Tempo di Libri: cosa fanno gli editor?

Il nostro nome è Gli Amanti dei libri, e in quanto amanti abbiamo voluto partecipare ad un incontro essenziale per conoscere e comprendere il percorso che tappa dopo tappa porta alla realizzazione di un volume.

Ed in linea con lo stile che l’ha sempre contraddistinto, Il Post, testata giornalistica online diretta da Luca Sofri, ha organizzato a Tempo di Libri, quattro momenti con lo scopo di cui sopra. Esaminare i libri dall’origine, e seguirli nella loro evoluzione, e in questo caso specifico, analizzare il passaggio che coinvolge gli Editor.

In queste righe Vi riporto quanto ho ascoltato e raccolto in questo incontro dal titolo emblematico, “Cosa fanno gli Editor?”, incontro moderato da Giovanni Papi, rappresentante de Il Post, ma soprattutto esperto in materia. Ospiti dell’incontro stesso Antonio Franchini, direttore di Giunti, Editor di grandi autori, persona di provata esperienza e professionalità, e in qualità di autrice Daria Bignardi, nota figura televisiva, presente però a Tempo di Libri come autrice letteraria di riconosciute capacità, nonché diretta beneficiaria del lavoro di Antonio Franchini, Editor del suo romanzo “Non vi lascerò orfani.”

Il titolo dell’incontro non lascia dubbi, non permette grandi giri di parole, ma invoca una semplice risposta. Che semplice non è affatto.
Il concetto di attività di editing, ciò che veramente fa un Editor, è un fenomeno complesso, ha concluso Antonio Franchini, che aveva iniziato il dibattito con una forte affermazione: “L’Editor deve rispettare la scrittura dell’autore. Non deve indurlo a scrivere in una maniera diversa. La penna è la sua. Cosa che invece può essere successa nella nota collaborazione Gordon Lish-Raymond Carver.”

Immancabilmente, questo famoso binomio si è manifestato, quasi subito anche in questa occasione. E altrettanto presto, Antonio Franchini, puntuale e attento professionista, ha fatto notare un aspetto importante. Senza nulla togliere al lavoro di Lish, senza il quale forse Carver non sarebbe diventato quello che noi conosciamo oggi, Lish però, è di fatto conosciuto solo per questo lavoro e non per aver accompagnato altri autori degni di nota.
Ricordando poi che il primo Editor fu Ezra Pound, sempre Franchini ha definito la figura dell’editor (termine per il quale non esiste una precisa traduzione italiana), come una sorta di allenatore. Accompagna l’autore, lo allena nel senso che ognuno in base a chi è, a quale esperienza porta con se, a quali obiettivi si pone, L’Editor bravo e capace darà le specifiche indicazioni adatte alla sviluppo o al compimento del cuore della sua narrazione.
L’Editor deve fare un po’ anche da psicologo, nel senso che dovrebbe conoscere bene la persona che “allena”, e aiutarla non solo nella tecnica del lavoro, ma in tutto ciò che coinvolge il “far uscire la storia”, il lasciarla fluire, il lasciarla depositarsi sulla famigerata pagina bianca. Un vero personal trainer letterario, a 360 gradi.
Arrivati a questo punto preciso, abbiamo ascoltato con piacere l’esperienza personale di Daria Bignardi, la cui presenza ha sicuramente contribuito in modo determinante al riempimento e oltre della sala dove ci siamo riuniti. La scrittrice ha colto al volo l’indicazione regalatale dal suo Editor, peraltro quando aveva già messo via le speranze di ottenere il suo sostegno. E invece ne ha ottenuto la collaborazione, iniziata con una “dritta” concretissima, eccezionale. Dopo aver letto il manoscritto originario, di quello che è diventato “Non vi lascerò orfani”, Antonio Franchini disse a Daria Bignardi: “Cosa c’è oltre a questo? Tira fuori tutto quello che manca.”
Poche parole, chiare, decise, stimolanti, incoraggianti, e che hanno ottenuto quanto si prefiggevano e che si coglie dal l’entusiasmo ed il calore con cui Daria Bignardi ce le riporta.

La gustosa torta che questo incontro ha rappresentato per amanti di libri e letteratura, ha avuto anche una gran bella ciliegina, un po’ asprina, ma di un colore splendente.
Alla povera domanda, proveniente con molta probabilità da chi ha occupato la sedia, solo per tornare a casa felice di aver visto un personaggio della TV, l’abile Franchini ha fornito la consueta risposta chiara, che non lascia spazio ad interpretazioni.
Domanda: “Ma si dice che l’autore X, y, non scriva lui i suoi libri. È vero?”
Risposta: “Non esistono apprendisti stregoni nelle case editrici, che svolgano quel servizio.”
Pubblico: Ovazione.
Il libro, la narrazione, la penna sono dello scrittore. Certo, non tutti possono essere scrittori (ce ne sono già troppi), bisogna sapersi esprimere ed avere qualcosa da dire, possibilmente qualcosa di sensato, e L’Editor, a quel punto inizia il suo lavoro spalla a spalla con l’autore, a volte intervenendo di più a volte di meno, fino a che porta lo scrittore al pubblico, e anche oltre.
Amate i buoni libri!

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