Sotto un cielo indifferente – Vasken Berberian

Titolo: Sotto un cielo indifferente
Autore: Vasken Berberian
Casa Editrice: Sperling & Kupfer
Genere: Romanzo
Pagine: 483
Prezzo: 18.90

Mikael e Gabriel, due gemelli legati dai nomi degli arcangeli, hanno vissuto insieme troppo poco tempo per ricordarsi l’uno dell’altro. Guerra, povertà, esilio, due genitori spaventati… tante sono le cause che li hanno divisi. E in piu’ c’è una donna, Rose, che apparirà nella loro vita solo in un secondo momento, e che li sconvolgerà tanto quanto sono sempre riusciti a fare l’uno nei confronti dell’altro. Il tutto abbracciato da una cultura tanto vicina quanto profondamente diversa da quella cui siamo abituati.

“Perché mi hai sposata?”, gli aveva domandato lei la prima notte di notte. Gli stava di fianco, nuda, dopo che avevano appena fatto l’amore.

Perché stava scritto nel mio kismèt, il mio destino.(p. 22)

Berberian sfrutta il topos narrativo dei gemelli per costruire il suo ultimo romanzo, Sotto un cielo indifferente. La trama è sicuramente avvincente e molto varia; si spazia dalla grecia all’armenia, da venezia al canada all’estremo oriente, e l’arco temporale proietta tra le pagine situazioni di Storia contemporanea mai monotone. L’intero libro lascia pero’ una sorta di amaro in bocca, di incompiuto. Il clichè dei gemelli che riescono a sentirsi l’un l’altro in ogni situazione viene troppo spesso richiamato come ancora di salvataggio di fronte a momenti in cui la narrazione e la trama sembrano arenarsi; anche la stessa divisone tra gemello fortunato, finito in un Paese moderno e in una scuola ricca, e gemello povero addirittura deportato è un qualcosa di già visto.

Il maggior pregio sono sicuramente le descrizioni, vivide e realistiche in ogni pagina, e la sua importanza storica, che permette al lettore di confrontarsi con il genocidio armeno, probabilmente lasciato troppo sottotraccia nei testi di storia scolastici.

Stavano ammassati al buio, dentro un treno merci diretto chissà dove. Qualcuno aveva buttato li’ che li portavano in Siberia, ma niente di piu’. (p. 94)

Tuttavia, nonostante l’ampio progetto costruttivo, il racconto non riesce sempre a raggiungere i livelli che le emozioni suscitate dal romanzo meriterebbero di sviluppare.

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Sono un viaggiatore, sia con la testa che per davvero. Un vagabondo che sproloquia di chimica aspirando a conoscere tutte le lingue del mondo, per crearsi amici dappertutto e storie da raccontare attorno a un fuoco. Ma in realtà il mio piccolo mondo antico di Bizzarone è il posto piu’ bello del mondo, e la parola che preferisco è quella distesa sulla carta, con la tastiera a far da tramite tra il bailamme nella mia testa e il mondo là fuori. Nella mia stanza troverete di tutto, Hobsbawm e Walt Disney, Calvino e Paolo Villaggio; ogni libro ha qualcosa da dirmi e da insegnarmi, ha voglia di giocare con me e farmi sognare. La fantasia, qualche birra, la mia bici, la mia ragazza e i miei amici: sono il papero disastro piu’ ricco del mondo, come dovremmo sentirci tutti piu’ spesso. Se 5 righe sono troppe ditemi che la accorcio...

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