A tu per tu con… Massimiliano Parente

Quando ci viene proposto dalla Mondadori un incontro con Massimiliano Parente, certo non ci aspettavamo di trovarci a Cascina Saresina, semi-isolata, invece che nel comodo store in Piazza Duomo. D’altronde, cos’altro aspettarsi dall’irriverente Massimiliano, che, col suo ultimo libro Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler, dà vita all’ennesimo alter ego, Max Fontana, artista contemporaneo al limite della decenza morale e della follia?

Appena arrivati a destinazione lo spazio esterno ci accoglie con tutta la sua semplicità rurale, tanto che se non fossimo stati accompagnati qui dall’organizzatrice Anna Da Re avremmo temuto di aver sbagliato posto; ma la sorpresa aumenta quando varchiamo la soglia: uno spazio-salotto in stile ‘800 con divani e tavolini bassi, decorato con opere d’arte serie e facete, come le svastiche composte da barrette Kinder fatte da Parente per mimare il suo protagonista. L’autore è in mezzo alla stanza ad accoglierci, sorridente nel suo completo con sciarpa fucsia e occhiali da sole gialli – nonostante di sole ormai non ce ne sia più – perfettamente a suo agio, come se trovarsi in una cascina sperduta nel mezzo di un salotto elegante e opere d’arte fosse la cosa più naturale del mondo.

L’atmosfera è delle più amichevoli e presto ci ritroviamo a chiacchierare tutti insieme con l’autore come se ci conoscessimo da sempre. Dopodiché ci riuniamo e per Massimiliano è il momento delle domande. Si parla del suo protagonista: Max Fontana è il protagonista senza compromessi, libero dal senso di colpa, che supera il limite tra simbolo e realtà e osa senza diventare ruffiano del sistema. Si parla della parola e della sua capacità provocatoria: Parente non si sente provocatorio, ma provocato, vede le parole usate in modo conformista e allora le prende e mette in luce il loro lato ‘provocatorio’ e rivoluzionario.

A un tratto le spiegazioni vengono interrotte da un personaggio inaspettato… Barbara D’Urso. Parente la chiama come una vecchia amica mentre lei, con grande modestia, sta entrando di soppiatto per non interrompere; anche lei è nel libro dell’autore, la Signora Frizzi, mescolata al carattere di altri giornalisti e scrittori. Il momento è ilare e noi assistiamo al loro scherzoso battibecco libro, privacy, paparazzi e smalto per le unghie – verde di tanti toni diversi, come ci mostra Barbara – con ancora un senso di leggera incredulità addosso. Poi torniamo a parlare di arte, della volontà che da sempre ha Massimiliano di parlare d’arte, soddisfatta finalmente in questo libro  – in modo ovviamente anticonvenzionale. Tocca poi al discorso su Hitler, figura discussa e idolo del protagonista, e del suo ruolo nel libro: un personaggio affascinante, secondo l’autore, che ognuno sotto sotto vorrebbe conoscere, qualcuno “con cui andare a cena, fare due chiacchiere e chiedergli che ne pensa, che so, del Mc Donald…”.

Infine, c’è per noi un’ultima sorpresa: una grande torta sacher a forma di svastica viene portata al tavolo dove è seduto l’autore, un piccolo scherzo e al contempo un momento di riflessione per noi: dovevamo essere sconcertati dal trovarci un simbolo così terribile davanti come nulla fosse, o riconoscerne la simbolizzazione attuata dall’autore e godere dell’ottimo gusto?

Un incontro davvero pieno di sorprese, all’insegna dell’informalità e dello scambio di opinioni con uno degli autori più eclettici e anticonformisti del momento. Massimiliano Parente sa essere un provocatore, un funambolo della parola e, al tempo stesso, un perfetto padrone di casa e una persona di grande gentilezza. Decisamente un uomo che sa far parlare di sé… un po’ come il suo Max Fontana.

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