grumo di sangue /sostituito al cuore e gli occhi un/ ettaro di terra coltivato a bombe a mano».
Fabio Orrico lacera con le sue parole che sanguinano ferisce a morte la morale addomesticata di questa società sempre più ottusa e benpensante.
Orrico è un poeta osceno che scuote le coscienze e ci presenta il conto amaro del nostro sommario disumano di decomposizione.

