L’ElzeMìro – Legumi legàmi e litòti (A stomaco vuoto) 6ª

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                                       Spècoli in spècula spèculorum

You once told me you love so much… piselli but… remember you can’t ever overview what the fuck they think… having their thoughts the depth of those fucking beans… we’d better have our pap-test… my dear… then we go and look for some new shoes, isn’t it… retorica intinta nell’insistito inglese di Giada, le piace così; Giada, Giada s’adagia.

Così venne l’ora del papanicolàou, uh uh, roba che or sì or no facevano anche a Ombrìa le due fratelle in scarpe, per via dei piselli ché sai mai cos’han tra loro in mente i piselli, era lo sghignazzo in camarilla; pisello/piselli che d’un cece hanno i cervelli; Then we go and look for some new shoes, isn’t it, e intanto strada strada, Giada che non scherza quanto a spirito di sottomissione altrui, maestrina maestrina, marmorea ostia con l’amica, ogni istante è didattico; Giada non molla su Carmilla come fosse pupilla cui snebbiare, macché, affilare, slungar la vista, farne cassandra, tiresia, apolla, insomma vista lunga; le fa ripetere un rigo, un trigo, un che di qualcunché a memoria, qui in calce di Céline non la Dion ma il dottor Destouches quello del viaggio dove più che il suo termine la notte ebbe inizio… In principio non era il verbo ma l’emozione perché l’argot non si fa col dizionario ma con immagini nate dall’odio –  segna il passo, batte il tempo en chef d’orchestre Giada, Take note… Cain made the world or if you want Cronus… who ate his children as a precaution – i miei libri moriranno anche loro e presto, si capisce, ma almeno avranno vissuto, tanto i posteri saranno i cinesi e quelli se ne fregheranno altamente della mia letteratura fessa e del mio stile a vacca e dei miei tre puntini, puntino, puntino puntino, ed eccole giunte all’ambulatorio, ecco la nurse, subito sospetta agli occhi di Carmilla causa il sorriso da nurse; Carmilla in ogni sorriso berlinese occhieggia una deriva dal ghigno al guignol, il doktor Mangel (manghel per deficienza o màngano, vedi →) o è Mengele, mengele mengele sappiamo chi era costui, bah è una doktorlein, mademoiselle, docteur, puntino puntino puntino; calzini di lana per non mostrare i piedi frontiera del suo pudore malato ( cfr. 2° episodio) maglietta ritirata sul bellìco, depilata laggiù la valva vulva, un lavoretto che mica da sé, ma di un’estetista brasiliana ch’ogni volta gliela lascia liscia palla da biliardo d’appagata venere, o anglo praticello, triangolo delle perdute più rado men rado, bon nuda alla metà, per prima Carmilla sta intronata sulla meta della poltrona, giostrina gineco elettrica vrrr zzzz, oh oh una comodità di pulsanti su è giù ad usum paziente e non solo; lì con tutta la propria origine del mondo in ostensione, l’ostrica divina, da non credersi o da credersi al contrario che vorrebbe Giada a tenerla per mano; non è il papà-test che l’impressiona ma tutto il made in germany che tin tin tintinna, il frou-frou di camici, sling-sling germanico di guanti, Carmilla, se il lettore vuole, può definirla una provinciale con le pavùre e i fastidi, il freddo agl’occhi, che il provincialesimo porta in sé; però lei disagio ne prova davvero, i sorrisi e tutta l’efficenza scintillante del contorno e dell’arrosto la insospettisce, la inquieta; a potere, ma ormai è lì come un pollo spaccato, si stringerebbe a tagliola le ginocchia sulla valva, come non ha mai fatto; traffica la doktorin in dlin dlin con li ferretti sua, Giada sta lì e sì che guarda (si noti che potrebbe essere per gola) la doktorin spicca e spacca, Take the easy dear matter of a bunch of minutes, alla parola bunch sussultano di Carmilla le interiora, Look here the Ayre’s spatula and the cytobrush… let’s have pretty harvesting of your cells but… first of all make me warm this speculum; Carmilla già sente odore di fenolo, ne ha dovute leggere di cose sulla medicina iper-alles, il sorriso del medico è una mostrina, ecco che cosa le sembra, dal ghigno al guignol; la nurse, voilà ministra caldetta anzi che no sulla venere biliarda una salviettina, poi una ditata di Luan gel lubrificante anestetico e Carmilla sente un dilatar e addormentar di labbra, Here we are… placing the speculum… take a deep breath young lady… so nice… all right dear, lo spècolo di colore verde azzurro, per confonderlo con che cosa si domanda Carmilla, riscaldato per maggior comfort deep breath e fluf la dottora s’introduce s’introduce  lestamente, con docile perizia Carmilla inghiotte alla temperatura di 37 celsius, Count down ten nine carmilla carmilla one none… done Carmilla. È la prima volta dacché è in Germania che Carmilla si sottopone a una visita gineco; non si sa mai, si dice; a Ombrìa era una regola cui si sottometteva con un certo non so che; più di una volta pensò che il medico, il ginecomaschio mica le spiaceva, potesse essere tentato a introdurle di tutto, di tutto quello che aveva lì già tra le mani frou frou ad majorem gloriam dèi, lei avrebbe potuto anche urlare o scappare, ombretta sdegnosa, guardare e non toccare, da ridere scappare nuda a metà alla meta della porta dell’ambulatorio, o scalciare, a far cosa, si tratta di fantasie elementari ma non si escluda che ciò che abbiamo appena detto possa accadere da qui all’eternità. Giada grilla dalla feroce parlantina insiste perché Carmilla sappia, lassù del berlinerburgo; Carmilla cara milla, molto impressionabile billa, non vede chiaro negli specula germani che cosa si possa agitare, bunch of viruses, spirospreadochete inoculate apposta da questa dottora Mangelein. Count Carmilla ten nine eight none… done Carmillla, Fatto. la nurse porge a Carmilla una salvietta lava lava getta getta. Tutto un thank you thank you very much. Qualcosa le dice infilandosi lesta nelle mutande e poi nei pantaloni e poi, il pavimento di lineolum viola è freddo sotto i calzini, nelle ben ammortizzate scarpette, qualcosa le dice che c’è molta accettazione, assuefazione, sottomissione all’ombra di Crono, sì quel che i figli di pappà pappò poppò… poi attenti che le lancette si magnano il tempo à rebours… In principio non era il verbo, ripete Giada il suo verbo di battaglia, nel mentre che la doktorin le si infilava a speculare. Quel giorno entrambe le signorine trovarono da comprare delle nuove (me ra vi glioose) scarpette rosse, tali che a Carmilla sembrò le mutassero in ali fiammanti i piedi. Giada per la prima, quasi l’ultima volta sospettò che senza involucri si è niente.

Va ribadito il chiodo ritorto nella terra, che sull’ultima di una certa mole, sulla guerra e il suo cimitero è fondata la Germania, in un campo (Lager) privo di santità; Sachsenhausen, eccolo lì perbacco km 35 a nord di Berlino, gran bel posticino, come non sentirne l’eco, dello zoccolare, dello stantuffare, plumplùmn plumplùm di plumbea macchina. A ben ascoltare tuttavia, l’Europa intera è un gran bel fuori-tutto, con l’esclusione forse del Portogallo e delle isole lontane, le più lontane, e suona stesa su un tamburo la pelle umana, altroché.  Ecco forse perché alla più parte dei nati nei postumi del delirio 68, la storia parve prima un incubo da compito in classe poi un incubo sotteso a ogni nome, data, accidente la cui larva evitare. Poi, c’è da dire, in chilli paisi e appuro in chisti, le cammarille coi regimi che in chilla guerra si catafotterono sso’ tali che poche sso’ le familie senza n’assassino, nu profittatore, uno o dui delinguenti nel patrimonio, e Carmilla s’è detto percepiva tutto questo malfatto senza voler sapere di preciso. Del resto ogni Kyrie presenta le armi a un massacro.

(Da un diario di Giada, testo italiano originale punti inclusi. Vivere è super-fluo. superfluo. sì negli intervalli tra un libro e un altro. giusto per. hemingway si ostinò a voglio vivere così col sole in fronte fino a morirne. come tutti scemo. chi vive autentico crepa di scrittura non di pallettoni. di cirrosi rateale. devo leggere almeno ventimila libri prima di morire e commentarli tutti. questa è una way of life. poi forse scriverò una riga mia. chiaro che ho bisogno di tempo. )

Giada che aveva il gusto del sapere per sapere, voleva trascinare Carmilla in visita, gusto automonosadico di delimitare in pile e nomi e date, madamina, il catalogo è questo/ dell’orror dai padroni compiuto/ un catologo egl’è ma incompiuto/osservate, leggete con me/osservate, leggete con me… sicché Giada a Carmilla diceva, It’s useless a sensitive behaviour like your… love look around here… web of assassins… spread over like murder-pollen through everyone’s hair… skin… thoughts… a perverted fate. Carmilla la proustiana non volle mai andare a visitare icche è, né Dresden, né Lipsien, né, né né né nä nä; quando avrà soldi, molto tempo dopo Carmilla comprerà una casa portoghese.

Da Berlino in poi Walther indossò una folta barba, non per compiacere Carmilla che degli uomini trovava il segno distintivo, tra chi possiede lo spècolo e la possiede, o così crede, e chi no, Walt non lo sapeva e anche se informato di quella predilezione ne avrebbe preso nota senza far coincidere la presa d’atto con un atto di cortesia virale verso il soggetto Carmilla. Più tardi, ma non tanto, il lettore ricorda senza dubbio, sarà lei a decidere di andare a vivere con lui per il noto, se mi garantisci che lo avrai sempre così duro io ti sposo, sovrapposto a un’altro noto dondolante. Qui non stiamo ad alimentare la caldera, die Stube, delle mitologie familiari, già detto. Bref, è di quel periodo un sonetto prepuziale, minimo, le prime due righe Giada aveva imposto a Carmilla come compito e dopo la visita alla Mangelina Jolie…

Lui chiede insistente 

petulante Tristano 

come si sente l’amante  

penetrata; ve’ ch’è vano,  

 

risponde speculare l’amata,  

sapere se chi sia penetrato    

tale si senta se sì o no amato, 

è questione lasca, losca, abusata

 

che di là da sé, è scontato,

non va ma… desiderio, ignota

cortesia; sapere conviene 

   

che siamo avanzo, filologia

terminale di ottime pene 

scarto di lieve biologia 

Giada, anima disposta alla complessità stroncò il componimento, Senseless machinery… you miss the death… if you haven’t her at your side… your labour is shit… total shitness… when you wrote down your first line… you elected yourself as she… Death from now has to be a  welcome guest… or you’ll get lost in a soup of pop songs.e impose a Carmilla di studiare il portoghese, di leggere con urgenza Pessoa. Uno dei Pessoa. In principio non era il verbo si ripeterà Carmilla.

Eccola Carmilla di mattina presto sveglia, studiava un poco e sottostava di Giada all’imperativo di scrivere almeno una riga; poi alle una via in bici al Damensalón (salòn not saluùn) coiffeur pour dames di un barbiere, tale Omar come Omar e Kavafis, come Kavafis, libanese di padre greco e credindiopadre di credo sì, ma che stava allargando l’attività e la pancia nutrita di bamias, baklava e lokums al vicinato in hijab, da cui il bisogno di una donna. Nell’insieme ciò che lo qualificava era la lunga barba da hipster ortodosso. Quest’informazione apre una porta di slalom sul fuori pista. Carmilla però in vista di barbe era in pericolo ricordiamo, e tra l’hipster e lei le oscillava intermittente la memoria. Giada si sostentava a suo modo penzolante ma dalla generosità del padre. Lavorava Carmilla invece, talvolta anche ai teatri di Babelsberg come comparsa di cose televisive, tutte molto deutsch und schwer ( doicuntscver); hanno un modo di essere spensierati che spaventa. Lì conobbe Matteo Candian, pornografo d’arte. emigrato da Treviso. Anni 47.

                                                                                                         Fine del VI episodio

BARTURO 10

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Pasquale D'Ascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu, piccino, come di stringhe e cravatta in carcere, privato dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo non si escluda un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi del soggetto a suo Bell’agio proprio ‘tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali’, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.

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