Premio Bancarella – i vincitori

Si è concluso ieri sera, come di consueto nella cornice di Pontremoli, in piazza, sotto la torre medievale di Cacciaguerra, la sessantunesima edizione del Premio Bancarella, l’unico premio letterario gestito esclusivamente dai librai e forse per questo ” il più scoperto, il meno ipocrita che ci sia in Italia” come scrisse Vittorio Sgarbi, vincitore  del Premio nel ‘90 con Dietro l’immagine e ieri presentatore della serata.
 
Si è aggiudicata la vittoria la scrittrice Anna Premoli con il suo romanzo “Ti prego lasciati odiare”  Newton Compton che, partendo dal self-publishing, è riuscita a scalzare gli altri cinque concorrenti: M. J. Heron, Implosion De Agostini; Maurizio De Giovanni, Vipera Einaudi; Vanna De Angelis, Il bambino con la fionda Piemme; Bruno Morchio, Il profumo delle bugie Garzanti; Ugo Moriano, L’ultimo sogno longobardo Coedit.
 
Intenso week-end letterario nella cittadina della Lunigiana che ha  visto l’assegnazione anche dei collaterali Premio Bancarella Sport, andato ad Andrea Schiavon per il suo Cinque cerchi e una stella pubblicato da Add Editore e del Premio Bancarella della Cucina vinto da Marco Bianchi, volto noto della tv, per I magnifici 20 con Un anno in cucina con Marco Bianchi edito da Ponte alle Grazie.
 
Lo scorso mese di maggio era poi stato assegnato il Bancarellino, il premio riservato alla narrativa per ragazzi, andato a Elisa Puricelli Guerra con Cuori di carta (Einaudi ragazzi – età di lettura: dai dodici anni).
 
Il Premio Letterario Bancarella nasce nel lontano 1952 grazie alla tradizione dei librai pontremolesi, fenomeno particolare e unico in Italia. Dall’alta Lunigiana, terra di grande emigrazione, partivano generazioni e generazioni di librai ambulanti che si davano appuntamento al passo della Cisa, sull’antico itinerario della via Francigena, dove ogni primavera si svolgeva il rito sacro dell’assegnazione delle zone dove andare a vendere. Difficile trovare dove comprare libri a prezzo conveniente e adatti alle esigenze della loro clientela, l’ideale era  trovare un editore dove acquistare i resti di magazzino coi pochi soldi ricavati dalla vendita delle castagne, del formaggio e delle foglie di gelso. I librai pontremolesi “Non avevano confidenza con l’alfabeto, ma sentivano quali libri era il caso di comprare e quali no: in virtù di un sesto senso che, dicono, è stato loro donato dal demonio in un’ora di benevolenza» (Oriana Fallaci ) e  con la gerla piena di libri, pietre da limare e altra merce, andavano per le campagne soprattutto del nord d’Italia a vendere con mille accorgimenti i libri. La vendita all’aperto, con l’esposizione di tutta la merce e i costi ridotti d’esercizio, presentava vantaggi rispetto ai negozi, ma anche tante difficoltà per il trasporto e la precarietà delle stagioni.
 
Per ovviare ai tanti inconvenienti, i librai lunigianesi si affidano ai banchi stabili come punti di vendita nei luoghi più centrali delle città. Alla fine dell’Ottocento molti girovaghi pontremolesi avevano fatto un patrimonio. I loro figli andavano a vendere in  carrozza ed avevano aperto notevoli Case Editrici. I meno fortunati possedevano almeno una bancarella fissa. Tutt’oggi molte delle librerie del nord e centro Italia sono state aperte e, in parte, sono ancora gestite dai pontremolesi che son emigrati dalle balze dei monti dell’alta Lunigiana.
 
Da un’idea originale e da un giuramento solenne dei librai, quello di ritrovarsi  nelle proprie terre ogni anno, in un dato giorno, nasce il Premio Bancarella che già nel ‘53 vede la vittoria di Hemingway con Il vecchio e il mare, anticipando il Nobel; evento che si ripeterà con Pasternak per Il dottor Zivago e con Singer per La famiglia Moscat. Da allora Il Premio ha conquistato sempre maggiore risonanza, ritagliandosi una collocazione fissa nel calendario delle maggiori manifestazioni letterarie che si programmano in Italia e confermandosi come uno dei più “schietti” premi letterari italiani. Conta la “merce libro” non disgiunta dal suo valore letterario, una merce che ha un valido mercato, che poggia sulla fondamentale fiducia reciproca che si instaura tra i lettori e i librai dal demoniaco sesto senso.
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