Zevi su Zevi. Architettura come profezia – Bruno Zevi

Titolo: Zevi su Zevi. Architettura come profezia
Autore: Bruno Zevi
Casa Editrice: Marsilio editore
Genere: saggistica
Pagine: 248
Prezzo: € 23,00

Cento anni fa nasceva Bruno Zevi, uno dei più grandi architetti italiani e soprattutto un intellettuale eclettico a tutto tondo che attraverso la sua vita dividendosi tra progettazione e cronaca della architettura e impegno politico e civile.

Uno di quegli intellettuali, come ha giustamente scritto Elena Loewenthal su La Stampa qualche giorno fa, «che sapeva tenere insieme pensiero alto e cimento con la realtà, che praticava quotidianamente un eclettismo fatto di una curiosità inestinguibile per il mondo, di un impegno costante nella vita, della passione per il proprio mestiere».

Sono previste iniziative per celebrare il centenario della nascita  di Bruno Zevi. Potrebbe essere l’occasione giusta per riconsiderare la figura di questo grande storico dell’architettura che ha saputo vedere nelle idee la forza propulsiva per un cambiamento autentico delle cose.

Marsilio pubblica in una nuova edizione Zevi su Zevi, il libro più personale, il diario ironico e polemico dell’avventura intellettuale  del grande architetto.

«Dobbiamo lottare per le idee, non per le persone che hanno un’importanza relativa».Queste sue parole sono sufficienti per cogliere lo spessore profondo del suo essere intellettuale.

Bruno Zevi nasce a Roma nel 1918. Frequenta il liceo Tasso. Nel 1939, a seguito delle leggi razziali, lascia l’Italia per recarsi prima a Londra e poi negli Stati Uniti.

Si laurea presso la Graduate School of Design della Harward University e scopre  Frank Lloyd Wright, della cui predicazione a favore di un’architettura organica rimarrà acceso sostenitore per tutta la vita.

Zevi sarà il sostenitore   dell’architettura democratica e libertaria e il suo pensiero ha lasciato un’impronta indelebile nella cultura italiana.

Con alcuni suoi libri rivoluzionò l’architettura (Saper vedere l’architettura, Spazî dell’ architettura moderna).

A New York si forma una coscienza politica. Affiancato da Aldo Garosci dirige  Quaderni italiani del movimento Giustizia e libertà e abbraccia le idee socialiste di Carlo e Nello Rosselli.

«La profonda empatia per i Rosselli – scrive Massimo Teodori – non derivava a Zevi soltanto dalla comune matrice ebraica e dall’assunzione del socialismo liberale come una teoria che aveva conciliato due elementi apparentemente contrapposti. Era anche la scoperta di un modello umano che poneva al centro della propria vita la necessità e l’urgenza dell’azione per concretare idee e perseguire ideali».

Nel 1944 torna a Roma e si iscrive al Partito d’Azione. Nel 1955 fonda Architettura – cronache e storia . Nell’editoriale del primo numero  Zevi ha le idee chiare:« Creare una rivista che rifletta l’intera gamma degli interessi architettonici: da quelli politici a quelli artistici, da quelli professionali a quelli storici, che saldi le esperienze contemporanee con la tradizione, che integri la coscienza dell’arte attuale con lo studio, condotto con moderna sensibilità, del passato».

Sono anni intensi e creativi per l’architetto,  che è soprattutto critico delle idee e intellettuale eclettico, eretico e anticonformista. Avendo nel cuore sempre l’architettura organica, elaborerà progetti e intuizioni per dire no all’archittettura della repressione, classicista, barocca, dialettale, e lavorerà sempre per dire sì all’architettura della libertà rischiosa, antidolatrica, creativa.

Zevi scrive: «L’architettura moderna ha spazzato il conformismo a livello creativo, da quasi un secolo; oggi dobbiamo battere il conformismo nel campo storico – critico».

L’anticonformista Bruno Zevi ha saputo vedere l’architettura come profezia, sostenitore del  riorientamento del pensiero architettonico, investito di una funzione sociale in modo da suscitare intorno a esso un vasto consenso per propugnare un’educazione architettonica popolare.

Il credo libertario di Zevi coinvolge tutti i suoi pensieri sulla città sul territorio e l’’urbanistica.

Tra impegno civile e pensiero critico la figura di Zevi sulla scena culturale italiana ha il suo notevole rilievo. «Io volevo fare il letterato, il critico d’arte. Mio padre era ingegnere e voleva che io lo seguissi nella professione. Abbiamo litigato, poi ci siamo messi d’accordo sulla cosa mediana, l’architettura che è un po’ ingegneria, un po’ arte».

Proprio da queste sue parole nasce l’avventura di un intellettuale che nell’architettura e nella cultura è stato sempre nemico della retorica e del manierismo.

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