Transcendence: un Frankenstein 2.0

Il dr. Will Caster è uno dei più brillanti studiosi nel campo dell’intelligenza artificiale, al momento al lavoro su PINN, un sistema altamente avanzato di computer con autocoscienza basato sul cervello di scimmie usate come cavie. Quando un attentato portato da una frangia terroristica che mira a bloccare lo sviluppo di simili tecnologie lo condanna a morte, la moglie, anch’essa studiosa, decide di sottoporre la sua mente al medesimo procedimento operato sul cervello della scimmia e caricarla dentro PINN per vedere se la sua mente possa continuare a viva usando i computer al posto della materia grigia. L’esperimento ha successo al di là di ogni aspettativa e la mente di Will Caster non solo vive, ma acquista rapidità e potenza di calcolo contaminandosi con i computer e avendo accesso ad internet arriva ovunque cominciando a pianificare la propria sopravvivenza e il proprio potenziamento. Nella visione che Wally Pfister trae dalla sceneggiatura di Jack Paglen la trascendenza è un altro termine per dire “singolarità”, ovvero quella teoria futurologica secondo la quale l’evoluzione dell’intelligenza umana fomentata da aiuti artificiali ad un certo punto supererà la nostra comprensione di essa giungendo ad un livello superiore. E’ molto tradizionale la maniera nella quale emerge una tecnologia che si contrappone all’umanità prendendo il controllo di tutto quel che l’uomo ha delegato alle macchine, mentre è molto innovativo come la storia disponga le forze in campo. Invece che porre gli uomini in contrasto con l’artificiale sceglie infatti di creare un artificiale che sia molto umano e di avere diverse fazioni anche all’interno della razza umana (confermando che in qualsiasi contesto è sempre l’uomo il nemico peggiore).
Che Pfister non stia dalla parte degli uomini è evidente già dalla recitazione desaturata di ogni emozione e dal conseguente tono gelido che ogni interazione umana sincera ha. Invece che dare calore ai computer, per avvicinarli all’umano, il regista sceglie di levarlo agli attori in carne ed ossa per dimostrare che se le macchine sono quel che temiamo forse noi non siamo troppo lontani da esse.
Come un moderno Dottor Frankenstein, lo scienziato di Johnny Depp gioca con la tecnologia, osando troppo senza pensare alle conseguenze del suo operato e finendo, alla fine, vittima della sua stessa creazione. Dove, però, nel libro di Shelley Creatore e Creatura potevano instaurare un dialogo tra loro come due entità a sé stanti, qui sono un tutt’uno, e l’uomo è diventato il mostro che ha creato. 

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