Salone Torino: A tu per tu con… Andrès Barba

Andrés Barba è nato a Madrid nel 1975. Si è laureato in Filologia alla Universidad Complutense di Madrid e ha poi intrapreso studi filosofici. Si è guadagnato l’attenzione del pubblico e della critica spagnola a soli ventisei anni con La sorella di Katia (Instar Libri 2005). Nel 2011, per Atmosphere Libri, ha pubblicato Piccole mani. Nel 2010 la rivista “Granta” lo ha inserito nella lista dei ventidue migliori scrittori di lingua spagnola sotto i trentacinque anni. Abbiamo rivolto qualche domanda ad Andrés Barba, guardate cosa ci ha raccontato.

Se dovesse descrivere Tomas, che attributi utilizzerebbe?

Tomas è un adolescente, per descriverlo quindi utilizzerei tutti gli attributi accostabili a questo periodo così “particolare” della vita. Se dovessi sceglierne uno   che lo rappresenti è “straordinario”, nel senso di poco ordinario. E’ un ragazzo che cerca di creare successi a chi gli sta intorno con il fine di scoprire sé stesso.

L’amicizia nel suo romanzo che ruolo ha? Nella vita quale dovrebbe avere?

Per Tomas l’amicizia è senz’altro una scoperta dell’età adulta, gli adolescenti hanno una visione piuttosto romantica di questo tipo di legame,  sono talmente concentrati su loro stessi che è difficili per loro pensare alle altre persone, a chi gli sta intorno. Definirei l’amicizia quindi come un sentimento che non appartiene all’età adolescenziale, che anzi è il momento della vita in cui regna l’individualismo e in cui i pilastri portanti sono rappresentati da amore e vergogna. Nel libro in particolare gli amici non sono davvero amici… sono quasi un’illusione, potrei dire.

E’ importante raccontare le emozioni? Le intenzioni dell’autore vengono recepite dai lettori?

Il romanzo è il genere delle emozioni. Leggere un romanzo è un’esperienza emotiva. Il rapporto che si instaura con il libro per le ore di lettura che richiede è un susseguirsi di sensazioni, la vera emozione si prova quando lo si chiude e ci si guarda dentro. Parlando delle chiavi di lettura di un queste narrazioni, invece, credo che ne esitano diverse e cambiano da lettore a lettore. Non sempre quindi l’autore riesce ad arrivare come vorrebbe ai suoi lettori e a comunicare loro quello che desidera, ognuno vive una propria personale esperienza di lettura e recepisce ciò che i personaggi vivono in maniera differente.

Il suo protagonista è un adolescente che sta crescendo, quando scatta il passaggio all’età adulta nella vita? Come ci si accorge?

Il passaggio dall’infanzia alla maturità è un argomento molto discusso e credo che una vera e propria risposta non esista ancora. Ci si può “evolvere” dal punto di vista fisico, ma non da quello emotivo e viceversa. Non c’è una risposta chiara ma è vero che c’è un momento in cui ci si accorge e anche qui il come è molto soggettivo.

Il titolo indica il limite temporale della narrazione, come mai questa scelta?

Più che un periodo indica un lapsus. Manca il mese di settembre che è come se fosse un mistero, il periodo in cui tutto è successo.

Leggi anche la recensione di “Agosto, ottobre” di Andrés Barba

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Riccardo Barbagallo

Lavoro da qualche anno nell'editoria, mi occupo di comunicazione per editori e autori e sono un digital addicted. Al contrario di altri, non mi posso definire un lettore da sempre, 'La coscienza di Zeno' in prima media è stato un trauma troppo forte da superare per proseguire serenamente la relazione con la lettura. Più avanti ho deciso di leggere un libro per piacere, e non per obbligo, ed è stato lì che ho capito quale sia la vera forza della lettura: la capacità di emozionare. Credo che sia questo il segreto, se così possiamo definirlo. Non ho più smesso.

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