La lucina – Antonio Moresco

Autore: Antonio Moresco

Titolo: La lucina

Editore: Mondadori

Genere: romanzo

Numero di pagine: 167

Anno di pubblicazione: 2013

Prezzo: € 10

Credo di aver scelto di leggere La Lucina perché colpita dalle prime parole del risvolto di copertina: “Lontano da tutto, tra i boschi, in un vecchio borgo abbandonato e deserto, un uomo vive in totale solitudine. Ma un mistero turba il suo isolamento…”. Mi sono così trovata tra le mani un  romanzo di appena 167 pagine, con capitoli numerati e non molto lunghi ma che, solo apparentemente, agevolano la lettura. In realtà questo “libricino” come lo definisce il suo autore, Antonio Moresco, è tuttaltra cosa. Già l’incipit: “Sono venuto qui per sparire, in questo borgo abbandonato e deserto di cui sono l’unico abitante” (pag.9) fa presagire di trovarsi al cospetto di un’opera molto particolare.

Il protagonista narra in prima persona il suo vivere in un borgo di montagna, abbandonato e “dove non è rimasto nessuno”(pag.11), ma in effetti non si sa dove sia collocato geograficamente. Non si sa neppure nulla del narratore: né il suo nome né il suo aspetto. Si suppone sia un uomo ormai di una certa età che ha scelto di ritirarsi in quell’isolamento per meditare sul senso della vita. Vive nella più completa solitudine, anche se in realtà tutto l’ambiente è popolato dalla natura. E attraverso una scrittura non eccessiva, entriamo anche noi lettori in questo mondo dove la narrazione si fonde con il paesaggio che il protagonista contempla da “una seggiola di ferro dalle gambe che sprofondano sempre più nel terreno”.

In tutta la prima parte del libro l’uomo conduce la sua esistenza da eremita. Passeggia per i boschi osservando la vita animale e vegetale che fiorisce intorno a lui. La sua solitudine è incastonata in questa natura: dialoga con gli uccelli e con le lucciole, osserva le rondini in volo, contempla gli alberi che svettano fino al cielo e si bea del “sottobosco feroce” e delle “mille  e mille forme vegetali”(pag.19) facendoci ricordare con queste immagini e quelle della solitudine e del dolore dell’esistenza gli scritti di leopardiana memoria.

A interrompere la solitudine dell’uomo vi è una lucina che, ogni sera, si accende sul crinale della montagna opposto alla sua casa. Non si capisce se è una luce che filtra dalla finestra di una casetta isolata nei boschi, oppure è di un lampione che si accende sempre alla stessa ora. L’uomo vuole scoprire da dove proviene. Incuriosito si informa dai pochi abitanti del villaggio più vicino, ma nessuno sa dargli una risposta precisa – qualcuno parla addirittura di ufo – così decide di non dar retta a queste chiacchiere e di andare a scoprire di persona chi accende quella lucina.

Un giorno si avventura per un sentiero impervio con la sua vecchia auto scassata e ad attenderlo troverà un bimbo dalla testa rasata e gli occhi rotondi, che vive completamente solo in una casa di pietra: è lui che accende quella lucina. Questo bambino appartiene a un’altra epoca, vive fuori dallo spazio temporale, anche se rigoverna la sua casa, lava i piatti in piedi su una cassetta per arrivare al secchiaio, mette in ordine, fa le pulizie e non dimentica i compiti. Va anche a scuola, nel piccolo e sperduto paese, in una classe a parte, notturna. Custodisce  quaderni, matita, gomma e temperino in una cartella di quelle che si usavano una volta, negli anni Sessanta, e si applica con impegno. Il narratore è stupefatto, affascinato da quest’incontro. Dapprima osservatore lo spia nel suo quotidiano, fino al giorno in cui riesce ad entrare in contatto con lui e a stabilire un dialogo, a fare amicizia e farsi raccontare la sua storia.

A metà del racconto sappiamo che si tratta di un bambino morto. Il bambino e l’uomo diventeranno amici. Si crea un rapporto quasi intimo tra l’io narrante e quel piccino, a farci comprendere che il confine tra la vita e la morte è più stretto di quanto non sembri e che è possibile trovarvi un punto di unione.

La lucina è indubbiamente un lavoro di pura fantasia ma che stimola il lettore a porsi domande ancestrali, eterne, di fronte al mondo e all’inconoscibile. La corrispondenza tra i due personaggi, tra il reale e l’irreale, tra la vita e la morte, è il preludio ad un epilogo inatteso e che stupisce, forse perché complicato e duro da accettare. Si ha la sensazione di essere travolti da un crescendo di avvenimenti, gli stessi che connotano un thriller, intriganti, coinvolgenti. La lettura toglie il fiato, riempie di sensazioni forti, ma non drammatiche e ci invita a riflettere su chi siamo e siamo stati.

Sicuramente è un testo da leggere.

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