Pecoranera – Devis Bonanni

Titolo: Pecoranera
Autore: Bonanni Devis
Genere: Narrativa
Pagine: 208
Prezzo: 15.50 €

Quando ho trovato nella buca delle lettere “Pecoranera” di Devis Bonanni per recensirlo, ho alzato gli occhi al cielo temendo il peggio. In televisione, era già stata data qualche notizia riguardante giovani che avevano abbandonato la città per fare i pastori. Temevo fosse l’ennesima trovata editoriale che corre dietro a un fenomeno per i nostri tempi un po’ insolito ma molto curioso: quello di chi lascia il condominio per una casetta fra i boschi, i colleghi d’ufficio per un gregge di pecore e capre, il pc e il cellulare per un rastrello e una zappa. Troppo facile, vendere copie attirando lettori con sogni così diffusi, magari anche senza curare la scrittura e il contenuto.

Invece, mi sono ricreduta. In ogni caso, qualsiasi fosse l’intento, il risultato non è stato affatto male. Anzi: la narrazione non è solo chiara ma dotata di bellezza. C’è cura per i particolari, si definiscono con precisione ed esattezza cose e concetti, si descrivono luoghi e atmosfere senza profusioni inutili di parole e in modo non di rado affascinante.

Poi, il contenuto: sincero o, almeno, trasmesso con grande freschezza e con passione assieme. L’autore, Devis, racconta della sua personale esperienza di ventenne che decide di abbandonare l’università per darsi alla coltivazione di un piccolo orto dietro la casa dei nonni.

Nato e cresciuto nella Carnia, zona aspra e incantevole allo stesso tempo, si iscrive alla Facoltà di Informatica, più per accontentare le richieste dei genitori che per vero interesse. Poi, gli viene offerto un lavoro come tecnico informatico e decide di lasciare gli studi. La vita dietro la scrivania gli sta però ancora più stretta di quella passata sui libri e Devis si sente sempre di più una pecora nera: uno fuori dal gregge, uno che nel gregge non ci vuole stare perché per essere felice ha bisogno di altro.

È proprio questa natura poco incline a conformarsi a modelli imposti che lo conduce a ideare il suo coraggioso progetto: il “Progetto Pecoranera”, nome ovviamente non attribuito a caso. Per capire di cosa si tratti, oltre alla lettura del libro basta dare un’occhiata al Blog dell’autore (all’indirizzo www.progettopecoranera.it), dove è lui stesso a spiegare: “Come Thoreau, nei suoi due anni di vita nei boschi, ho iniziato quest’avventura per verificare se fosse possibile vivere altrimenti. Auto-produrre buona parte del cibo di cui ho bisogno, muovermi con mezzi alternativi all’automobile, riscaldare la casa con la legna e compiere tutte quelle scelte che sono annoverate tra le abitudini del bravo ecologista”.

In un angolo di Carnia, Devis vive in paese nella casa che gli hanno lasciato i genitori e ogni giorno coltiva la terra, non lontano, nel piccolo appezzamento di terreno ereditato dai nonni. Lì, ha ristrutturato una piccola casa trasformata in mensa e base per gli ospiti. Infatti, il sogno di Devis – come si racconta nel libro, dove non mancano storie di amicizia e di condivisione, non sempre facile, dell’amore per la natura – è quello di aprire il Progetto Pecoranera agli altri: di coltivare la terra assieme e di goderne i frutti, di portare a termine un lavoro in gruppo e di coabitare per un certo periodo in mezzo ai campi, con le attività agresti a scandire il ritmo della giornata. Devis è però realistico o per lo meno schietto e non nega che si tratti di un’idea di difficile realizzazione: le relazioni umane non sono sempre semplici e vi sono alcune incognite economiche all’orizzonte.

Il progetto nonostante questo continua e la storia che lo racconta è senz’altro un buon esempio di coscienziosa audacia, utile anche ad altri giovani desiderosi, magari di reinventarsi un mondo più sano di quello conosciuto.

E se per caso vi state ponendo la classica domanda “Ma chi glielo ha fatto fare?”, ecco per voi una risposta tratta direttamente dal libro: “Perché rimanere qui? Chiedetemelo ora! Do una risposta che vale per tutte. Avete mai visto un prato dopo un temporale estivo? Il sole che scansa le nubi e, furioso, ghermisce il manto vegetale. Il prato sembra evaporare assieme a quell’acqua che riempie l’aria di umidità. L’erba, metri cubi di fibra, impegnata in uno scatto da centometrista. Pare di vederla crescere sotto gli occhi. Misuratela. C’è una promessa dentro quei fili d’erba che si protendono ansiosi”

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Elisa è docente in un liceo, dottore di ricerca in Anglistica e giornalista pubblicista

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