L’amante del vulcano – Susan Sontag

Titolo: L'amante del vulcano
Autore: Susan Sontag
Data di pubbl.: 2020
Casa Editrice: Nottetempo
Genere: Romanzo storico
Traduttore: Paolo Dilonardo
Pagine: 504
Prezzo: € 19,50

In appendice al romanzo L’amante del vulcano, tra i ringraziamenti, l’autrice Susan Sontag scrive che il suo Sir William Hamilton è da intendersi un doppio della figura storica reale, un personaggio di finzione “in nome del quale mi sono presa libertà confacenti alla sua natura”.

L’amante del vulcano narra le vicende, documentate con cura e attenzione al dettaglio, di uno dei collezionisti d’arte e antiquari più noti del Diciannovesimo secolo. Lo strepitoso ‘Vaso Portland’ (Portland è il titolo ducale del suo ultimo possessore), consegnato nel 1810 al British Museum di Londra, dove risplende tuttora nella sua ineguagliabile magnificenza, fu acquistato in Italia proprio da Sir Hamilton, ambasciatore inglese presso il Regno di Napoli. Il “Vaso Portland”, tuttavia, è stato oggetto di un paziente lavoro di ricostruzione radicale. Come ricorda la stessa Sontag, nel 1845 il capolavoro vitreo romano del I secolo a.C. fu preso a randellate da uno scellerato studente di teologia, con il risultato di ridurlo quasi in poltiglia. Il secondo, più recente restauro del pezzo, porta la data del 1989.

Similmente, le esistenze dei personaggi sono qui incastrate, tassello dopo tassello, nel fratturato mosaico della Storia. La scrittrice americana non inventa nulla. Semmai, Susan Sontag fa di Sir Hamilton un riflesso di sé, della propria necessità di estrarre, dal magmatico caos delle vicende umane, idee e concetti sul mondo, sulla politica e sul potere. Corpi spaccati dalla violenza bellica, mattanze benedette dalla religione, incredibili ricchezze destinate a sbrindellarsi, tesori inestimabili ingoiati dal mare o dalle fiamme: Susan Sontag intercetta l’irrequietezza di un’epoca percorsa da vasti movimenti filosofici e poi fissa l’irrompere della furia rivoluzionaria / controrivoluzionaria in tableau vivant letterari, quadri assemblati con mano ferma e mente lucidissima. L’intellettuale newyorchese è una narratrice attiva, sempre vicina al cuore del romanzo e mai distaccata dagli eventi. Sontag tira le fila del discorso, storico e letterario, dal tempo che personalmente vive, con fedeltà e partecipazione.

Vivere vicino alle testimonianze di un disastro, vivere tra le rovine – Napoli, o Berlino oggi – vuol dire rassicurarsi di poter sopravvivere a qualsiasi disastro, anche il peggiore.

Sir Hamilton, Cavaliere, è inviato a Napoli in qualità di ambasciatore della Corona britannica. È il 1764. Napoli, capitale del borbonico Regno, è una meta tra le meno desiderate. Napoli non è Vienna, non è Parigi… Napoli, agli occhi di un aristocratico d’oltremanica, è una città aliena, pericolosa, esotica. Nelle sue strade serpeggia la miseria, peggiorata, in quel periodo, dagli effetti di una grande carestia. Superstizione, magia e indolenza abitano gli strati bassi della popolazione, mentre la Corte di Ferdinando I e Maria Carolina d’Austria è un covo di lussurie, di ricchezze smodate e di depravazioni assortite (il Re, solo per il piacere perverso di straziare e disossare le carni, organizza battute di caccia compiendo immani stragi di selvaggina). Sir Hamilton affronta il viaggio con la fragile moglie Catherine, provetta pianista, e con un nugolo di servitori. Una speranza lo accompagna: aumentare il valore e il prestigio delle proprie collezioni.

Il mondo del collezionista parla dell’esistenza larga e schiacciante di altri mondi, energie, regni, ere, diversi da quelli in cui lui vive. La collezione annulla la piccola fetta di esistenza storica del collezionista. Il rapporto dell’amante con gli oggetti annulla tutto tranne il mondo degli amanti. Questo mondo. Il mio mondo. La mia bellezza, la mia gloria, la mia fama.

L’Italia, nell’era del Grand Tour (Goethe ricorderà il suo soggiorno presso la villa dell’ambasciatore inglese nel suo Italianische Reise), promette di educare alla bellezza l’animo dei viaggiatori del Nord Europa: le rovine dell’Antica Roma, i templi della Magna Grecia, il genio degli artisti del Rinascimento, i dolcissimi paesaggi… William Hamilton, avido e raffinato, compra tele di maestri italiani, Raffaello, Tiziano, Veronese, Canaletto, e non italiani, Rubens, Rembrandt, oltre al vasellame antico. Compra per poi rivendere in Inghilterra. Accanto agli acquisti legali, gli scavi solleticano l’appetito del cercatore di tesori: le meraviglie di Pompei ed Ercolano, località prossime a Napoli, sono venute da poco alla luce. Sir Hamilton è però attirato, soprattutto, dalla minacciosa montagna che si erge alla curva della baia, un’oscura mole che riempie gli occhi. Il Vesuvio, contemplabile dai saloni della sua splendida dimora, è un richiamo irresistibile.

I miei amici di qui mi immaginavano esposto al costante pericolo del vulcano, e mi dicevano che a loro sarebbe dispiaciuto molto venire a sapere che ero perito durante un’eruzione come Plinio il Vecchio, ma avevano torto a temere per la mia incolumità. Nessuna calamità mi ha mai colpito, non sul vulcano perlomeno. Il vulcano era un rifugio.

Pietro Citati, in una recensione apparsa nel 1995 sul quotidiano La Repubblica, scrisse: “la Sontag ha moltissima simpatia per Sir Hamilton, una vera tenerezza per la sua discrezione, misura ed eleganza settecentesca – tenerezza che non concede a nessun altro personaggio del libro”. Chi sono gli altri personaggi de L’amante del vulcano, con cui la Sontag simpatizza meno? La debole Catherine, devota alla musica quanto al suo consorte, incapace di vincere il disgusto per l’ignobile grettezza della Corte napoletana, muore senza aver dato allo scarsamente passionale marito alcun erede. Nella vita di Sir William subentra la giovane Emma, bellissima, dall’energia prorompente, dotata di spontaneo talento nel canto e nella “recitazione”, o meglio nel mettersi in posa per il collezionista ed i suoi ospiti, in splendidi abiti ritagliati su Medea, Niobe, Arianna, Teti…

Emma è una donna del popolo. Giunta quattordicenne a Londra da un villaggio con sua madre “la signora Cadogan”, ombra costante sui suoi passi, riposta l’ambizione impossibile di fare l’attrice, diviene per caso la musa del pittore Romney. La bella incantatrice conosce bizzarrie e bassezze, seduce ricchi gentlemen, ha una figlia illegittima da un proprietario terriero, finché Charles, nipote di Sir Hamilton, ansioso di sbarazzarsi della scomoda amante, la offre “in regalo” allo zio Cavaliere.

La sua bellezza si espandeva, accordandosi a quell’aria sensuale, turgida, spumeggiante, sotto un sole cosí diverso dal sole inglese.

Emma vince la ritrosia di dover convolare a nozze con un uomo di trentasei anni più vecchio. Venere di campagna, Emma è volgare e ammaliante, vorace nell’apprendimento delle lingue e smodata negli atteggiamenti. Sir Hamilton, da par suo, adora Emma. L’esperienza di ammirarla, mentre pilucca la frutta o si bagna nel mare di Posillipo, seguita dagli sguardi avidi dei ragazzi del luogo, è per lui fonte di delizioso appagamento. Emma è un cammeo, un disegno, un ricamo.

Non si stancava mai di catalogare il gioco dei suoi umori, il fluire di un atteggiamento nell’altro, la varietà, la gamma dei suoi atteggiamenti. A volte era provocante, a volta pudica e timida. A volte matura, quasi matronale, a volte simile a una bambina irrequieta che si aspetta di essere riempita di doni.

A Napoli la seconda signora Hamilton non tarda molto a scalare la gerarchia delle amicizie della coppia reale. La Regina la elegge a sua confidente. Intanto, i tempi cambiano. In Francia esplode la Rivoluzione e anche la città è contagiata dalle pulsioni giacobine.

Come il Vesuvio, anche la Rivoluzione Francese era un fenomeno. Ma un’eruzione vulcanica è qualcosa di perenne. Mentre la Rivoluzione Francese veniva percepita come un evento senza precedenti, il Vesuvio eruttava da secoli, stava eruttando allora e avrebbe eruttato ancora: continuità e ripetitività della Natura. Trattare la forza della storia come una forza della natura era rassicurante ma anche sviante. Induce a pensare che, per quanto questo sia solo l’inizio, l’inizio di un’età di rivoluzioni, anche questo passerà.

Il terzo vertice del triangolo esistenziale-amoroso è Horatio Nelson, la bestia nera di Napoleone Bonaparte, accorso in difesa dei Borboni e accolto a Napoli da salvatore della patria. Se William e Emma occupano i poli opposti, e complementari, dell’apollineo e del dionisiaco, della ragione catalogante e del vitalismo traboccante, l’Ammiraglio rappresenta l’irruzione della Storia nella squisita dimensione del privato. Emma si prende cura dell’Ammiraglio, monco del braccio destro e con un occhio solo, convalescente dopo la trionfale battaglia del Nilo. In Emma affiora un imprevisto sentimento, il patriottismo. La prossimità fisica tra i due favorisce una reciproca simpatia e apre le porte ad un amore scandaloso. Nelson, come Emma, è già sposato. Tramonta l’idillio esclusivo tra il Cavaliere e la ragazza, sebbene il matrimonio, almeno ufficialmente, non venga mai messo in discussione. La relazione “a tre” durerà fino alla morte di Sir Hamilton.

I francesi entrano a Napoli e i Reali fuggono in Sicilia, imbarcati sul Vanguard di Horatio Nelson. La Rivoluzione partenopea poggia però su piedi d’argilla. L’effimera Repubblica Napoletana è stroncata dalla plebaglia sanfedista, protagonista di inenarrabili massacri perpetrati in nome di Dio, e Nelson è colui che impone la sanzione definitiva verso i ribelli, i simpatizzanti, i semplicemente colti. L’ignoranza divora i Lumi. È l’Ammiraglio a stracciare il patto di resa tra gli insorti e il cardinale Ruffo. Il futuro eroe di Trafalgar comanda spietatezza nei confronti dei vertici intellettuali e scientifici del movimento: Domenico Cirillo, Ignazio Ciaja, Mario Pagano, la celebre Eleonora de Fonseca Pimentel. Francesco Caracciolo, anch’egli ammiraglio, già fedelissimo del Re Ferdinando, è condannato all’impiccagione.

Ovviamente il futuro darà ragione a quei patrioti. Il futuro farà di questi capi della Repubblica Vesuviana destinati al fallimento degli eroi, dei martiri, dei precursori. Ma il futuro è un altro paese.

Susan Sontag e Sir Hamilton. Oppure, Susan Sontag è Sir Hamilton? Il Cavaliere, nel corso della sua ultratrentennale permanenza a Napoli, scala diverse volte il vulcano, sfidando lava e lapilli, alla ricerca di rari campioni di rocce. All’interno delle sue collezioni, natura e arte rivaleggiano per importanza. A chi spetta l’onore di rispecchiare, con maggiore verosimiglianza, l’unità infranta di tutte le cose, la caotica armonia del mondo? Sir Hamilton percepiva forse nel vulcano l’anticipazione tellurica degli eventi umani, oppure chiedeva ad esso di trasmettergli quel calore che, nelle relazioni personali (il suo unico vero amico fu una scimmietta di nome Jack) e nel rapporto con le donne, gli mancava? Susan Sontag, qui sta l’affinità elettiva, raccoglie idee emerse dal profondo, sul dolore, sulla malattia, sull’amore, sull’ineluttabilità dei rivolgimenti sociali. A chiusura di volume, le voci di quattro donne riaffiorano dall’oblio: Catherine, la Signora Cadogan, la stessa Emma, infine Eleonora Pimentel. A loro la scrittrice concede l’onore di attestare la presenza (negata) del femminile sul palcoscenico della Storia.

Esplose la rivoluzione, e con essa esplosi anch’io. Diedi vita al piú importante giornale dei nostri cinque mesi di repubblica. Scrissi numerosi articoli. Benché nient’affatto inconsapevole dei concreti problemi politici ed economici, non penso di avere avuto torto nel considerare l’educazione il nostro compito piú urgente. Cos’è una rivoluzione se non cambia i cuori e le menti?

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Salentino nato "per errore" a Como (anche per ammissione di chi lo conosce), si laurea in Filosofia a Milano, con una tesi sul concetto di guerra umanitaria. Vive a Bari con Mariluna. Adora il Mediterraneo, ama Lecce, Parigi e Roma. Sue passioni, a parte la buona tavola, sono la letteratura, il cinema, il teatro e la musica. Un tempo, troppo lontano, anche la politica. Suo obiettivo è difendere, e diffondere, la pratica della buona lettura. Recensisce i libri meritevoli di essere considerati tali, quelli che diventano Letteratura, con la L maiuscola, e che gli lasciano un segno. Alessandro scrive con regolarità su Zona di Disagio, il blog del poeta e critico Nicola Vacca, collabora con la rivista Satisfiction, anima il blog di economia e di politica Capethicalism, e scrive di serie TV su Stanze di Cinema.

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