Salone Torino: A tu per tu con… Susana Fortes

Susana Fortes si è laureata in Storia e Geografia presso l’università di Santiago de Compostela e in Storia americana all’università di Barcellona. Tiene conferenze in Spagna e negli Stati Uniti e collabora con riviste e quotidiani, tra i quali La Voz de Galicia ed El País. Si è affermata sulla scena internazionale con “Quattrocento” (Nord, 2008) e le sue opere hanno vinto numerosi premi letterari, in Spagna e all’estero, tra cui il Premio de Novela Fernando Lara. Attualmente vive a Valencia. La sua passione per la storia riesce a trasmetterla anche attraverso i suoi romanzi. Noi de “Gli Amanti dei Libri” abbiamo avuto la fortuna di incontrarla e di rivolgerle qualche domanda sul suo ultimo libro “Il cammino del penitente” (Nord, 2012).

Patricia è una ragazza con diversi interessi: la religione, la filosofia, l’ecologia. Sono gli stessi che coltiva Lei?

Sì, chiaramente facendo le dovute differenze. Patricia è una studentessa molto giovane, purtroppo io non sono più così giovane. Scherzi a parte, penso che Patricia potrebbe rientrare in un movimento come quello degli “Indignados”, lei è cristiana ma vive un cristanesimo molto peculiare, critico e combattivo che ha un versante ecologista molto forte, potrei dire anche che si riallaccia a correnti di pensiero tipiche di Priscilliano, un pensatore, un martire del quarto secolo che è molto popolare in Galizia. Lui era un vescovo molto critico nei confronti della Chiesa di allora, era a favore della partecipazione della donna alla liturgia, era contro la proprietà terrena della Chiesa, era ecologista ante litteram, potrebbe essere accostato anche al movimento Hippy volendo guardare bene… insomma, era molto particolare.

Patricia e Laura sono due donne molto simili e, allo stesso tempo, molto diverse. Rispecchiano in qualche modo la sua personalità? O sono due creature frutto della sua fantasia?

Non è molto facile rispondere a questa domanda perchè noi scrittori siamo una sorta di vampiri, assorbiamo tutto ciò che ci circonda e poi lo riversiamo nella pagina scritta. Rubiamo molto anche dalla nostra vita privata e dalle persone che ci circondano, soprattutto nei momenti in cui siamo colpiti dallo spirito creativo e ci immergiamo nella scrittura, ecco lì siamo molto pericolosi perchè ci impossessiamo di tutto ciò che ci colpisce spalmandolo sui diversi personaggi e attribuendo ai diversi protagonisti del libro caratteristiche e attribuiti di persone che ci stanno attorno. Per esempio Laura Marquez è una stageur molto giovane che sta muovendo i primi passi nel giornalismo, non è una punk, non è piena di piercing, non è un hacker… la definirei invece come una ragazza molto decisa ed ostinata che ha conti in sospeso con il suo passato e che desidera andare fino in fondo.

In “Il cammino del penitente” si intuisce la sua conoscenza profonda della storia, ha un interesse particolare per Priscilliano e la sua vicenda che lo lega alla cattedrale di Santiago?

Sì, Priscilliano è un personaggio davvero molto noto in Galizia ed ha dato origine a molti filoni di pensiero dal IV secolo ad oggi. Egli metteva in discussione l’autorità della Chiesa, per di più nel momento in cui Roma stava per subire l’arrivo dei barbari. La Chiesa sotto il braccio dello stato riuscì ad eliminarlo durante un concilio a Bordeaux e i suoi seguaci riuscirono, in un modo o nell’altro, a portarne le spoglie in Galizia e a seppellirle in un luogo che tutt’ora è ignoto. Una serie di studi abbastanza documentati ci rivela però che in realtà le spoglie venerate nella cattedrale di Santiago de Compostela non siano quelle di San Giacomo ma che siano quelle di Priscilliano. Nel libro non entro nella polemica specifica ma è sicuramente vero che Priscilliano è tutt’ora un personaggio scandaloso per le sue tesi nei confronti della Chiesa Cattolica e Apostolica Romana, di conseguenza tutto ciò ha un peso piuttosto importante.

Nel 2007 ha scritto “Quattrocento”, un romanzo storico ambientato a Firenze, sicuramente non sarà stata una scelta casuale, quali sono le ragioni che l’hanno spinta a scegliere come ambientazione questa città italiana?

Sono sempre stata affascinata dall’episodio della congiura dei Pazzi, fin da adolescente, poi all’università quando studiavo storia dell’arte mi sono imbattuta in quel famoso quadro di Piero Della Francesca che ho trovato molto enigmatico e mi ha ossessionato per molto tempo. In seguito sono riuscita a convincere il mio editore a mandarmi a Firenze, luogo in cui ho passato uno dei periodi più belli della mia vita, e ho avuto modo di conoscere anche i luoghi più segreti di questa magnifica città. La cosa che più mi affascina è la ripercussione che “Quattrocento” ha nell’attualità e mi sento di poter dire che “Il cammino del penitente” sia il libro più imparentato al precedente, chi mi ha conosciuto nel primo libro mi ritroverà senz’altro in quest’altro. Non posso dire che le protagoniste dei due libri siano la stessa persona, ma sicuramente hanno caratteristiche affini, io le considererei delle cugine.

Manda un saluto a tutti i suoi fan e a “Gli Amanti dei Libri”?

Se dovessi lanciare un messaggio io vorrei che fosse per incoraggiare alla lettura. Essa rappresenta uno dei pochissimi spazi liberi che ci rimangono, uno dei pochi modi rimasti per poter viaggiare low cost e soprattutto l’unico modo per vivere altre vite. Non lasciamoci scappare queste occasioni!

Leggi anche la recensione de “Il cammino del penitente” di Susana Fortes

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Riccardo Barbagallo

Lavoro da qualche anno nell'editoria, mi occupo di comunicazione per editori e autori e sono un digital addicted. Al contrario di altri, non mi posso definire un lettore da sempre, 'La coscienza di Zeno' in prima media è stato un trauma troppo forte da superare per proseguire serenamente la relazione con la lettura. Più avanti ho deciso di leggere un libro per piacere, e non per obbligo, ed è stato lì che ho capito quale sia la vera forza della lettura: la capacità di emozionare. Credo che sia questo il segreto, se così possiamo definirlo. Non ho più smesso.

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