RadioGrafie – Giulio Maffii

Titolo: RadioGrafie
Autore: Giulio Maffii
Data di pubbl.: 2022
Casa Editrice: Il Convivio Editore
Genere: Poesia
Pagine: 75
Prezzo: € 11,00

T.S. Eliot nei saggi dedicati alla poesia raccolti nel libro Il bosco sacro scrive: «Quando quasi tutti i nostri poeti moderni si limitano a ciò che hanno percepito, producono per noi, di solito nient’altro che oggetti da natura morta e pezzi disparati di arredamento come in un magazzino teatrale».

Leggendo RadioGrafie, il nuovo libro di versi di Giulio Maffi, mi sono venute in mente le considerazioni del grande poeta americano.

Maffi che considera la poesia la radiografia del vivente, va oltre il percepito e punta i suoi occhi da poeta sul mondo e sull’essere, scrutando con un’essenzialità profonda la complessità e la banalità dell’esistenza.

RadioGrafie si può leggere come un poemetto e dentro il suo autore sperimenta uno stile e una lingua prestando attenzione prima di tutto al contenuto di tutto quello che dice.

La poesia di Giulio Maffii non corteggia aggettivi e definizioni, la parola è schiantata sulla pagina con tutta la sua nudità. Fanno rumore i versi del poeta che non cerca consolazione ma il vivente lo radiografa andando oltre il percepito. Maffii ce lo mostra con un disincanto che spiazza, spaventa ma accarezza anche i nostri pensieri.

«che consolazione non salva / il dolore da cose minime/ che considera la casa un orologio / la buca di un atomo / fa un giro e torna al punto di partenza»; «… che la vita è poca e dobbiamo /cercare un punto che funzioni / la vita è poca / la vita e poca roba davvero»; «che ci nutriamo di una sola certezza / – non so quale – / che ci dissolviamo [ che ci regaliamo cose a saldo]  / che per gli uomini accennati è il vuoto / che si infrange nel buio dei portoni».

La radiografia del vivente che Maffii affida alla poesia ha il sapore amaro della nostra caduta nel tempo alla quale dobbiamo sopravvivere.

RadioGrafie in un certo senso è la cronaca interiore di una caduta crudele nel tempo, quella di noi uomini con il nostro carico di fragilità, di dolore e anche di amore che cerchiamo di sopravvivere con tutta l’ansia che accumuliamo senza riuscire a fare esperienza degli nostri affanni, dispersi figuranti nel labirinto delle occasioni perse.

Giulio Maffii scrive con la sua poesia che sta ai margini delle cose il racconto di una caduta nel cui baratro c’è l’uomo con i suoi miserabili tentativi di sopravvivenza.

«Che cos’è la sopravvivenza / un elenco una tavola pitagorica / fare la verticale / dentro abiti usati / cercare un volto uno scoglio / – o non cedere allo sconto nel centro commerciale – / [la sopravvivenza e casuale].

Con questi versi si chiude RadioGrafie. Un colpo di grazia, un grido di allarme, poesia vera che buca le parole e ci dice che le considerazioni amare sono i postumi dell’esistenza.

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