GIVEAWAY – Sto bene. E’ solo la fine del mondo

GIVEAWAY

 STO BENE. E’ SOLO LA FINE DEL MONDO

Una madre e un figlio, la follia delle sette religiose.

COME SI VINCE?

Basta rispondere alla domanda sotto riportata entro lunedì 27 maggio alle ore 21 rispondendo sotto questo post.
La redazione sceglierà il vincitore tra i partecipanti, individuando chi ha formulato il post più originale e attinente alla richiesta (il giudizio è insindacabile). Dopo che avremo verificato l’iscrizione alla nostra newsletter, a questi sarà attribuita una copia del romanzo “STO BENE. E’ SOLO LA FINE DEL MONDO” di Ignazio Tarantino– Longanesi.

* I libri in palio sono messi a disposizione dall’editore in forma di omaggio secondo la normativa prevista dal dpr 633 del 1972 che regolamenta i concorsi.


LASCIATEVI ISPIRARE DALLA FRASE:

“La fine del mondo, così come lo conoscevo, iniziò la sera del 23 novembre 1980.
Quella domenica il Cristo del Sacro Cuore fece di tutto per avvertirmi che stava per succedere qualcosa di tremendo, ma io non gli diedi retta”.

QUALI PENSIERI E SENSAZIONI VI SUSCITA?

 

LA TRAMA DEL LIBRO

«It’s the end of the world as we know it (and I feel fine)» cantavano i R.E.M. alla fine degli anni Ottanta e con loro tutti gli adolescenti di quel periodo.
Tutti tranne Giuliano, per il quale la libertà di poterla cantare a squarciagola è stata una difficile conquista. Giuliano è l’ultimo nato di una numerosa famiglia meridionale. Sua madre, Assunta, è una donna mite e devota che ha annientato se stessa per occuparsi dei figli. Il padre è un depresso cronico, che sfoga in modo violento la sua frustrazione. Un giorno Assunta accoglie in casa due sconosciuti in abiti eleganti che, annunciandole l’imminente giudizio di Dio, le promettono la felicità e la salvezza eterna destinate agli «eletti». L’ingresso di Assunta in seno alla «Società» porterà a drastici cambiamenti nella sua vita e in quella dei suoi figli, costretti loro malgrado a condividerne la scelta. Soprattutto Giuliano, combattuto tra il desiderio di assecondare le imposizioni e le manie religiose di una madre sempre più ossessionata dal peccato e il tormento che gli procura una vita di privazioni incomprensibili: l’isolamento a scuola, un amore soffocato e vissuto come colpa da nascondere, le sue giornate non più scandite da feste, partite di pallone o gite al mare ma dalle cupe assemblee nella «Sala del Regno» e dal servizio di testimonianza porta a porta.
Con l’adolescenza, però, l’amore che lo lega alla madre entrerà naturalmente in conflitto con il suo bisogno di affermare la propria identità.
E a quel punto sarà davvero la fine del mondo così come Giuliano l’ha conosciuto.

L’AUTORE

Ignazio Tarantino (1974) è nato a Monopoli e vive a Firenze, dove lavora nel campo dell’arte contemporanea.

INFO:

http://www.longanesi.it/scheda.asp?editore=Longanesi&idlibro=7761&titolo=STO+BENE+E%27+SOLO+LA+FINE+DEL+MONDO

E IL VINCITORE E’…

Donatella (27 maggio, 20:44)

Il vincitore è pregato di contattare la redazione all’indirizzo concorso@gliamantideilibri.it entro e non oltre giovedì 30 maggio.

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  • http://elisabettapendola.com Elisabetta Pendola

    Credevo di essermi svegliato in un bagno di sudore, prima di sapere che non potevo sudare, non ero evidentemente nel sogno di un sogno. Ero in un racconto dell’orrore, avevo fatto incubi quella notte, ed era ancora buio, chissà quanto sarebbe mancato all’alba. Le mani tremanti hanno afferrato il copriletto e lo hanno gettato ai ginocchi, la schiena si è inarcata per mettermi a sedere e alzarmi il più velocemente possibile, sicuro com’ero di aver bisogno di andare in bagno. Sono arrivato in bagno senza accendere la luce, quasi correndo, e solo una volta messo a sedere e spogliato sulla tazza mi sono accorto che sarebbe stata una buona idea accendere la luce e vedere che ore erano, il tempo sembrava fremere in attesa di essere osservato scorrere. Preso da un presentimento ho premuto sull’interruttore e l’orologio si è palesato sull’armadietto come una statua che avesse preso sembianze umane e vita, le lancette di solito ferme a scandire un’ora, stavano girando vorticosamente in avanti, entrambe nella stessa direzione, ma a una velocità diversa, addirittura accelerando di giro in giro. L’orologio era vivo, e quindi io ero morto, mi sono detto. Lo spavento mi aveva spezzato il fiato, ma ancora pensavo, speravo, di trovarmi in un altro dei miei soliti incubi, e con un barlume di adrenalina acceso dal terrore ho alzato la testa verso lo specchio, insicuro di chi o che cosa avrei visto nell’immagine di fronte a me, forse qualcuno che sparasse con una pistola a salve un colpo nel buio e mi gridasse: bang, scherzo. E invece cosa ho visto, peggio di un mostro, peggio di un fantasma, mi sono riconosciuto. Ero io da vecchio, poi da avvizzito, poi da morto, poi lo scheletro della mia persona, uno scheletro che aveva esalato l’ultimo respiro già da qualche tempo, e in cui l’anima non trovava più spazio né carne né membra né muscoli per attorcigliarsi e rimanere attaccata al corpo. Che fascio d’ossa che ero, l’incavo del viso, i denti serrati, le orbite degli occhi cave e l’interspazio fra tutte le costole, non avevo più organi ma solo strumenti musicali preistorici a tenermi in piedi. Divorato dall’orrore, sorretto da non so quale forza sovrumana, forse la forza dell’incredulità o della disperazione, mi sono affacciato alla camera di mia figlia, ancora buia, la coperta che tirata fin sopra le orecchie la ricopriva e formava una leggera ondulatura sulla superficie piana del letto, sempre molto lieve, ma questa volta mostruosamente spigolosa. Se il tempo stava passando ferocemente per me, forse avrebbe intaccato anche la sua carne un tempo giovane? Ho sollevato piano la coperta, ancora morbida in opposizione alle aspettative, e ho visto il suo scheletro, più piccolo del mio, ma altrettando terrificante, sì puro, pulito, bianco e grigio e immobile, ma altrettanto orripilante e privo di vita, disteso in posizione rannicchiata, come quando la vedevo dormire ogni sera entrando a darle il bacio della buonanotte mentre lei già respirava col fiato calmo e dolce del sonno. Eravamo morti noi, il tempo non si fermava per nessun essere umano né nessun orologio, che cosa sarebbe successo al mio cane? Aveva un’anima da risucchiare via anche lei. Ecco lì in salotto, sul divano, un manto di peli vecchi e scarnificati, e il suo piccolo scheletro canino mezzo allungato mezzo ricurvo sulle sue stesse ossa, la lingua tracimata dal cranio caduta a terra. Se solo avessi potuto spogliarmi, gridare, sudare, versare sangue e piangere mille lacrime per fermare quell’invecchiamento, quella morte, quell’impotenza di non poter salvare nessuno svegliandosi, eppure dall’incavo degli occhi vedevo, vedevano il tempo che non era più notte, né giorno, né indomani, ma l’eternità della morte. Ho scosso la tenda e la speranza mi ha abbandonato: i monti sono apparsi giganti, maestosi, verdi, i boschi d’abeti e betulle rigogliosi, vivi, frastagliati, le colline dolci e profumate, la natura era in trionfo, mi sono chiesto se non appartenevamo forse a un altro pianeta, a un altro universo, se fossimo trapassati in una galassia che non conosceva tempo, ma la casa era la mia, le cose immobili tranne le gli orologi e lo scricchiolare sordo delle mie ossa fredde a ricordarmi che quanto io ero invecchiato, avvizzito e deceduto, tanto niente fuori nel paesaggio era cambiato, e con la nostra assenza purificato.

  • http://francescaghiribelli.blogspot.com/ Francesca Ghiribelli

    LETTERA AL MONDO

    Alfabeti impressi nella memoria cadono su altalene spezzate di quella gloria, ormai senza ritorno.
    Se fossi parte di te, mondo, non mi sentirei incompresa: ogni volta mi perdo in queste gocce di pioggia senza senso. Perché esiste un temporale? Forse per dare vita alla tua anima argentata che fatica di amore su questa salita! Non esisterebbe quella magica malinconia, se le tue lacrime non cadessero sospese nella loro concentrata leggerezza, così da rendere concreta quella reale tristezza che ogni giorno ci circonda, anche se la nascondiamo dietro al misterioso riflesso di un vetro. E’ sopra quello scivoloso manto che il tuo cuore piange disperato, mentre il mio accompagna il tonfo sordo con cui il suo picchiettare parla. Se il cielo potesse pronunciare il lento fluire del silenzio delle mie parole, parlerebbe di te, mondo…racconterebbe come il timido passo di uno sguardo riesca a cogliere la tua speciale immensità, mentre chi in un istante non può far altro che accettare la tua frenetica e poco magnanima gentilezza. Per adesso, io posso soltanto aspettarti sul ciglio di una strada, magari senza ritorno, ma voglio credere che possa esistere il tacito e paziente borbottare del destino; esso mi tende le mani lasciando vagare le piccole e sdrucite forme di sogni che hanno il rumoroso scricchiolio delle foglie di questo autunno. Adesso sarai sempre con me,mondo…perché ho capito che bisogna saper aspettare come il sommesso singhiozzo di una nuvola fa con la pioggia, così custodirò invano il mio sogno che illumina ancora l’attesa di un mondo senza lacrime.

  • Stefania C.

    La fine del mio mondo dorato avvenne alla vigilia di Natale di qualche anno fa ed io ne ero ancora ignara.
    Ero felice per il bambino che portavo in grembo, una nuova creatura che presto sarebbe venuta al mondo. Ero raggiante per la mia vita così piena: un amore, una famiglia da costruire, un lavoro interessante. Tutto correva a gonfie vele, tutto era perfetto, troppo perfetto.

    E poi all’improvviso il malessere, il sangue che non si fermava più, la corsa in ospedale, l’intervento… e poi più nulla.
    Al mio risveglio la mia vita era cambiata senza che io lo chiedessi, senza che nessuno mi preparasse. I miei sogni si erano infranti, la mia creatura non c’era più. Un dolore atroce mi prese il cuore, una tristezza infinita si impadronì di me.
    E a chi mi chiedeva come stavo, facendomi una domanda così fuori luogo, mi ritrovavo a dire “Sto bene!” e dentro di me pensavo “è solo la fine del mio mondo, che vuoi che sia…”

  • Donatella

    La fine del mondo busserà alla nostra porta all’improvviso. E prima di farlo, sarà già svanito Dio e con lui le anime degli uomini.Regnerà un futuro di dimenticanza e oblio.

  • Chiara B.

    La fine del mio piccolo mondo è avvenuta qualche anno fa, quando una sera sono andata a a dormire col cuore in gola dopo che un amico mi disse senza troppi eufemismi che il mio ragazzo usciva con un’altra. Eppure i segni della catastrofe riuscivo a vederli col senno di poi, in quella notte tremenda. Un giorno mentre eravamo in auto insieme ai suoi genitori, diretti verso un ristorante del suo paese, guardavo con finta distrazione fuori dal finestrino pensando: “ti prego guardami, stringimi la mano, se lo farai non ascoltero la voce dell anoressia” ma non lo fece e io non dimenticherò più quel volto girato dall altra parte.

  • http://maledettoscano.blogspot.com Antonio Papini

    Era una domenica come le altre. La pioggia batteva sulle persiane come un affamato alla porta di una chiesa chiusa. Le chiese dovrebbero essere aperte sempre, soprattutto la domenica. Ma questa era una domenica come le altre, con la pioggia che suonava alla porta. Partite, stracci di vite buttati in pasto ai leoni della televisione. Una domenica senza lasegne e senza arrosto con patate di contorno. Ed io lì ad aspettare il nulla. Gol, figli uccisi, madri disperate, il pericolo della bomba atomica, i materassi in memory e la batteria di padelle in regalo alle prime dieci telefonate. Troppa fatica pensare, troppa fatica rispondere alla porta. Il campanello suona senza sosta. È più noioso della pioggia. La gente la domenica dovrebbe stare in casa. Fuori piove. Andare a giro con l’ombrello è una cosa che non mi piace. Ma in città i portici non esistono. Allora che fai? Sali in macchina e giri, giri, giri senza meta alla ricerca di qualcosa o di qualcuno. Troppa fatica vestirsi, farsi la barba e docciarsi, anche se dovrebbe essere l’esatto contrario. Finalmente il campanello ha smesso di suonare dopo un ultimo tremolante singhiozzo di vita. Rimane la pioggia che prima o poi finirà e laverà via tutto lo sporco e la polvere dalle strade e così potremmo uscire a farsi una vita sociale, una birra o un cinema con la propria donna. Arriva un messaggio sul cellulare. Ma dove caxxo sei? È un’ora che ti citofono. Era lei. Lo sapevo. Speriamo che piova ancora a lungo.

  • Gianluca D.T.

    Nella vita di ognuno di noi avviene il momento del passaggio tra l’adolescenza e l’età adulta. Se si è fortunati il passaggio avviene gradualmente e all’età giusta.
    Talvolta però gli eventi e il destino decidono per noi e di colpo si può essere trasportati in una nuova dimensione in cui non si è più bambini ma piccoli uomini che devono prendersi le proprie responsabilità e lavorare. E’ difficile, ci si può sentire soli e sopraffatti e si ha davvero la sensazione che per noi sia “la fine del mondo”, ovvero del nostro mondo in cui la mamma ci curava la ferita, si chinava su di noi con un bacio o una carezza sul pancino dolorante.

    Un piccolo cataclisma che ci cambia di colpo la vita e ci lascia impreparati ad affrontarla.
    Ci si sente sopraffatti dagli eventi, nudi di fronte al quotidiano e solo con una grande forza di volontà e una buona educazione ricevuta si può riuscire a “navigare” nel nuovo mondo, non più dorato come il precedente ma di sicuro più vero!

  • Aquila Reale

    La fine del mondo è l’impotenza e l’angoscia che ti assale quando ti rendi conto che la persona che più ami al mondo è in fin di vita. Ti senti inutile e questa situazione d’impotenza è devastante. Ricordo perfettamente quei momenti terribili e se chiudo gli occhi mi rivedo, quando, con la mano accarezzavo il suo viso per l’ultima volta. Rivivo intensamente l’attimo in cui mi lasciai travolgere da un flusso disordinato di emozioni e il desiderio di poterle ridare la vita con un abbraccio che per me sarebbe stato eterno. Nulla accadde, allora piansi, odiai tutto e tutti, il dolore mi aveva stretto il cuore in una morsa agghiacciante. La mia mamma mi aveva lasciata per sempre! Oggi di una cosa sono certa, per me la fine del mondo ebbe inizio quella mattina del 16 settembre 2010.

  • Francesca Loveredhair

    La fine del mondo è ogni volta che accendiamo la tv e sentiamo di un’altra giovane vita spezzata dalla follia di una persona che non si può definire “uomo”.. La fine del mondo è vedere genitori disperati che piangono i propri figli strappati alle loro braccia da gesti di follia..
    Questa è la vera fine del mondo.. vedere come la cattiveria ha il potere di impossessarsi di un numero sempre maggiore di vite e di distruggerle!!

  • Giuliana Leone

    Mi incuriosisce moltissimo. Mi suscita tanta curiosità e da amante dei libri, vorrei tanto essere scelta per avere la possibilità di leggerlo. Ne sarei davvero felice. Io ho scritto un racconto presente in una raccolta da pochissimo uscita in libreria con il titolo “la fine del mondo”, sarà un segno del destino? :)

  • Dpctso

    Il mondo e’ già finito. Il mondo ? Com’era il
    mondo ? Io non me lo ricordo più. Non vedo nulla. Vedo solo il nulla. È tutto buio. No ! È tutto nulla. Non è niente. È nulla. Nulla…

  • Fiore di neve

    Credo che già la fine del mondo abbia avuto inizio.. ogni giorno quest’immenso globo poco alla volta va sgretolandosi in mille pezzetti davanti all’ipocrisia della gente, davanti alla cattiveria di chi uccide brutalmente donne innocenti, davanti gente salita al potere per guidare il paese verso il baratro, davanti alla follia di uomini e donne che uccidono innocenti creatura gettandole dal balcone di casa o bruciandole vive, davanti all’ignoranza della gente che si ostina anzichè a scegliere una propria destinazione seguire la massa,…
    Non esiste una fine del mondo veloce ed indolore, semplicemente la fine del mondo è questa qua, lenta, brutale e terribilmente dolorosa.

  • http://scarabocchiarte.blogspot.it/ Raffaella Cristiano

    La fine del mondo per me fu quando una mattina d’estate, mentre parlavo al mio uomo, mi accorsi che il suo sguardo si era spento,i suoi occhi quando mi guardava non brillavano più, e mentre gli dicevo ti amo, sapevo che quello sarebbe stato il nostro ultimo bacio. Quel giorno il mondo è finito, però sto bene.

  • http://www.flickr.com/photos/rossellaman64 Rossella Manzo

    È terribile doverlo ammettere, ma spesso c’è sempre qualcuno che poi ci viene a dire: te lo avevo detto. Ma fatto sta che noi siamo così, non diamo ascolto al grillo canterino.

  • Antonella Montesanti

    Queste frasi mi suscitano brutti pensieri. Ogni tanto ci penso alla fine del mondo e mi chiedo se me ne accorgerò oppure no…
    Soffrendo di claustrofobia e crisi d’ansia preferirei non accorgermene ma d’altro canto un po’ di curiosità c’è, mi domando spesso cosa ci sia dopo, se si stia davvero meglio come alcuni dicono o se non c’è che il nulla…
    E allora cerco di godermi ogni attimo di questa vita, bella o brutta che sia è pur sempre VITA!

  • Caterina

    Dopo tante batoste, al termine di una parabola in cui si è sempre più forti e combattivi, si sprofonda nell’apatia.
    Si comincia a non dare più troppa importanza alle piccole cose, e forse nemmeno alle grandi. Che qualcuno si avvicini dicendo “che bel sole!” o “il mondo sta finendo!”, per noi non fa più differenza alcuna. Accada quel che deve accadere: io sto bene. Starò sempre bene.

  • maria

    la fine del mondo è già arrivata e è stata più devastane del previsto.
    è entrata silente in ogni casa, ha distrutto i rapporti faliliari, anche quelli più consolidati, ha portato rabbia, tensione per non pote sfamare i propri figli,ha fatto nascere nuove forme di odio e litigio.
    è entrate nelle aziende che ogni giorno chiudono battenti, nei milioni di lavoratori che ogni giorno tornano dalle proprie famiglie e non sanno dire ai propri cari che per questo mese non ci sarà pane a tavola e preferiscono darsi fuoco o sicidarsi.
    è entrata nella società dove per poter portar un pezzo di pane si vede come unica soluzione al’andare a rubare
    è entrata nei rapporti umani dove ogni forma di malessere sociale si tramuta in maggior diffidenza per il prossimo
    è entrata nella fine dei valori e principi sociali che ogni civile società deve garantire ma che vanno perdendosi sempre di più

    la fine de mondo è già arrivata e ha anche un nome: CRISI

  • cristina

    LA FINE DEL MONDO

    Inferno dei vinti,
    paradiso rinnegato,
    voci lontane
    di naviganti
    in un limbo immobile.
    Fine di un mondo fatuo
    giunta mentre
    eravamo assenti.

    Cristina Biolcati

  • stefania

    Solo la fede…solo questa, l’unica cosa che mi avrebbe fatto andare avanti, e arrivare a vedere il mondo…rinascere.

  • Lu

    “ma io non gli diedi retta”. Sentivo solo un crampo allo stomaco. Erano le patatine fritte che avevo mangiato qualche ora prima da McDonald? Chissà… Il crampo si trasformó in nausea. E dei brividi cominciarono a zigzagare lungo la mia schiena e poi al petto, e il cuore inizió a battere forte , tum tum tum tum, e ancora più forte TUM TUM TUM TUM. Le gambe tremavano, mi appoggiai con la schiena al muro, chiusi gli occhi. È la fine, pensai. È davvero la fine.

  • Donatella

    Quando ero bambina circolavano varie leggende sulla fine del mondo che, si diceva, sarebbe arrivata presumibilmente nell’anno 2000. Sembrava così vicino …. E io impaurita pensavo tanto a questa eventualità. Mio nonno, un uomo dolcissimo e saggio, quando si rendeva conto che facevo troppe domande su questo argomento, o che manifestavo troppa paura chiedendo continuamente informazioni, mi rassicurava dicendomi: “mia piccolina, non devi mai aver paura perché il mondo finisce ogni giorno, ma solo per le persone che soffrono o muoiono”.
    Il 2000 è arrivato, passato e il mondo continua a girare e la fine del mondo ancora oggi, arriva ogni giorno per chi ha la morte nel cuore…

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