Qualcosa che somiglia al vero amore – Cristina Petit

Titolo: Qualcosa che somiglia al vero amore
Autore: Cristina Petit
Data di pubbl.: 2015
Casa Editrice: TRE60
Genere: Romanzo
Pagine: 256
Prezzo: 14,90

Clémentine è una giovane parigina allegra e vivace che ha avuto la capacità di crearsi un lavoro su misura per le sue passioni, la lettura e i bambini. In uno splendido appartamento ereditato da una lontana parente, al numero 14 di Rue le Monde, riceve i suoi piccoli pazienti, bambini in difficoltà, e legge con loro libri di tutti i generi, cercando con le storie che raccontano di aiutarli a superare le paure e le ansie. Una vera e propria terapia, anzi la libro terapia, un progetto innovativo che nasce dall’idea che “i libri sono uno dei rimedi salvavita” (p.61) e che Clémentine sta portando avanti con successo, grazie alla sua straordinaria sensibilità e al suo amore per la lettura.

Albert è uno scrittore esordiente che si è innamorato di Clémentine dopo averla vista per strada, una ragazza che cammina sotto la pioggia, il vento forte tra i capelli, “attaccata ad un ombrello per non volare via” (p. 7). Il giovane ne è rimasto talmente folgorato da cercarla con lo sguardo ogni volta che prende la metropolitana, o mentre fa una passeggiata…e a furia di pensare a quella ragazza così particolare, “con un odore di buono e il buongiorno negli occhi” (p.90), decide di sceglierla come protagonista del suo primo romanzo. Favola d’amore a Parigi è un successo editoriale che conquista il pubblico francese, una storia romantica d’altri tempi che fa battere il cuore. Anche Clémentine lo legge, e percepisce qualcosa di speciale in quella storia, uno strano presentimento che non sa spiegarsi…ma “la sensazione era dolcissima, quindi era un buon libro” (p.130).

Thomas, invece, è l’ ex inquilino dell’appartamento di Clémentine, che un giorno le telefona per chiederle di un libro che ha dimenticato lì prima di traslocare. Quel libro, una copia di Hansel e Gretel, è l’unico ricordo che il giovane ha del suo adorato nonno, che da bambino sopravvisse al rastrellamento nazista del Velodromo di Parigi. Che coincidenza! Anche per Clémentine quella favola è molto importante, legata al ricordo della nonna che la leggeva sempre a lei e al suo fratellino, Tobias…

I due giovani cominciano a scambiarsi telefonate e in quella che diventa “una relazione di un modello ancora imprecisato, ma che in effetti è una relazione perché richiede impegno” (p. 222), scoprono di avere molte cose in comune.

D’altronde, non è forse vero che i libri e le storie che raccontano riescono a legare le persone?

Una romantica storia d’amore, delicata e fresca come la sua protagonista femminile, una ragazza dotata di una sensibilità non convenzionale e di una bellezza fuori dal tempo, capace di guardare il mondo con uno sguardo leggero e al tempo stesso profondo.
Un’intrigante rete di vite e di passioni, di storie e di confidenze che si intrecciano in una Parigi incantevole, dall’atmosfera morbida e surreale, profumata di castagne d’autunno, bagnata dalla pioggia primaverile ma sempre bellissima, “con i suoi tetti, le strade e le guglie, le acque e gli alberi che provavano a farsi vedere” (p. 23).
Una storia corale nella quale, con eleganza e leggerezza, tutti i fili delle storie personali si intrecciano in una trama delicata e magica che ci trasporta in una Parigi piena di poesia, dove troviamo una ragazza deliziosa che ha la capacità di tirare fuori il meglio dalla vita e una girandola dei personaggi irresistibili che abitano al 14 di Rue le Monde, un palazzo davvero speciale dove l’amicizia, l’aiuto reciproco e l’ironia sono all’ordine del giorno. Elementi di grande fascino per una storia che, per dolcezza e naiveté, ricorda il film Il favoloso mondo di Amélie, opera dalla quale l’autrice Cristina Petit dice di essere stata ispirata.

Il romanzo, che esce non per caso il 23 aprile, Giornata internazionale del libro, ha anche il pregio di celebrare il grande potere dei libri, capaci di far riflettere, aiutare, fare compagnia, consolare, dare speranza, creare legami tra le persone e tra le generazioni…Ma non solo: mentre ci ricorda l’importanza della lettura, questa storia riesce a sottolineare quanto sia importante vivere, inseguire i propri sogni, cogliere le opportunità del destino, perché se la lettura è fondamentale, è pur vero che “il libro più bello siamo noi stessi e che per tutta la vita pensiamo di dover piacere agli altri, ma solo alla fine, quando andiamo a rileggere il nostro libro, ci rendiamo conto che avremmo dovuto scriverlo solo per noi e che se non ci piacerà non ci sarà più tempo per riscriverlo ma solo per rileggerlo ad alta voce a qualcuno.” (p. 159)

 

 

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Chiara Barra

Se dovessi partire per un’isola deserta, e potessi portare con me soltanto un libro...sarebbe un’ardua impresa! Come immaginare la vita senza il mistero di Agatha Christie, la complessità di Milan Kundera, la passione di Irène Nemirovsky, l’amarezza di Gianrico Carofiglio, il calore di Gabriel Garcia Marquez, la leggerezza di Sophie Kinsella (eh sì, leggo proprio di tutto, io!). Ho iniziato con “Mi racconti una storia?” e così ho conosciuto le fiabe, sono cresciuta con i romanzi per ragazzi che mi tenevano compagnia, mi sono perdutamente innamorata dei classici...che ho tradito per i contemporanei (ma il primo amore non si scorda mai)!

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