Ma tu chi sei? Alzheimer, la sindrome del tramonto – Bette A. Moskowitz

Titolo: Ma tu chi sei? Alzheimer, la sindrome del tramonto
Autore: Moskowitz Bette A.
Casa Editrice: Exòrma editrice
Genere: Biografia
Traduttore: Gabriella Bacelli
Pagine: 204
Prezzo: 14.50 €

Storia di una madre e di una figlia, o meglio, di due figlie. Una delle due sorelle, Bette Ann Moskowitz, l’autrice, decide di narrare l’esperienza dell’invecchiamento e della malattia della madre. Da quest’esperienza nasce un testo toccante ed anche illuminante per chi vive accanto ad una persona cara affetta dal morbo di Alzheimer.

La mamma in questione, nonostante sia già avanti con gli anni, decide di stabilire la sua residenza a Miami, senza consultare le figlie che risiedono a New York e senza alcuna preoccupazione di trovarsi sola in così tarda età. E lì si crea una nuova magnifica vita: “Quando mio padre è morto, a settantacinque anni, la mamma quasi subito si è trasferita a Miami Beach, in un piccolo monolocale affacciato sull’oceano […] Nel suo palazzo viveva una vera e propria comunità di anziani, per lo più in pensione. Avevano a disposizione una biblioteca, degli spazi ricreativi, un solarium. I residenti giocavano a carte, frequentavano corsi e organizzavano feste […] mia madre era una regina, rispettata e perfino adorata” (pag.9-10).

Tuttavia, con il passare degli anni, aumentano i segni del declino mentale e fisico che, all’inizio, si rivelano piccoli e sporadici, di lenta progressione e a volte parevano addirittura scomparire: “immaginavo la senescenza come un riflusso uniforme della marea, della corrente del sapere e della mente, come uno scivolare indietro al mare. Ho imparato nei mesi e negli anni che invece assomiglia di più a un acido che cade su uno strofinaccio: compaiono dei grossi buchi in ordine sparso e cionostante persistono dei punti inspiegabilmente resistenti, dove la trama del tessuto tiene. E’ possibile osservare solo le parti intatte, e non i buchi” (pag.11). Così si passa dai vari foglietti sparsi in giro nell’appartamento come promemoria a slogature di caviglie – forse inciampi in qualche tappeto – e alla perdita  progressiva della memoria fino alla decisione di ricovero e poi alla permanenza in una casa di riposo.

“Passo dopo passo, stiamo entrando nel mondo capovolto in cui le figlie sono madri e le madri diventano bambine” (pag.40). E’ il giro di boa che coglie tutta l’amarezza che c’è nell’assistere al declino di un genitore.

Attraverso la personale esperienza l’autrice affida al lettore un patrimonio di conoscenze pratiche che ha acquisito direttamente nel corso degli anni. Ci racconta i sensi di colpa provati e l’inadeguatezza nell’affrontare determinate situazioni, i dubbi che in tanti anni ha avuto e che la situazione le ha posto di fronte, il confronto con la sorella e la disparità di intenti nel prendere decisioni in merito. Al termine della sua opera, consapevole di aver prodotto un testo utilissimo a molti, Bette Ann Moskowitz commenta così il suo lavoro: “Questo è il libro che avrei voluto leggere quando ho iniziato a vivere questa esperienza: qualcosa che mi potesse dare ciò di cui via via avevo bisogno: suggerimenti, testimonianze, rassicurazioni e sostegno”.

A metà strada tra il saggio e il racconto, Ma tu chi sei? si rivela un’intensa riflessione su quello che significa vivere la “sindrome del tramonto”, ovvero l’Alzheimer. Anche se l’argomento può non coinvolgere tutti ed è tutt’altro che faceto, la lettura è gradevole e le situazioni presentate sono descritte in modo assolutamente veritiero ma ironico.

 

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