Si risolleverà l’editoria italiana?

download (2)Quando inizia la Fiera del Libro di Francoforte, meglio conosciuta come Buchmesse, iniziata ieri, è tradizione che vengano fatti i bilanci sull’andamento dell’editoria. Cosi è successo anche quest’anno e, come ormai capita da molti anni, i numeri non sono straordinari per quanto riguarda l’Italia, anche se inducono ad un certo ottimismo. Nel 2015 infatti si stanno registrando vari incrementi in diverse aree del settore. Questi segni più erano già stati ravvisati l’anno scorso, quando erano aumentati del 5.9% i titoli prodotti nella sezione ragazzi e del 26.7% gli e-book prodotti. Un’altra area in crescita riguarda il ruolo dell’editoria italiana nel mercato internazionale: nel 2014 si è ravvisato un aumento del 6.8% sulla vendita dei diritti di autori italiani all’estero e l’esportazione dei libri ha portato ad un fatturato di 40 milioni di euro (+2.6 % rispetto al 2013). A questo va aggiunto un incremento di titoli pubblicati, da 25.521 a 30.961, nei primi otto mesi del 2015 rispetto a quelli del 2013.
Nonostante queste notizie positive bisogna ravvisare un decremento del bacino dei lettori del 3.4%, dei titoli pubblicati del 3.5% e di una complessiva flessione del mercato del 3.6%. Questi numeri sono venuti in parte attenuandosi nei primi otto mesi del 2015, dove il mercato rimane in perdita ma ravvisa solo l’1.9% di decremento ed il 4.6% in meno riguardo alle copie vendute.
Ora la domanda sorge spontanea. Come mai l’editoria italiana non riesce a sollevarsi?
Molto chiaro su questo argomento è stato Federico Motta, Presidente dell’Associazione Italiana Editori:. “Vi sono sistemi semplici per definire cos’è una priorità: è dove si investe prima che altrove. E allora: 33milioni di euro è il budget del Centre national du livre francese, meno di 1milione quello del nostro Centro per il Libro. La verità è che la classe dirigente, politica ma non solo, non sa cosa è un libro perché non legge nemmeno un libro all’anno: è così per il 39,1% dei dirigenti e professionisti italiani (contro il 17% di francesi e spagnoli). Il segno più o meno del nostro mercato, al netto di ciò che possiamo fare noi come settore, è solo una conseguenza”. La differenza sta soprattutto nel budget che viene investito nel settore, come possiamo vedere. Un dato preoccupante è la bassa percentuale di lettori in Italia, basta pensare che il 58.6% degli italiani non leggono neanche un libro all’anno, quasi il doppio dei francesi (30%) e degli spagnoli (37.8%). Se prendiamo i laureati e la classe dirigente la situazione peggiora ancora visto che da noi il 25.1% dei laureati ed il 39.1% dei dirigenti non leggono, in Spagna l’8.3% ed il 17%, mentre in Francia il 9% ed il 17%.

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