Wilkie Collins

Titolo: Foglie cadute
Autore: Wilkie collins
Data di pubbl.: 2019
Casa Editrice: Fazi
Genere: Romanzo
Traduttore: Carla Vannucci
Pagine: 478
Prezzo: 18.00

Amelius Goldenheart è un giovane buono e sincero ma dall’animo facilmente infiammabile. Nato in Inghilterra ma cresciuto nella idilliaca comunità dei Cristiani Socialisti di Tadmor, Amelius è costretto a far ritorno alla sua terra natia a causa di un grosso scandalo che ha portato all’interno della comunità stessa: aver frequentato, senza permesso, una giovane donna giunta in quel luogo da poco tempo.

Durante il tragitto, Amelius ha la possibilità di fare conoscenza del mondo e dei suoi costumi, assai diversi da quelli leali e rassicuranti che si usavano nella comunità, e di mostrare tutta la sua ingenuità e idealistica bontà. Il mondo però non perdona gli sciocchi e gli ingenui e per questa ragione il povero Amlius, arrivato nellla capitale inglese, si ritrova in balia delle ipocrisie e delle falsità tipiche della società borghese dell’epoca, senza riuscire a contrastarle. Amelius, nel tentativo disperato di non perdersi in tutto questa oscura umanità corrotta, si affida al signor Farnaby, uno scaltro uomo di affari che tuttavia è la quintessenza della cattiveria e dell’ipocrisia che anima le strade della City. Quasi a voler plasmare il giovane a sua immagine e somiglianza, o forse per il puro gusto di voler piegare uno spirito tanto nobile, Farnaby cerca di fare di tutto per corrompere il ragazzo dal cuore d’oro anche per ostacolarne la ricerca fatta da Goldenheart per conto della moglie del signor Farnaby. Amelius, infatti, si prende a cuore le vicende del passato della signora Farnaby e decide di scoprire che fine abbia fatto la figlia della donna, scomparsa misteriosamente sedici anni prima.

Quando si inizia a leggere una storia, una storia qualsiasi, siamo sempre molto curiosi (forse anche un po’ tesi) di come le avventure per i personaggi si concluderanno. Si sposeranno? Risolveranno il mistero? Il bene trionferà sul male?

Quasi sempre (molto difficile che accada il contrario) il/i protagonista/i ha sempre la meglio e il suo viaggio lo porterà a essere una persona migliore o ad ottenere quello che vuole. Un lieto fine conforta sempre noi lettori e ci fa sempre sperare per il meglio.

Ma non sempre le storie si concludono con un lieto fine perchè la vita (e mi dispiace molto usare questo cinismo e questa amarezza) non ha sempre un lieto fine per tutti. Non sempre vale l’assioma del “ti sei impegnato e hai ottenuto la vittoria”. Non sempre il ragazzo innamorato sposerà la donna dei suoi sogni, quella che ha fatto di tutto per conquistare. Spesso, molto spesso, i cattivi l’hanno vinta.

Cosa resta di noi? Una schiera di uomini e donne dallo sguardo sofferente, spezzati nel loro spirito e provati da un fato avverso che, malgrado la loro bontà d’animo o il loro impegno, li umilia e li deride in continuazione.

“Foglie perse” le chiama l’anziano capo della comunità di Tadmor da cui proviene il giovane Amelius, “come foglie al vento, senza meta senza domani” cantavano anni fa gli Skruigners. Foglie che potremmo diventare anche noi.

Il libro di Collins, al di là della nuova e gradevole veste con cui viene presentato, non parla solo di misteri e di quello che potrebbe essere il viaggio di formazione di un giovane (ingenuo) uomo nell’età vittoriana ma delle disavventure degli umili, dei persi, di coloro che sono (e rimarranno) senza riscatto.

Una lettura che, per quanto piacevole, mi ha lasciato un grande senso di amarezza e di impotenza nella mia impossibilità di trovare un fato diverso per alcuni personaggi.

Ma credo che si trovi proprio qui il bello di questo libro: nella sua capacità di essere una storia completa, nel suo essere una lettura inusuale ma arricchente.

Nel permettere al lettore di riflettere un po’ di più su dove finiscano le “foglie cadute” spazzate dal vento.

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Gabriele Scandolaro

Mi chiamo Gabriele e sono un lettore. Ho iniziato a leggere quando ero molto piccolo, complice una nonna molto speciale che invece delle classiche favole riempiva le mie giornate raccontandomi i capolavori teatrali di Shakespeare e di Manzoni. Erano talmente avvincenti le sue narrazioni che, appena mi è stato possibile, ho iniziato a leggere per conto mio. Ma terminato il mio primo libro ne ho iniziato subito un altro. Poi un altro. Da allora non riesco più a smettere di leggere. Quando non leggo o studio, lavoro come Educatore e suono il violino.

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