Un Occidente prigioniero – Milan Kundera

Titolo: Un Occidente prigioniero
Autore: Milan Kundera
Data di pubbl.: 2022
Casa Editrice: Adelphi
Genere: Saggi
Traduttore: Giorgio Pinotti
Pagine: 85
Prezzo: € 12,00

La festa dell’insignificanza è l’ultimo libro di Milan Kundera, uscito nel 2013.
Da molto tempo non abbiamo più notizie di lui. Non sappiamo se stia ancora scrivendo.
Sembra scomparso dalla scena letteraria ma per fortuna restano i libri che ha scritto.
Questo grande narratore della realtà e dell’umano al romanzo ha dato una forza tutta sua: la sua prosa ha rinsaldato la tradizione europea. Kundera ha inventato il saggio – romanzo. Ha scritto sempre le sue storie contaminando in un ibrido significante la forma saggio con quella romanzo, raggiungendo uno stile personale, accattivante e riconoscibile.

Milan Kundera è nato a Brno (ieri Cecoslovacchia, oggi repubblica Ceca) il 1 aprile 1929. Appassionato di musica e filosofia, si è laureato nel 1958 in arti cinematografiche.

Da studente si iscrisse al Partito Comunista. Nel 1948 fu espulso perché non considerato ortodosso al sistema. Praticamente le sue idee non erano in linea con quelle ufficiali del Partito.

La sua partecipazione attiva alla Primavera di Praga gli costò la cittadinanza cecoslovacca. In seguito venne espulso. Si è trasferito in Francia. Da qui ha scritto i suoi grandi romanzi.

L’insostenibile leggerezza dell’essere (1985) è il romanzo che gli ha conferito un’ampia popolarità.

Milan Kundera è stato uno dei più geniali innovatori del romanzo europeo del Secondo Novecento.

L’intera opera romanzesca dell’autore boemo è inseparabile dalla sua riflessione sui Tempi Moderni e sul destino dell’Europa. Per rendersi conto di ciò basta leggere le pagine di L’arte del romanzo e Testamenti traditi, i due saggi in cui Kundera si interroga e discute sulle sorti del romanzo partendo dalla considerazione alta che ha dei suoi maestri.

In Francia continua a vivere e a lavorare. Ci piacerebbe leggere un suo nuovo libro, ma il suo silenzio dura ormai da nove anni.

Adelphi manda in libreria in questi giorni L’Occidente prigioniero, due testi inediti e profetici scritti da Kundera nel 1967 e nel 1983 e che ci fa piacere leggere oggi che l’Europa e l’Occidente stanno morendo nel cuore delle persone.

Due scritti illuminanti che alla luce del conflitto russo –ucraino propongono una mappa mentale e culturale dell’Europa.

Nel 1967 Kundera interviene al congresso degli scrittori cecoslovacchi con discorso limpido e preciso in cui la cultura come destino diviene il nucleo di un libero pensiero di cui ha bisogno la sua nazione soggiogata dal comunismo che aveva brutalmente violentato l’amore per l’umanità e imposto con l’ideologia la crudeltà nei confronti degli uomini, l’amore per la verità in delazione.

Kundera sostiene che la libertà del suo popolo dipende dal destino della letteratura ceca.

«La sopravvivenza del nostro popolo è responsabilità che ricade soprattutto sugli scrittori cechi, e ancor oggi, giacché dalla qualità delle letteratura ceca, dalla sua grandezza o angustia, dal suo coraggio o dalla sua viltà, dal suo provincialismo o dalla sua portata universale tale sopravvivenza dipende in larga misura».

Affrancare la cultura dall’influenza del potere, questa è la vera rivoluzione per Kundera che acquisisce una dimensione politica. Una considerazione che aglio occhi degli ideologi censori (che lo scrittore definisce vandali) che viene vista come un’eresia da sopprimere.

L’esistenza della nazione dipende dal progresso della cultura e ha come condizione la libertà da qualsiasi ideologia.

L’Occidente senza cultura è destinato a perire.  È forte l’atto di accusa dello scrittore boemo.

Nel secondo testo pubblicato nel volume di Adelphi Kundera con veemenza parla delle piccole nazioni dell’Europa centrale e rivendica la loro appartenenza culturale all’Occidente, colpevole di aver assistito inerte alla spartizione del suo estremo lembo e di non aver considerato la sua identità culturale.

Per Kundera l’Europa centrale non è uno Stato, ma una cultura e un destino.

Davanti all’imperialismo russo, le rivolte centroeuropee furono sorrette da un «connubio di cultura e vita, creazione e popolo».

Il senso profondo della loro resistenza, scrive Kundera, è la difesa di un’identità; o, in altre parole, la difesa della loro occidentalità.

Kundera denuncia l’Occidente prigioniero della sua miopia e scrive nel 1983 che l’Europa centrale deve opporsi alla forza schiacciante del suo grande vicino e insieme anche alla forza immateriale del tempo che lascia irrimediabilmente dietro di sé l’Europa della cultura, l’Europa come valore.

Quel 1983 e le analisi profetiche di Kundera sono partenti stretti di quello che sta accadendo a Est del mondo europeo in questo tragico 2022.

 

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