Pietro Grasso, “Fiction come il capo dei capi, rischiano di creare dei falsi miti”

Ha additato severamente quella che è definibile “l’area grigia”, la cosiddetta borghesia mafiosa: imprenditori, commercialisti, avvocati, politici, burocrati, amministratori. Insieme queste categorie sociali formano una sorta di “club” che garantisce l’impunità, l’omertà nei confronti delle organizzazioni criminali, di cosa nostra, della camorra, della sacra corona unita, della ‘ndrangheta. Bisogna tenere accesi i riflettori e indagare su tutte le possibili infiltrazioni mafiose. Senza queste persone le organizzazioni non potrebbero avere le maglie nascoste che la rendono forte e che oggi costituiscono il male visibile del nostro paese. Anche dove non c’è mafia, si è diffuso il metodo di creare club esclusivi. Bisogna cercare di cogliere quali siano le parti nascoste.
Il procuratore -per rimanere in ambito letterario- ricorda come Leonardo Sciascia, già nel 1970,  parlava della “linea della palma”, che cominciava a crescere, visto le condizioni climatiche favorevoli anche al nord Italia, significando l’estendersi della mafia nel settentrione.
Grasso insiste sull’importanza di sconfiggere il sistema della corruzione, che in Italia è valutato in 50/60 milioni di euro l’anno, e su quanto sia assurdo che non si sia stato fatto nulla per impedire il sistema dei Paradisi fiscali. Del resto anche le comunità internazionali non sono riuscite ad affrontare il problema dei profitti illeciti.
Insiste sulla piaga dell’evasione fiscale che “nel nostro paese è valutata in 120 miliardi di euro, 4 miliardi di iva. Se tutti pagassero le tasse non avremmo bisogno di manovre finanziare”.
Più volte ribatte sul concetto di quanto sia importante che la politica italiana non si intrometta negli affari, di quanto sia vergognoso che il nostro paese sia al primo posto per le opere pubbliche non terminate.
Il magistrato ha a cuore il problema dei giovani, che -in una situazione complessa come quella che sta attraversando il nostro paese- rischiano di ritrovarsi attratti dalle facilitazioni, temporanee, che la mala organizzazione può offrire.
Bisogna fare attenzione ai messaggi che si danno, “fiction come il capo dei capi, rischiano di creare dei falsi miti. A Milano qualche tempo fa è stato arrestato un giovane esponente che aveva nel portafoglio una recensione della serie televisiva, conservato appunto come reliquia”. Ma occorre impegno, sacrificio e dedizione, e allora c’è posto per il ricordo di un allievo di sua moglie che frequentava il corso di “Educazione alla Legalità”, figlio di una famiglia mafiosa, che una volta preso il diploma è scappato dal quel futuro certo/incerto e “un giorno ha mandato una cartolina: Ce l’ho fatta!. Poi abbiamo saputo che è diventato un importante ingegnere di una multinazionale italo/svizzera”. 
Concludendo il suo incontro, Grasso ha una parola di elogio per quelle associazioni cittadine come Libera, Ammazzateci tutti, Professionisti liberi che creano con la partecipazione e la solidarietà un substrato importante per la cultura contro la criminalità e aiutano a sconfiggere la paura.
“Mi chiamo Pietro Grasso e sono procuratore nazionale antimafia” questo è l’incipit di Liberi tutti. Lettera a un ragazzo che non vuole morire di mafia (Sperling & Kupfer).

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