L’ElzeMìro – Il silenzio di Certaldo. Quarto idillio

BAMANTICredo in un dio crudel  – Giuseppe Verdi – Arrigo Boito – Otello   A2 – https://www.youtube.com/watch?v=1SWYKIN41WQ 

 Si guarda dintorno col tratto arruffato di chi cerchi a portata un’appiglio, un’occhiata tra ignoti ma d’elezione, una via di fuga da qualche accidente passato ma non superato; tale che l’abbia scompigliato sino a fargli perdere il sentimento coerente di sé, quella conséstènza che è stile e misura.…Una campana ha appena battuto un breve rintocco, l’undici e mezza, due turisti discorrono in fondo a un’osteria. Il calore diurno….Via, per stavolta s’è scampato l’orrore della cremazione precoce, mormora l’Elzemìro in toscano, Cassandra a se stesso, mentre per l’ampio stradone dell’alta Certaldo, rèfoli di tramontana sospirano, Cessato è il fuoco. Macché. Arrampicarsi sulla schiena da coleottero dell’ermeneutica, sbotta alle corte l’uomo arruffato, si presenta, Gino Pappanti dell’accademia….nel ruolo d’esca viva….oggi al convegno….Boccaccio e i dialetti Lariani….di un branco….

Pappanti 

(Seguita convinto dell’accordo silente  tra parlante e parlato. Lampi lontani.)

….di squale regine da vederle, signor

Elzemìro

Elzemìro, un collega diciamo tascabile

Pappanti

Ebbene perdoni l’apostrofe impropria vago e paziente collega….non le ha viste….per strada….primo raduno internazionale d’orgoglio matrigno

Elzemìro

No, esco solo di sera per non….

Pappanti

Vedere… le guardie rosa… energumene appostate strabaccate….dei bravi….uno sciabolare di alluci valghi e di poppe qualcuna allattava…. che m’hanno zittito…. buttate per aria le carte…. da sentire ma le grida gli strilli i lazzi di affilata scemenza… m’han come dire…

Elzemiro

Azzannato

Pappanti

Ah sì preciso mi sono sentito.…… la più scalmanata, mi dichiara il suo nome ma io nel bailamme l’intendo Pomodòra…. mi conosce si vede di nome…. lo irride…. Pop pan te questo convegno s’ha da finire… mozione del comitato matrigno… si proceda a una revisione completa della grammatica al fine corretto di scucire l’imbastitura che lega femminile a maschile… ah…. qui l’intendo…. mi confonde con un preclaro cruscante…. il vostro vocabolario bercia d’un fiato….riporta per l’appunto d’acchito la lezione maschile dei lemmi…. per esempio… esempio altèro asino robusto…. sicché il femminile compare soltanto come flessione… non siamo le coste d’Adamo ma Adame valévole in sé… ha detto valévole…. sbavandomi in viso…  lei m’intende ascolta il mio lài…. l’intende

Elzemìro

La madre dei bìscheri… sa mai con che santo trombare

Pappanti

(ridendo) 

Davvero, il Boccaccio perdona la sbocciata franchezza 

Elzemìro

Guardi là professore… l’osteria…. solo due americani… beviamo un bicchiere di vino, è l’ora

Pappanti

Del nostro silenzio…. guarderemo la fine del mondo dal fondo del nostro bicchiere.

Un lampo. Tuona.

BA 10

 

Si congeda l’ElzeMìro, ringrazia i lettori arrivati fin qui e si rimanda a settembre. Buone ferie.

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Pasquale D'Ascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu, piccino, come di stringhe e cravatta in carcere, privato dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo non si escluda un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi del soggetto a suo Bell’agio proprio ‘tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali’, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.

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    “Guarderemo la fine del mondo dal fondo del nostro bicchiere.
    Un lampo. Tuona.”

    Una chiusa dionisiaca.

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