A tu per tu con… Miriam Toews

Autentica rivelazione della narrativa canadese degli ultimi anni, Miriam Toews è nata in una comunità mennonita del Manitoba, tirata su da genitori piuttosto burberi. A diciott’anni se n’è andata di casa sbattendo la porta e ha girato mezzo mondo. Appassionata di cinema, si è cimentata persino come attrice, con risultati egregi. Nei suoi romanzi, commuove e diverte con una scrittura di straordinaria freschezza, parlando di felicità complesse, vite al margine, lucida follia.
Nel 2004 ha vinto un premio stratosferico, il Governor General’s Award, con Un complicato atto d’amore, pubblicato in Italia da Adelphi.
Uscito in Canada e in usa alla fine del 2008, In fuga con la zia, il suo precedente romanzo, è in corso di traduzione in dieci lingue. Noi l’abbiamo incontrata nella cornice del Festivaletteratura di Mantova e le abbiamo rivolto qualche domanda.

Parliamo dell’ambientazione dei suoi romanzi, spesso ricorre come scenario il Canada, anche lei è cresciuta lì, quanto c’è di autobiografico in quest’ambientazione? 

L’elemento autobiografico riguarda la mia vita in Canada, io sono vissuta in Canada, io sono cresciuta in Canada, in una comunità mennonita, non estrema come quella di Irma, benché anche io l’abbia lasciata come ha fatto lei. Io sono però rimasta in Canada mentre lei è andata in Messico

Nei suoi libri parla spesso della comunità dei Mennoniti, nella quale anche lei viveva,  quanto questa esperienza ha influenzato la sua scrittura?

Vivendo in una comunità mennonita, come quella in cui sono cresciuta io, ciò che si poteva fare di artistico, le distrazioni artistiche, erano veramente poche. Non si poteva ascoltare la musica, ballare, andare al cinema. Potevamo scrivere ma in segreto perché ci serviva solo un libro e una penna. Sicuramente sono stata influenzata anche dal fatto di aver letto la Bibbia, nella quale ci sono moltissime allegorie e metafore, e questo mi ha aiutato per la mia scrittura. Essere una mennonita, provenire da quel tipo di comunità mi ha reso un “outsider”, quasi un’estranea alla società e questo è stato sicuramente un vantaggio ed è un vantaggio tutt’ora per uno scrittore.

Parliamo invece dei personaggi dei suoi libri, in particolare dei personaggi femminili, sono figure che spiccano, molto peculiari, come Hattie per esempio, mi dica qualcosa su questo personaggi…

Hattie rappresenta bene i tratti di questi personaggi femminili, di queste donne. “In viaggio con la zia” è narrato dal punto di vista di hattie che è un personaggio che sta tra più mondi, si trova in una posizione intermedia. Ha lasciato il Canada per andare a vivere a Parigi e fare l’artista anche se non funzionerà, come non funzionerà la storia con il suo ragazzo che deciderà di lasciarla. Lei si sentirà persa, e questo fatto di sentirsi sola e persa è sicuramente un tema ricorrente nei miei romanzi. Le donne che io descrivo nei miei libri sono curiose, hanno voglia di scoprire il mondo e hanno aspirazioni artistiche anche se spesso non sanno di averle o non se ne rendono veramente conto. Sono donne insolite, uniche, e sono spesso delle outsider, dei personaggi controcorrente che vanno alla ricerca di amore, famiglia e libertà.

Un altro tema che ricorre spesso è quello dell’adolescenza, c’è un motivo particolare? una fonte di ispirazione?

Io ho tre figli, che ormai sono cresciuti, sono adulti, io li ho sicuramente osservati e ho tratto ispirazione da loro. Quello che apprezzo nei giovani e negli adolescenti è il loro coraggio, la loro sfrontatezza, il fatto che siano sempre alla ricerca di qualcosa perché non sanno ancora chi sono e cosa li aspetta, perché non sanno cosa riserverà per loro il futuro e chi diventeranno. Gli adolescenti si trovano in questa terra di nessuno, tra l’infanzia e l’età adulta, che rappresenta un periodo bellissimo da descrivere nella scrittura, nella commedia e nella narrativa.

Lei afferma di essere molto appassionata di cinema, “se potessi vedrei anche tre film al giorno”, che impatto pensa possa avere questo sulla sua scrittura?

Sicuramente c’è una relazione, un collegamento tra queste due mie passioni, sono ispirata sia dai libri che dai film, mi piace soprattutto la struttura narrativa che c’è dietro ad ogni film e spesso mentre scrivo mi immagino il mio romanzo come un film quindi con determinate scene, dopo una scena ce n’è un’altra come se fossi proprio sul set di un film. Mi piace anche che i personaggi vengano ritratti in modo quasi cinematografico.

Lei ha uno stile molto particolare, per esempio ha deciso di eliminare le virgolette, qual è il motivo di questa scelta?

Non mi piace usare le virgolette per due motivi, perché rendono caotica la pagina, quindi semplicemente per una ragione estetica, e poi anche perché interrompono il mio flusso di scrittura, devi fare più movimenti per fare le virgolette quindi interrompono proprio lo stream of conciousness quando scrivo.

La scrittura è qualcosa di diverso per ogni autore, qualcosa di particolare, per lei cosa significa scrivere romanzi? 

Il significato che c’è dietro la mia scrittura è quello di dare un senso alle mie esperienze, sicuramente sono seguita da un istinto che mi guida nel raccontare, per dare senso al mio mondo. Non è solo un’esperienza catartica ma cerco di dare nei miei romanzi qualcosa che possa essere condiviso da tutti, di universale e nel quale tutti possano trovare qualcosa da condividere. Voglio suscitare delle emozioni nel lettore, voglio essere capace di portarlo da un posto in un altro.

 Mi parli delle sue influenze, si ispira a qualcuno quando scrive?

Quando ero adolescente adoravo scrittori come Salinger, Dostoevskij , Checov, Kafka, romanzi e scrittori un po’ bui, oscuri, tragici anche, ma leggevo anche scrittrici come Virginia Woolf, Alice Monroe, una scrittrice canadese che adoro, e anche D.H.Lawrence, poeti come Blake e Shelley, Shakespeare, e la lista potrebbe andare avanti per ore. Quando scrivo preferisco non leggere fiction perché ho paura di essere influenzata dalla scrittura di altre persone, dallo stile di altre persone quindi cerco di non distrarmi da quello che sto scrivendo.

Vuole mandare un messaggio ai lettori?

Ringrazio moltissimo i miei lettori e spero che leggere i miei libri li diverta e piacciano molto.

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