Regno Unito: chiudono 98 editori

Nell’ultimo anno, il mercato inglese ha registrato la chiusura di ben 98 case editrici. Un dato che dovrebbe tener conto del totale delle case editrici registrate, ma che comunica la drammatica crisi dell’intero settore editoriale. Il mercato digitale e la legge degli sconti, che vige nel Regno Unito, hanno inciso negativamente sul business delle realtà meno strutturate. È interessante considerare un rapidissimo confronto con il mercato italiano. In Italia le case editrici che pubblicano almeno un titolo sono 5.074 nel 2012 (dati agenzia Isbn), ma quelle con una, sia pur minima, presenza sul mercato e nei canali di vendita, visto che dichiarano di pubblicare almeno 10 titoli all’anno, sono solo 1.326; quelle che hanno cessato l’attività, secondo i dati Istat, sarebbero invece 132. Tornando al mercato britannico, secondo lo studio condotto dall’istituto Wilkins Kennedy, e a cui si è riferito il Guardian, gli editori britannici in crisi sono il 42% in più rispetto allo stesso periodo del precedente anno. Le cause di questa drammatica crisi sono da ricercare, innanzitutto, nel digitale. Secondo quanto riportato dai dati della Publishers Association, considerando un prezzo medio di 3 sterline ad e-book e 5,50 sterline per i paperback, il mercato digitale ha subìto una crescita del 134% nello scorso anno, raggiungendo una quota di 216 milioni di sterline. Dall’altra parte, a risentirne è stato il mercato cartaceo, il quale ha perso l’1%, assestandosi a 2,9 miliardi di sterline. Il digitale ha quindi rappresentato il 7,4% del fatturato totale.

Fonte: Giornale della libreria

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