Sete – Amélie Nothomb

Titolo: Sete
Autore: Amélie Nothomb
Data di pubbl.: 2020
Casa Editrice: Voland editore
Genere: Narrativa
Traduttore: Isabella Mattazzi
Pagine: 128
Prezzo: € 16,00

Gesù prende la parola e dalla sua ultima notte sulla terra, il giorno prima della sua crocifissione, inizia a parlare e si toglie anche qualche sassolino dalla scarpa.

È lui il protagonista di Sete, il nuovo romanzo di Amélie Nothomb che esce da Voland il 20 febbraio.

La scrittrice come in ogni romanzo vuole essere la pietra dello scandalo e ci riesce sempre. E noi che siamo suoi lettori, apprezziamo molto.

Gesù che sta per diventare Cristo mostra in questa confessione il suo volto umano con tutte le sue passioni carnali, mette a nudo il suo cuore prima di essere crocifisso e mostra i suoi dubbi su tutto, perfino sulla sua missione di “idiota venuto a predicare l’amore”.

«Sono un uomo, niente di ciò che appartiene all’umano mi e estraneo. Eppure non riesco a decifrare la natura del sentimento che si e impadronito di loro al momento di scagliare contro di me quegli abomini. Considero questa mia incapacità di comprensione una sconfitta, una mancanza».

Il figlio di Dio prende la parola e parla da uomo in carne e ossa, si indigna, si arrabbia si incarna nel suo corpo e da uomo d’amore mette in discussione il sacrificio della sua crocifissione, che vede solo come una punizione odiosa, il frutto di un progetto demenziale di Dio in netto contrasto anche con il precetto evangelico e divino dell’amore.

Cristo, a questo punto, avverte di avere una grande sete. Questa sensazione lo porta a fare riflessioni estreme sulla sua condizione. L’avere sete lo fa sentire fisicamente e carnalmente vivo.

«Io consiglio di prolungarla. Che l’assetato ritardi il momento di bere. Non indefinitamente, ovvio. Non si tratta di mettere la propria salute in pericolo. Non chiedo di meditare sulla propria sete, chiedo di sentirla a fondo, corpo e anima, prima di estinguerla».

Le  parole di Gesù sono semplici e sconcertanti, la sete portata al suo estremo è una trance mistica perfetta.

Cristo assetato prende coscienza e svuota il sacco, mettendo in imbarazzo con le sue parole umane troppo umane, sporche di terra e carne, tutte le verità dogmatiche e religiose sui giorni della Passione.

«La notte da cui scrivo non esiste. I Vangeli sono categorici. La mia ultima notte di liberta la passo nell’Orto degli Ulivi. Il giorno seguente vengo condannato e la sentenza e immediata. Ci vedo, d’altra parte, una forma di umanità: lasciare qualcuno ad aspettare, significa moltiplicare il suo supplizio».

Gesù Cristo che confessa il suo amore carnale per Maddalena continua a avere sete e parla da uomo in mezzo agli uomini, porta la sua croce fino al Golgota.

Dio è amore, Gesù un uomo che ama. Lui conosce il gesto e non l’idea per questo ha accettato il progetto demenziale di suo padre, perché credeva di cambiare gli uomini.

«Abbiamo visto come e finita. Se sono riuscito a cambiarne tre, e già tanto. E del resto, che convinzione stupida! Bisogna proprio non sapere niente di niente per pensare di poter cambiare qualcuno. Le persone cambiano solo se la cosa parte da loro, ed e rarissimo che lo vogliano davvero. Nove volte su dieci

Il loro desiderio di cambiamento riguarda gli altri. La frase “questa situazione deve cambiare”, che abbiamo sentito ad nauseam, vuol dire né più né meno che “la gente” dovrebbe cambiare. Io sono cambiato? Si, certo. Non tanto quanto avrei voluto. Potete fidarvi del fatto che ci ho provato seriamente.

Ammetto la mia irritazione nei confronti di quanti ripetono senza sosta di essere cambiati mentre si sono limitati solo a desiderarlo».

Nessuno è stato cambiato, nessuno si è salvato e lui sente di essere morto invano.

«Credere in Dio, credere che Dio si sia fatto uomo, avere fede nella resurrezione, sono cose che suonano strano. Quanto stride all’orecchio, stride anche al pensiero. Queste frasi suonano stupide perché di fatto lo sono. Siamo

Allo stesso livello terra terra della scommessa di Pascal: credere in Dio significa puntare tutte le nostre fiches su di lui. Il filosofo si spinge perfino a spiegarci che, qualsiasi numero esca, a questa roulette vinciamo comunque».

Queste sono le conclusioni amare, umane e disincanto del Cristo di Amélie Nothomb, che di fronte ai millantati misteri della fede si vede nello specchio della Storia e riesce a scorgere solo l’immagine di una solitudine immensa.

Amélie Nothomb scrive un altro potente romanzo controverso.  Sete non è soltanto un’interpretazione personale di una scrittrice che si è presa molte libertà nei confronti del Nuovo Testamento.

È soprattutto un libro che ci fa provare fortissime sensazioni umane, come quella della sete che ha provato Gesù nella sua ascesa al Golgota.

«Per provare la sete, occorre essere vivi. Io ho vissuto così intensamente da morire assetato. Forse e proprio questa la vita eterna».

Finalmente Cristo che non si vergogna dei suoi pensieri di anticristo e si mostra nudo nella libertà  di essere uomo in mezzo agli uomini.

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