Salone del Libro 2014- Massimo Recalcati “Non è più come prima”. Elogio del perdono nella vita amorosa

Massimo Recalcati, psicanalista lacaniano e direttore dell’Irpa (Istitutodi Ricerca e Psicoanalisi Applicata) nell’incontro avvenuto l’8 maggio 2014 presso il Salone del Libro di Torino, ha presentato la sua ultima opera,  Non è più come prima, tracciando quattro quadri immaginari. Nel primo, che chiamerà la menzogna, l’autore si interroga su cosa sia realmente, oggi, l’amore.

Leggendo le prime pagine del libro siamo travolti da un’onda di malinconia; a pagina 17 si legge: “l’amore è una trappola, un inganno, un’illusione destinata a sciogliersi come neve al sole, l’effetto di un sonno della ragione, di una impostura, di un trucco neuroendocrino.” L’autore spiega che ogni amore prima o poi è destinato a finire e quando nasce ha il tempo contato. Le relazioni durano sempre meno e l’amore è ispirato dalla stessa logica che ispira il mercato: appena si possiede qualcosa questo perde di interesse. Oggigiorno pare che l’interesse sia nel nuovo. Tuttavia lo psicanalista obietta che “il nuovo ha sempre il volto dello stesso, nasconde sempre la stessa insoddisfazione, basta poco perché l’ideale dell’amore si trasformi nel suo contrario e non c’è amore più esposto alla delusione di quello che cerca l’ideale”.

La tensione dell’innamoramento dura tra i 6 e i 18 mesi, dopodiché si accetta la routine del legame oppure si cambia partner. “Siamo in un tempo – sostiene l’autore – in cui si sputa sull’amore e si vive di menzogne, la più grande è che l’uomo sia libero, in realtà noi non siamo nulla senza l’altro.”

La seconda scena è quella della verità dell’incontro amoroso che comincia con una domanda: “quando l’incontro d’amore è vero?” Freud ha una concezione disincantata dell’amore che è sempre narcisistica: noi scegliamo quello che vorremmo essere, è come un ipnosi.

Questo libro è un tentativo di replicare a Freud: “noi amiamo anche l’alterità dell’altro, dal rispecchiamento all’ammirazione.” Ogni amore punta all’eternità, vuole che la casualità si trasformi in destino e per questo, spesso, gli amanti interrogano gli oroscopi e le stelle. Quando l’oggetto diventa insostituibile accade quello che Hegel teorizza e che verrà ripreso dalla Giulietta di Shakespeare “più io ti do, più ho”. Si tratta di quell’amore che genera esperienze e mondi nuovi. Recalcati, citando il suo maestro Jacques Lacan, celebre psicanalista del secolo scorso, dirà che per lui la parola chiave dell’amore è “encore” che in francese significa “ancora”, ma che ha la stessa pronuncia di “un corps” (un corpo). La fedeltà per chi si ama non è rinuncia, perché l’altro è sempre nuovo.

Nella terza scena l’autore descrive, più velocemente, il dramma di quando qualcuno dice la parola fine, un momento in cui si crea la ferita. Nella quarta scena c’è l’elaborazione del perdono che è possibile solo attraverso un lavoro che assomiglia a quello del lutto, ma è, forse, peggiore, perché si verifica l’annientamento dell’amore. Si sarà costretti a rivivere l’offesa subita, ma spesso questo trauma, spiega l’autore, genererà la ripetizione dell’identico e quindi ci saranno gli incubi. “Nel lutto si vive l’assenza mentre nell’amore che finisce questa è irreversibile – conclude Recalcati –. Quando il perdono è possibile diventa un’ opportunità per ridare la vita a ciò che si presumeva morto, ma esso comporta un lavoro sul soggetto, si tratta di dare una seconda possibilità”.

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