A tu per tu con… Juan Villoro

Juan Villoro è uno scrittore e giornalista messicano che abbiamo avuto il piacere di incontrare al Festivaletteratura 2013. In un impeccabile italiano, Villoro ci racconta come la difficoltà di reagire alla fine di un amore sia il tema principale del suo ultimo romanzo Chiamate da Amsterdam.

Da dove nasce l’idea del romanzo Chiamate da Amsterdam?

Per me è stato molto interessante pensare al modo in cui un amore finisce. Ci sono molte storie sugli amori impossibili, sull’innamoramento… ma non trovo molte storie sulla separazioneMi interessava indagare il “secondo atto” dell’amore, ovvero la possibilità di cercare uno spazio di incontro, di ricordo, magari di dialogo. Ho pensato che la possibilità di chiamare per telefono l’ex moglie fosse l’occasione non per riallacciare la relazione ma per trovare un’altra forma di amore, la nostalgia.

Parliamo del personaggio di Juan Jesus e del suo amore per la moglie: un amore quasi ossessivo che lo porta a trascinarsi per anni, a non vivere la sua vita. A volte Juan mi ha suscitato malinconia, altre volte quasi rabbia per la sua incapacità di rifarsi una vita. Trovo che questo modo di reagire alla fine di una storia sia molto maschile. Che ne pensa?

Penso che Juan sia un personaggio debole, mentre l’ex moglie è più forte, determinata. Juan non riesce a trovare una vera vocazione artistica, dipende da Nuria, e scopre col tempo che la donna non solo è più forte di lui, ma anche più interessante.  Quando entra in casa della ex, si rende conto che tutto è in ordine, perfetto, che la vita di Nuria è andata avanti dopo la separazione. Questo gli fa capire che non siamo necessari, che la vita può andare avanti senza di noi. Credo che questo sentimento sia in realtà universale, per quanto difficile da accettare.

Che tipo di rapporto lega Nuria al padre?

Il padre di Nuria è un uomo molto forte, conquistatore, affascinante, carismatico, abituato a dominare la gente. Nuria prova per lui una sorta di ambigua fascinazione, ricambiata dal padre che ha un vincolo particolarmente stretto con la più brillante delle sue cinque figlie. Juan non si capacita del fatto che una donna così affascinante sia manipolata dal padre; in fondo possiamo dire che la vera missione del protagonista è quella di “liberare” questa donna. Juan interpreta un ruolo molto difficile: lui non è l’uomo, il compagno di Nuria, ma l’intermediario della donna verso un’altra vita. Il risultato di questo suo sacrificio è che Nuria potrà avere una vita diversa, più interessante, ma con un altro uomo.

Parliamo di letteratura in generale. Citi qualche autore che ama, che considera una fonte di ispirazione.

Tra gli autori italiani amo molto Italo Calvino, i saggi di Roberto Calasso e Claudio Magris. Della letteratura latino-americana amo Jorge Luis Borges e Juan Carlos Onetti. Per quanto riguarda la letteratura nordamericana, invece, Ernest Hemingway e Raymond Carver. Nessuno può scrivere in solitudine…Prima di essere uno scrittore sono un lettore: sono più orgoglioso dei libri che ho letto che di quelli che ho scritto, perché posso essere più oggettivo.

Ci consiglia un libro o un autore messicano da far conoscere al pubblico italiano?

Mi piace moltissimo Pedro Paramo, un romanzo di Juan Rulfo: la storia di un uomo molto forte, un caudillo, un dittatore che esercita il potere sul popolo e, nel contempo, è un grande amatore. Direi quasi è un’erotica del potere.
Per conoscere la cultura messicana penso che i testi di Octavio Paz sulla nostra storia siano straordinari. Ci sono anche dei giovani autori molto interessanti: ad esempio una narratrice, Valeria Luiselli. Mi piace anche molto la cronaca, le testimonianze, della quale abbiamo una tradizione molto ricca.

Come nasce l’idea di un personaggio, di una trama?

L’idea nasce per me come da una foto, da un’immagine visiva. Io vedo i personaggi in una situazione: mi può capitare in viaggio o anche in sogno. Per esempio per Chiamate da Amsterdam io ho visto un telefono e qualcuno che chiama : dall’altro lato del filo, però, c’è qualcuno di molto vicino. Mi sono chiesto allora come mai ci fosse la necessità di telefonare a qualcuno così vicino, cosa è successo prima e cosa può accadere dopo. Dovevo cercare dentro di me, trovare la morale della storia: c’è sempre una ricerca nei miei ricordi, nel mio vissuto, nelle mie paure, ma anche in quello che ho letto, visto…una miscellanea. In questo caso ho pensato alla possibilità di trovare uno spazio per recuperare qualcosa di questo amore perduto: se la storia è inventata, i sentimenti sono reali. Senza una ricerca personale non è possibile scrivere.

Vuole lasciare un messaggio per i lettori de Gli amanti dei libri?

La lettura è una forma di felicità. Per me il lettore ideale è colui che non ha mai letto un libro e che scopre che il libro è uno specchio in cui si può riconoscere, in cui può trovare le emozioni e…la felicità.

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Se dovessi partire per un’isola deserta, e potessi portare con me soltanto un libro...sarebbe un’ardua impresa! Come immaginare la vita senza il mistero di Agatha Christie, la complessità di Milan Kundera, la passione di Irène Nemirovsky, l’amarezza di Gianrico Carofiglio, il calore di Gabriel Garcia Marquez, la leggerezza di Sophie Kinsella (eh sì, leggo proprio di tutto, io!). Ho iniziato con “Mi racconti una storia?” e così ho conosciuto le fiabe, sono cresciuta con i romanzi per ragazzi che mi tenevano compagnia, mi sono perdutamente innamorata dei classici...che ho tradito per i contemporanei (ma il primo amore non si scorda mai)!

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