Salone del libro – La filiera: prima dopo e nel frattempo.

Sicuramente vi sarete accorti di quante librerie nella vostra città, alcune anche storiche, abbiano chiuso nell’ultimo anno, magari per lasciare spazio ad una yogurteria o ad un “compro oro”. Vi siete mai chiesti il perché? Forse pensate che sia tutta colpa di internet, dei grandi distributori on-line o degli ebook? Beh, tenete in considerazione che ad oggi mediamente su 100 libri solo 12 si vendono on-line e gli ebook sono meno dell’uno per cento dei titoli in commercio. E allora?

In un laboratorio del Salone del Libro di Torino tre esperti del settore, Pietro Biancardi (commerciale, Iperborea), Marco Cassini (commerciale, Minimum fax) e Romano Montroni (esperto libraio), cercano di chiarire gli aspetti della filiera editoriale e di dare una risposta alla domanda sopracitata.

Il sistema “tradizionale” dell’editoria consiste nella vendita di libri alle librerie attraverso la fitta rete di vendita e di distribuzione delle case editrici. Il rischio è praticamente tutto a carico del libraio che deve pagare a 30, 60, 90 giorni (a seconda del contratto) i libri ricevuti, sia che li abbia fisicamente venduti oppure no. E se ne compra tanti, ma ne vende pochi ai lettori (soprattutto in un periodo di crisi come questo che stiamo vivendo), deve comunque pagarli alle case editrici, come fa a vivere? Ecco svelato il segreto del perché le librerie falliscono.

Ma come fa il libraio a scegliere quali e quanti libri comprare dalle case editrici? Pietro Biancardi e Marco Cassini, per cercare una risposta, hanno iniziato un viaggio attraverso le librerie d’Italia, in cui evidenziano tre problemi fondamentali:

  • Ci sono più editori in commercio rispetto al passato –> Più personaggi da pagare
  • Dunque più titoli a disposizione –> Più difficoltà nella scelta
  • Meno spazio fisico dei libri sia sullo scaffale, ma soprattutto in magazzino –> Meno soldi da poter rischiare

Romano Montroni afferma che il libraio debba evolversi e che le circostanze gli impongano di far cambiare la sua libreria, trasformandola da “salottino” comodo e a volte un po’ disordinato in una vera e propria azienda, con strategie di marketing, business plan, mission e vision. La ricetta per sopravvivere è quella della “Tradizione e Innovazione” in cui internet non è solo uno strumento per fare ordini, ma è una risorsa per attirare i clienti, fidelizzarli con recensioni, consigli e magari offerte. Le case editrici difficilmente vivranno a lungo senza le librerie e dunque consiglia caldamente di intraprendere un nuovo modello di business nei loro confronti attraverso il conto-deposito: “mi paghi solo quello che hai venduto, con un piccolo sovrapprezzo perché è giusto che il rischio si divida in due”.

Il libro cartaceo resisterà per almeno i prossimi venti anni, perché le librerie non dovrebbero farcela?

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  • Gino

    Ma di che studio state parlando?
    Davvero non sapete che da decenni i librai (salvo i remainders) hanno il diritto di reso.
    Leggasi: conto deposito.

    • Marco Cattaneo

      E’ vero il diritto di reso c’è da anni, ma quello che è emerso dalla conferenza è che non tutti i distributori e le aziende da cui si riforniscono i librai lo applicano in maniera corretta.
      In aggiunta ci sono condizioni particolari in cui si può applicare, che spesso sfavoriscono i librai.

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