Salone del Libro 2014 – Una nuova stagione di esordi: la grande famiglia del Premio Calvino.

Francesco Maino e la bottiglia di Raboso

Una grande famiglia felice, una fucina che produce alcuni tra i migliori talenti letterari italiani di oggi, un punto di riferimento per editori, aspiranti scrittori, addetti ai lavori: questo è il Premio Italo Calvino. Chi ha assistito all’incontro organizzato per il Salone Internazionale del Libro, giovedì 8 maggio, non ha potuto far altro che constatarne il genuino amore per la buona letteratura. Un amore che viene protetto, coltivato e diffuso da quasi trent’anni.

Il clima di festa che ha preceduto l’incontro sarebbe sufficiente a spiegare ciò di cui stiamo parlando: baci, strette di mano, abbracci e sorrisi (e alcune scenette davvero divertenti) che hanno visto come protagonisti gli autori e i collaboratori del Premio, ritrovatisi in uno scenario d’eccezione, la fiera libraria più importante d’Italia. Il tutto coronato dallo spuntare di una soppressa e una bottiglia di Raboso (formato giganti), regali provenienti dall’ormai leggendario nordest, offerti direttamente dal vincitore della scorsa edizione: Francesco Maino. L’atmosfera che si respirava era quella di una rimpatriata piena d’affetto, circondata da quell’aura di passione e professionalità che solo un Premio come il Calvino conserva, nonostante il passare del tempo e il succedersi delle edizioni.

L’incontro, organizzato per festeggiare le uscite in libreria dei finalisti 2013, si è rivelato un’occasione per riflettere sul mondo complesso della letteratura italiana contemporanea: le coppie che si sono alternate sotto i riflettori (scrittore più editor) hanno svelato i segreti di quel lavoro certosino, spesso occulto, che porta un manoscritto a diventare un prodotto finito. Meccanismi che portano alla scelta di un nuovo titolo, di un asciugamento o perfezionamento linguistico e lessicale, di un aggiustamento dell’intreccio e dei personaggi. Compromessi, confronti, discussioni: il disegno di un percorso, di un viaggio intrapreso e, alla fine, di un traguardo raggiunto.

Cinque modalità diverse per cinque mondi paralleli: Marco Magini con Benedetta Centovalli (Come fossi solo, Giunti), Domenico Dara con Andrea Palombi (Breve trattato sulle coincidenze, Nutrimenti) Andrea D’Urso con Claudio Ceciarelli (Just a gigolo, edizioni e/o) Simona Rondolini con Loretta Santini (Dovunque, eternamente, Elliot) e, infine, Francesco Maino con Dalia Oggero e Angela Rastello (Cartongesso, Einaudi).

Le domande di Fabio Geda e Maria Teresa Carbone, presentatori della serata con Mario Marchetti, hanno rappresentato il mezzo per conoscere più in profondità l’entusiasmo, la fatica, l’esigenza di scrivere che ognuno di questi esordienti ha portato con sé. È stato possibile, tra aneddoti e retroscena, immaginare il rapporto che ha legato queste due figure: chi ha scritto il libro e chi ha permesso che venisse pubblicato in una veste più elegante e raffinata. Uno sguardo oltre l’aspetto commerciale della promozione, un punto di vista trasversale sull’universo dell’editoria che ha divertito e istruito il numeroso pubblico presente in sala.

L’incontro ha voluto quasi anticipare quello che avverrà venerdì 23 maggio, giorno della finale dell’edizione 2014: ci saranno nove altri possibili esordienti e nove altri racconti, umani e cartacei; una serata per provare ancora il sapore di quel senso di attesa, per conoscere il fremito di una voce e l’origine di una storia, per osservare personalità pronte a tessere un nuovo capitolo della propria esistenza. Chissà che tra di essi non vi siano quegli autori emergenti che, nel 2015, al salone del Libro, possano vivere una serata simile a quella appena trascorsa; una serata in cui ritrovarsi, abbracciarsi e raccontarsi attraverso l’amore per la letteratura, condividendo saperi, emozioni e, perché no, un buon bicchiere di vino.

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