Salvare le ossa – Jesmyn Ward

Titolo: Salvare le ossa
Autore: Jesmyn Ward
Data di pubbl.: 2018
Casa Editrice: NN editore
Genere: letteratura americana, Romanzo
Traduttore: Monica Pareschi
Pagine: 316

Questa è la storia di quattro fratelli neri, i Batiste, orfani di madre e con un padre alcolizzato. Questa è l’epopea di Skeetah, Randall, Junior, tre fratelli maschi, e della loro sorella, una Medea innamorata, di nome Esch, più China, pitbull femmina combattente, e ancora di Big Henry, Manny, Rico, Marquise, giovani cresciuti nelle strade. A Bois Sauvage, Mississippi, agosto 2005, la vita è sussistenza. Case fragili, baracche polverose, prati cosparsi di ferraglie, fosse colme di acque torbide. Eccoli, gli scarti d’America, gli esclusi, l’altro lato dello specchio, i poveri ai tempi dell’Amministrazione Bush JR, i diseredati di sempre. Dalle nebbie di una televisione mezza scassata fluttuano notizie su un uragano incombente. Ha un nome di donna ed è di quinta categoria, potenza assassina. Katrina si avvicina a loro, novelli Argonauti senza mezzi per navigare lontano. Una storia si avviluppa in un’altra, come un vortice attorno al suo occhio: Esch ha dentro di sé un segreto. Tutto scorre verso una meta ignota.

Ha ragione la traduttrice Monica Pareschi quando, nell’accurata nota in appendice, sottolinea il carattere non minimalista, per argomenti e per stile, della scrittura di Jesmyn Ward. Salvage the Bones è un romanzo ruvido e poetico. I protagonisti non sono dei soggetti anonimi ritagliati attorno al nulla di periferie suburbane. Non respirano l’odore del cloro delle piscine private, non si macerano nella noia dei barbecue, non trascorrono il proprio tempo facendo shopping nei centri commerciali, non seducono la vicina di casa mentre la moglie è in vacanza. Non sono dei bianchi della classe media senza qualità. Skeetah e gli altri sono dei sottoproletari afroamericani, gettati nel mondo mentre attorno a loro si eleva il coro della tragedia. Le possibilità di riscatto sociale, per gli uomini di questa comunità agitata da sottili rivalità, eppure, nel profondo, solidale, si riducono allo sport, al basket in particolare, via di fuga riservata ai più talentuosi.

Salvare le ossa è un romanzo di corpi sudati, avidi di cibo e di esperienze. Narra di giornate afose riempite da giostre feroci (i combattimenti tra cani), narra di passatempi grezzi, imbevuti di felicità primordiale (i bagni alla “Fossa”, la caccia agli scoiattoli, le incursioni nelle case dei bianchi, le corse nei boschi selvaggi). La prosa fonde lirismo, espressionismo descrittivo e spontaneità gergale. La letteratura greca, cui la giovane Esch si appassiona, si mescola al dolore rappreso del blues. Jesmyn Ward, vincitrice per due volte del National Book Award, spande vividi colori su orizzonti di classicità. La sua scrittura insegue il sangue, le cicatrici, i tormenti, le aspettative ingenue di Skeetah e il martirio interiore di Esch, segretamente incinta, una verità destinata a rompere gli argini, ad esplodere in una confessione simile a una catarsi.

Dodici capitoli per dodici giorni, fino allo schianto di Katrina sui disgraziati Stati del Sud, una cadenza di morte e di vergogna incisa nel diario della Storia americana. In questo angolo di Mississippi, nel caldissimo agosto del 2005, la regola quotidiana è sopravvivere alla miseria. Skeetah ha occhi solo per China, il pitbull femmina dal manto candido, e per i suoi cuccioli appena nati. Ogni cucciolo rappresenta una risorsa economica, un colpo sferrato al morso dell’indigenza. Randall governa le intemperanze del piccolo Junior e si allena per la partita chiave, quella che potrebbe garantirgli un salto di qualità e un’istruzione migliore. Il padre Claude, memore di precedenti uragani, coordina i lavori per preservare l’abitazione dall’assalto del vento e delle acque, misure che si rivelano inutili, patetiche, davanti alla violenza estrema della Natura. I giorni portano sinistri presagi: incidenti gravi, occasioni perse, cuccioli morti di stenti o sbranati dalla madre (ancora Medea), mentre il filo conduttore della maternità di Esch è messo a dura prova dall’egoismo maschile di Manny, un Giasone indifferente. E poi, l’undicesima alba. Katrina entra senza bussare e sconvolge ogni cosa.

Jesmyn Ward celebra l’epico dramma della perdita e dello smarrimento. Nelle pagine finali Esch, con gesto di antica pietà, si china a raccogliere, nei pressi del mare, oggetti sbriciolati, che nelle sue mani parlano, assumono un senso, diventano reperti a testimonianza dell’annientamento, macerie sulle quali erigere un canto. Intanto Skeetah attende, sulla soglia di una casa che non esiste più, il ritorno della sua amata pitbull. Soltanto il cordone ombelicale del mito, richiamo archetipico ad un ordine necessario, suggerisce l’autrice, può tenere a galla le ossa.

«Il padre chi è?» chiede Big Henry. Non c’è nessun fuoco divorante nei suoi occhi, nessun gelido ardore come in quelli di Manny. C’è solo calore, come nei giorni migliori dell’autunno, quando quelle poche foglie che ingialliscono incominciano a mutare colore e l’aria è limpida e senza nubi. «Non ce l’ha un padre, dico». Prendo in mano un pezzo di mattone rosa. Mi infilo tutto nelle tasche. Skeetah mi ha raccontato la storia delle ultime parole di mamma, e io gli racconterò questa. Questa era una bottiglia di liquore, dirò. E questa, questa era una finestra. Questo, un edificio. «Ti sbagli» dice Big Henry. Mentre lo dice guarda da un’altra parte, verso la distesa grigia del golfo. Laggiù, nell’acqua bassa, c’è una macchina. Si vede luccicare il rosso del tetto. «Questo bambino ce l’ha un padre, Esch». Mi tende la mano grande e morbida, morbida come le piante dei piedi, forse, e mi aiuta ad alzarmi. «Questo bambino ha un sacco di padri». Cerco di sorridere. Ho gli occhi umidi. Il sale in gola.

Sarà il figlio, o la figlia, che Esch ha in grembo, dopo la catastrofe, a rafforzare, con la sua venuta, il tessuto della comunità di Bois Sauvage, ad accendere il bagliore della speranza civile in tanta desolazione materiale? Salvare le ossa è il primo romanzo di una trilogia. Sing, Unburied, Sing e When the Line Bleeds saranno pubblicati sempre da NN Editore.

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Salentino nato "per errore" a Como (anche per ammissione di chi lo conosce), si laurea in Filosofia a Milano, con una tesi sul concetto di guerra umanitaria. Vive a Bari con Mariluna. Adora il Mediterraneo, ama Lecce, Parigi e Roma. Sue passioni, a parte la buona tavola, sono la letteratura, il cinema, il teatro e la musica. Un tempo, troppo lontano, anche la politica. Suo obiettivo è difendere, e diffondere, la pratica della buona lettura. Recensisce i libri meritevoli di essere considerati tali, quelli che diventano Letteratura, con la L maiuscola, e che gli lasciano un segno. Alessandro scrive con regolarità su Zona di Disagio, il blog del poeta e critico Nicola Vacca, collabora con la rivista Satisfiction, anima il blog di economia e di politica Capethicalism, e scrive di serie TV su Stanze di Cinema.

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