Premio Viareggio-Rèpaci: ecco i vincitori

imageSi é conclusa l’ottantaseiesima edizione del Premio letterario Viareggio-Rèpaci, decretando Antonio Scurati con il romanzo “Il tempo migliore della nostra vita” (Bompiani), Franco Buffoni con la raccolta di versi “Jucci” (Mondadori) e Massimo Bucciantini con il volume “Campo dei fiori” (Einaudi) rispettivamente i tre supervincitori delle sezioni narrativa, poesia e saggistica.

Le terne dei finalisti erano composte anche da Paola Capriolo e Maurizio Torchio per la narrativa, Luigi Fontanella e Giovanni Parrini per la poesia, Elio Gioanola e Vincenzo Trione per la saggistica. Tutti i finalisti sono stati altresi proclamati vincitori del premio “Giuria-Viareggio”.

Il premio internazionale “Viareggio-Versilia” è stato assegnato alla scrittrice Jhumpa Lahiri per il suo libro in italiano “In altre parole”. La scrittrice statunitense, vincitrice del Premio Pulitzer nel 2000, è nata a Londra, ma a due anni si è trasferita in America con la famiglia. Tre anni fa, invece, è venuta a vivere in Italia con il marito (giornalista del “Time”) e i due figli.

L’edizione 2015 dello storico premio é particolarmente importante perché segna il trentesimo anniversario della scomparsa, avvenuta il 19 luglio del 1985 a Pietrasanta, di Leonida Rèpaci, fondatore del premio insieme a Carlo Salsa e Alberto Colantuoni.
Il ‘Viareggio’ aprì in Italia la stagione dei grandi Premi letterari del Novecento. Dopo il ‘Bagutta’, ideato da Orio Vergani nel 1926 tra le quattro mura di una trattoria milanese, il ‘Viareggio’ nacque in Versilia nel 1929 sulla spiaggia e “sotto un ombrellone” per iniziativa dei tre amici.

Partendo dall’idea iniziale di premiare il migliore romanzo dell’annata il “Viareggio” ha scoperto o messo in luce narratori che hanno fatto gran parte del Novecento letterario italiano e l’inizio di questo terzo millennio, da Pea a Sandro Veronesi, da Gadda a Niccolò Ammanniti, da Elsa Morante a Raffaele La Capria, da Moravia a Baricco, da Tobino a Tabucchi, da Calvino (che fece il famoso ‘gran rifiuto’ nel 1968) a Ermanno Rea, da Giorgio Bassani a Roberto Saviano.

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