L’Elzemìro – Lettere alla dr.ssa Dedgyakéli – Lettera quarta, 3 febbraio, senza sosta

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           George C. Tooker (1920-2011) Un ballo en Maschera,1983, litografia, RoGallery

Oh come fiocca, nevica, fiocca, dottora, che è un piacere guardarla dalla confortevole cuccia del treno, mill’e tante tonnellate e l’orgogliosa sicurezza del suo locomotore ferme dove non saprei, in mezzo a miriametri cubico-quadri di bianco-malévic. Aperto il finestrino, canta de bón la catenaria la sua ode ai vénticìnquemìla volts e finché canta avremo acqua, caffè, pane caldi, burro fresco, le nostre vite a un filo appese…. lìngue pòrno di giovinétte lùngo/ lo stecchìno di zùcchero filàto.… Un’immensa distesa di tempo; una casa su palafitte, tutta legno affumicato, garguglie e spigoli che naviga nella neve; illusione pittorica di questa banchisa lambita dal cielo; e dire che a volere e volare lontano si può travedere il mare, cattedrali mirabili e gotiche e fari, ehi tutto l’armamentario… guardo; fuori la mia volontà, eftùn, eftùn arranca goffa nella neve.… fine del quadro.

Sentitemi questa. Dopo la morte di mammà non ebbi il cuore di lasciare pàtemeª solo a solo con la sua morte, pover nàn, benché la puntina da disegno arrugginita nel cassetto delle posate fosse lontana da infilzare il suo di lui indice sinistro; dopo, quando liquidai la cartoleria e l’appartamento di Lambrutto per imbarcarmi sul mio primo treno, alle mie spalle qualcuno son sicuro trafficava sui parquets delle tre stanze svuotate… di mio padre ho conservato un temperino; da scorzarci la punta di carote alle mie matite….

C’era una volta un leprotto che rimase chiuso nella trappola del cacciator-fischiandoᴮ…. sia come sia il modello dell’urlo è eterno e animale, ⅓ di mùgghio ⅓ di ringhio ⅓ zigàr…. Ewigschrei per metterla in bella, interpretarlo hmm, da scorticatóio…. urlava e scalciava il piccolo lepre spezzato, si trascinava insieme alla trappola con dietro una scia di feci atterrite. Io lo spiavo da dentro un folto di pungitopo al cacciator di sfròso che stava lì a guardarlo, il leprotto, poi con calma, eftùn, mazzata in capo, ciao oci ciornieᵈ. Negro non meno, non meno leprotto saltò fuori il di me selvaggio… Urschrei, sempre per metterla in bella… Blitzangriffᵉ. Taglia taglia  temperino, gnène scaravento la punta nella gibba di lana, buco, strillo, e ribuco, strilla anche lui il cacciatore cacciato, tutto mani, mi afferra…. mi avrebbe ammazzato era chiaro, tanto quanto ero io che lo stavo ammazzando…. mi atterra, gli schianto dodici denti nel polpaccio, spritz… !!! …Via-via-via. Traccia residua dell’accaduto non mangiai mai più il minimo pezzetto di carne. Nemmeno umana.

FILETTO alle 14.29.30

ª  napoletano per mio padre.

ᵇ lombardo per poverino; cara el mè nan, cuor mio ocule mi

ᴮ in G. Carducci – San Martino: sta il cacciator, fischiando sull’uscio a rimirar

ᵈ in russo occhi neri, titolo di una celeberrima lirica sentimentale di Èvgen P.Hrebinka(1812-1848). Incomprensibile o forse tragico rimando a definire la pupilla dell’animale nera e dilatata dalla morte.

ᵉ questo e gli altri termini in tedesco stanno, in ordine contrario, per assalto lampo, urlo primigenio, urlo eterno.

FILETTO alle 14.29.30

Sidney Lumet – Murder on the Orient express -1974- v.o. https://www.youtube.com/watch?v=fdPKxNnKJGE

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Pasquale D'Ascola

D'Ascola Pasquale fa l’insegnante in una autorevole istituzione dello Stato ed è un qui pro quo che, privato da un’anagrafe lombarda dell’apostrofo meridionale, di questa privazione ha fatto il suggello della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; l’intuizione di questa possibilità si è andata configurando a seguito della scoperta di avere troppe origini per adattarsi a una sola che però, riassunta con termine francese, gli assomiglia, déraciné, sradicato, dolente aggettivo ma non tanto da impedirgli di ritrovarsi infine a suo bell’agio tra "monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali", là, tra i confini che meglio definiscono le possibilità di un carattere al limite; a motivo di ciò o, per dirla alla ciò-ran, con la tentazione di esistere, egli scrive; ciò è. Blog https://dascola.me

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    Il cannibalismo che ci intride e che emerge dalla consapevole follia di questa pagina, il cannibalismo che sempre siamo. Perché azzannare una parte del mondo è divorare noi stessi. Anche questo insegna Schopenhauer.

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      Ciò che più di tutto mi colpisce dei tuoi commenti e che mi attendo, non lo nego, mica da vergognarsene, è la formidabile, immediata, felina, capacità di associazione, cattura di nessi che io, per carità, non devo nemmeno sfiorare con la riflessione o sarei te, invidiabile, ma è la diversità che ci unisce. Bè, ovvio dirai. Tu spalanchi finestre ma in altre stanze e per la verità si tratta anche di altre finestre. Mia è un’altra ala del castello, il ritmo, la combinazione. Da te, ogni volta è l’inattesso in cui mi riconosco. Utile, infine.

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