Una disperata vitalità – Giorgio Van Straten

Titolo: Una disperata vitalità
Autore: Giorgio Van Straten
Data di pubbl.: 2022
Casa Editrice: Harper Collins Italia
Genere: Narrativa
Pagine: 265
Prezzo: € 18,00

Ho iniziato a leggere Giorgio Van Straten nel 1987. Avevo ventiquattro anni quando nel 1987 usciva da Garzanti Generazione, il suo primo romanzo.

In questi giorni lo scrittore fiorentino torna in libreria con Una disperata vitalità e nelle sue pagine ci ritrovo ancora il desiderio di raccontarsi e di raccontare le persone, ridando vita a qualcosa che altrimenti andrebbe perduto.

Giorgio, scrittore e agente letterario, vive a New York e si trova alla soglia dei sessant’anni, sentendo addosso il disagio di quel traguardo anagrafico.

Incomincia a fare i con conti con la sua personale caduta nel tempo facendo l’elenco dei malesseri, cercando di redigere una classifica secondo la loro gravità.

Si trova a fare i conti con il passare del tempo, con i fallimenti sentimentali, con la disillusione dei valori in cui ha creduto la sua generazione.

Giorgio nella sua nuova vita newyorkese si trova spaesato faccia a faccia con la sua decadenza, che non è fisica ma etica e morale.

Dal rapporto stretto con il proprio corpo scorge nella sua coscienza quella disperata vitalità di stampo pasoliniano e Giorgio si trova a ricostruire le tappe esistenziali di una vita che ha perso il suo baricentro e nella quale si sono smarriti gli ideali della gioventù, quelli con i quali la sua generazione voleva cambiare il mondo.

Con una scrittura intensa e delicata, che è quella meravigliosa degli esordi, Van Straten racconta con un reale disincanto cosa significa avere sessant’anni oggi tra paure e sogni infranti dopo che anche l’impegno politico e culturale ha mutato pelle, dissolvendosi per scomparire in una grande illusione.

Alla soglia dei sessant’anni mi ritrovo a leggere il nuovo romanzo di Giorgio Van Straten che attraverso i malesseri del protagonista di questo romanzo parla anche di me e di tutte le ansie spaesate di una generazione che è la mia.

«Quasi che essere passati da una visione collettiva del mondo a una individuale (passaggio che gli aveva permesso di dare un senso alla propria esistenza, dopo la fine delle utopiche speranze di palingenesi totale degli anni Settanta) si scontrasse adesso con la sensazione che quell’io, al quale si era disperatamente attaccato, non fosse destinato a durare in eterno, come in modo irrazionale e inconscio, aveva evidentemente sperato.

Ecco la scoperta dell’acqua calda: la sua vita non era infinita».

Giorgio mentre fa il bilancio della sua vita (seduto sulla tazza del gabinetto, cercando di ricostruire mentalmente l’elenco completo dei suoi malanni fisici) non rinuncia nel racconto all’ironia e a una dolcezza, anche se  offuscata.  Il disincanto con cui mette nero su bianco il tempo passato ha una disperata vitalità: la malinconia incontra la decadenza in una zona di disagio che sta sempre tra la letteratura e la realtà.

 

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