Qui ho conosciuto purgatorio inferno e paradiso – Panizza Fofi

Titolo: Qui ho conosciuto purgatorio inferno e paradiso
Autore: Fofi Goffredo, Panizza Don Giacomo
Casa Editrice: Feltrinelli
Genere: Mafia
Pagine: 240
Prezzo: 15,90

 

 
Una conversazione tra amici di vecchia data può essere molto coinvolgente ed avvincente anche per chi non li conosce di persona.
Se uno dei due è Goffredo Fofi, saggista, critico letterario e cinematografico, colui che ha contribuito alla nascita di riviste cruciali quali i “Quaderni Piacentini”, “Ombre Rosse”, “Linea d’Ombra”, “Lo Straniero”, la nostra curiosità inizia ad essere sollecitata.
Se l’altro è Don Giacomo Panizza, forse di primo acchito non ci verrà in mente nulla, ma se per caso abbiamo visto (o solo ne abbiamo sentito parlare) la trasmissione di Fabio Fazio e Roberto Saviano, Vieni via con me, ci ricorderemo vividamente la storia di questo prete anti-‘ndrangheta.
E non potremo fare altro che leggere…
questa tumultuosa e commovente conversazione tutta d’un fiato. 

 

Nato in una famiglia di operai di Brescia, Don Giacomo, dopo la scuola elementare, entra in fabbrica nel 1964 , dove lavora pezzi in acciaio ed entra in contatto con gli ambienti politici della sinistra militante. Dal suo quartier generale, il bar Ai Miracoli, Don Giacomo vede passare reietti e prostitute, giovani renitenti alla leva e studenti, ma partecipa anche a cineforum e convegni che s’interrogano sulle sorti del mondo e su un sentiero percorribile di giustizia sociale e di progresso.

 

Nessuno penserebbe mai che la vocazione lo possa sorprendere, ed è quindi con diffidenza che, dopo il seminario, il vescovo lo ordina sacerdote, imponendogli però di lasciare il quartiere delle prostitute per lavorare nel mondo della disabilità. È così che don Giacomo entra in contatto per la prima volta con la Comunità di Capodarco nelle Marche, una casa di cura che mescola religione e vita, dando ai disabili amore ma anche dignità, diritti ma anche doveri, coinvolgendoli nelle decisioni e demandando loro anche dei compiti e delle responsabilità nella gestione del gruppo. Quando un giorno arriva un gruppo di boy scout di Catanzaro che chiedono al prete di ospitare anche qualche disabile calabrese, visto che lì “non c’era niente”, si decide che sia la comunità a spostarsi e non il contrario. Nasce in questo modo la Comunità Progetto Sud: dall’utopia di un uomo, da un’esperienza minoritaria – come ama definirla Goffredo Fofi – che si radica e si concretizza nel mondo reale. 

 

Don Giacomo inizia la sua attività a Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro, in un territorio disgraziato anche per gli abili e che impiega le sue complesse istituzioni per lo più per impedire che le leggi vengano promulgate e attuate. Il vero stato nello Stato in Calabria sono le ‘ndrine, le famiglie mafiose, che gestiscono il territorio come se ne fossero i padroni e che non hanno mai accettato l’idea che un prete venuto dal Nord possa aggregare intorno a sé i loro concittadini più deboli, mettergli a disposizione i loro beni – sequestrati dopo i processi di mafia – e mostrare a tutti l’esistenza di un’alternativa percorribile al loro modello malavitoso di vita.

 

La battaglia quotidiana di Don Giacomo Panizza contro la cosca dei Torcasio, ma anche il suo grande amore per una terra intrisa di visioni arcaiche, sono raccontate in questo memoir che si legge come un romanzo:

 

“ In questa terra dove mi è piaciuta l’idea di emigrare a rovescio, 
dove ho conosciuto purgatorio, inferno e paradiso.”

Un libro che parla di un progetto etico visionario, capace di offuscare con la sua grandezza la mafia e gli altri mille ostacoli contingenti che lo allontanano dalla sua realizzazione, ma che descrive anche nel dettaglio una Regione bellissima e fragile, il suo tessuto sociale, le sue risorse e i suoi grandi limiti.

 

Se un giorno un vecchio amico, compagno di tante battaglie giovanili, dovesse incontrarlo e dirgli: “Sei diverso! Cosa ti ha cambiato?”, Don Giacomo Panizza risponderebbe:

 


Mi ha cambiato la Calabria, le sue povertà e le sue ricchezze, i suoi pericoli e le sue opportunità, i suoi schemi di pensiero espressi e quelli a me incomprensibili, la sua storia e la sua geografia… Da qui ho vissuto il mondo, non solo ciò che chiamano periferia.”
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