Data di pubbl.: 2025
Pagine: 761
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Giovanni Pascoli è il più studiato e importante dei nostri poeti dell’Ottocento. L’autore di Myricae e dei Canti di Castelvecchio ha influito profondamente sul rinnovo della poesia italiana del primo Novecento. Ungaretti, i crepuscolari e Montale devono molto a Pascoli.
Giovanni Giudici sostiene che dal fondo dell’Ottocento Pascoli scaglia il sasso più lontano di dove sia giunta tanta poesia del XX secolo
Pascoli è un maestro della letteratura da riscoprire, il suo pensiero e le sue idee socialiste fanno di lui una figura illuminante.
Al centro della sua poetica c’è sempre l’uomo e una carica umanitaria che evoca il mondo contadino e la natura.
Per Giovanni Pascoli la poesia non deve mai tradire il suo ideale di purezza. Proprio perché è pura, la poesia assume un significato di utilità sociale e morale, portatrice di un messaggio sociale che prende di un’utopia umanitaria.
La poesia può contribuire a rendere migliore il mondo. La natura e la campagna, le piccole cose e le vicende autobiografiche, sono questi i temi portanti della poetica pascoliana anche se nei suoi versi non manca una dimensione filosofica e in un certo modo politica.
Giacomo Debenedetti dedica a Giovanni Pascoli uno dei suoi saggi più importanti (La rivoluzione inconsapevole, Garzanti). Il grande critico definisce Pascoli un poeta affascinante e incantevole e insieme stranamente antipatico.
Cesare Garboli ha fatto una lettura originale e personale della poesia della poetica pascoliana, contribuendo a sgombrarla dai luoghi comuni, ha evidenziato i tratti peculiari della sua modernità.
Rizzoli nella collana Bur classici moderni pubblica Canti di Castelvecchio, una edizione critica del capolavoro pascoliano a cura di Gianfranca Lavezzi.
Canti è il libro della maturità.
Pubblicato nel 1903 Canti di Castelvecchio è il momento in cui la poesia di Giovanni Pascoli, dopo Myricae, assume il respiro di una meditazione sulla vita e sulla memoria.
Il luogo in cui il poeta si ritira con la sorella Mariù diventa il laboratorio della sua esperienza quotidiana.
Il poeta inquieto e l’uomo tormentato a Castelvecchio cercano una dimensione. Pascoli non smette di interrogarsi scava nel silenzio della campagna e tutto quello che lo circonda diventa un linguaggio poetico da esprimere.
Canti di Castelvecchio, considerati dalla critica come una continuazione di Myricae, è un’opera complessa in cui il poeta è alla ricerca della felicità perduta e nell’intreccio tra esperienza personale e interrogazione universale si coglie tutta la sua inquietudine che regna sovrana nonostante tutti i tentativi di trovare equilibrio e armonia. Questo fa di Pascoli ancora oggi un poeta moderno
Ancora oggi leggendo la poesia di Giovanni Pascoli ci accorgiamo che quella modernità di cui parla Garboli è intatta e attende sempre di essere nuovamente interpretata.

