Piccole sorprese sulla strada della felicità – Monica Wood

Titolo: Piccole sorprese sulla strada della felicità
Autore: Monica Wood
Data di pubbl.: 2016
Casa Editrice: Sperling & Kupfer
Genere: Narrativa, Romanzo
Pagine: 359
Prezzo: 17,90

Ammetto di non essere quel tipo di lettrice che rimane affascinata dalla parola FELICITA’ nel titolo. Anzi, un po’ mi infastidisce perché penso che mi vogliano far stare bene a tutti i costi, mentre io difendo il sacrosanto diritto allo “stare peggio”. E poi odio il “volemose bene” a prescindere.
Ecco, dopo poche pagine del libro di Monica Wood mi sono ricreduta su tutto e ho pensato che i preconcetti sono belli da smantellare. E questo grazie a Ona, la protagonista del romanzo, che ha 104 anni, un caratteraccio, non vuole essere chiamata nonna (anche a me il “signora” sta stretto) e non sopporta che la diano per già andata (come l’agente immobiliare che le ronza intorno per avere la sua casetta linda e pinta).

“Ovvio che non funziona. Non c’è niente che funzioni. Non esiste al
mondo un solo trucco di magia che possa restituirmi giovinezza e bellezza.”

Il bello del romanzo PICCOLE SORPRESE SULLA STRADA DELLA FELICITA’ sta in dieci registrazioni che un boy scout molto particolare (il “ragazzino”, come lo chiama Ona, che il sabato la deve aiutare a fare lavoretti in casa) realizza come compito: lei inizia titubante e poi racconta la sua storia. Non aspettatevi la storia di una superdonna, anzi. Ona errori ne ha fatti, ma attraverso questa sorta di terapia della parola, si riappropria del proprio dolore e del proprio passato. Proprio quando il ragazzino non c’è più.

E quando il boy scout esce dalla storia, in punta di piedi, il vuoto che si crea nella vita della burbera vecchietta viene occupato da Quinn, padre del ragazzino, musicista incallito ed eterno Peter Pan, e da Belle, sua ex moglie e madre inconsolabile per la perdita del figlio. Tutti i personaggi di questa storia fanno un percorso a ritroso nella loro vita, ricostruiscono i momenti malamente vissuti o sprecati, vanno alla ricerca dei pezzi mancanti, indagano i come e i perché. Solo Belle guarda al futuro, forse perché con il suo passato è davvero in pace.

Non pensate che sia un romanzo triste o zeppo di buonismi. C’è il rock, c’è un matrimonio che finisce e due persone che non riescono a comunicare, c’è un padre che non ha fatto in tempo a capire suo figlio e Ona che si trova, suo malgrado, al centro di questo vortice di correnti. Aggiungendo, ovviamente, quelle che agitano il suo cuore, che riprende – d’improvviso – a battere forte. C’è l’amore, la gioventù passata, possibilità svanite come refoli di vento estivo. E c’è ancora quella bella sensazione che tutto possa ancora accadere.

E’ un libro che parla anche di cose che le donne non dicono, ma vivono: il rapporto con i figli, i conflitti con le amiche, il non essere e/o non sentirsi amate. Che vi devo dire? Non sono quel genere di lettrice che si commmuove. Eppure…

Lasciatevi stupire. Proprio come la copertina suggerisce.

A chi apparteneva quella reminiscenza, alla memoria della giovane Ona o della vecchia?
Si può rivisitare un ricordo per concederci l’opportunità di capire adesso ciò che non abbiamo capito allora?

Sfinita dal viaggio, la vecchia Ona frugava negli armadietti in cerca di un vaso e intanto desiderava
dire alla giovane Ona: Lo vedi l’iceberg che si avvicina? Nessuno ti amerà più di se stesso.

Ma la giovane Ona non riesce a vederlo.

 

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Vivo a Milano, dove mi occupo di comunicazione e nel poco tempo che mi rimane, tra lavoro e lettura (lettura, lettura), scrivo racconti (quelli per sole donne).

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