Pablo D’Ors e “l’ala del racconto”

Autori di testi che spesso scivolano nel surreale, tra l’inquietudine e il divertimento, d’Ors ha portato al pubblico mantovano la sua passione e il suo stile:  la prosa va pensata come un canto alle cose di tutti i giorni. Il narratore deve redimere le persone dalla loro anonimità, deve far brillare le cose, lo sguardo deve partire dalle cose più piccole, più quotidiane. Bisogna partire dal reale per poi riuscire nell grottesco.
“Il matrimonio tra il sublime e il ridicolo, ecco quando si mischiano queste due cose per il narratore diventa molto interessante -ha detto d’Ors. Per me il lettore deve ridere ma deve esserci uno sfondo tragico. E’ un po’ come la condizione ilare-tragica dell’umanità”.
Per d’Ors il miglior racconto del suo ultimo libro, Il debutto (Aìsara edizioni), è Il nipote di Bernhard. Il protagonista è un personaggio molto tragico e molto grasso che s’innamora di una donna perfetta. “Non saprei dire perché mi piace, è un simbolo dei nostri sogni, della nostra illusione permanente, della illusione tragica con la realtà”.
Lo scrittore spagnolo, che ha affascinato il pubblico mantovano,ha poi chiarito la distinzione tra ciò che significano per lui il racconto e il romanzo. “Il racconto non è tanto cosa voglio raccontare, quindi non tanto l’argomento ma l’ellissi. Scrivere un romanzo per me è come una pazzia, un lavoro molto grande. 
Il racconto è come affittare una stanza, il romanzo è comprare una casa. Il racconto è avere un’avventura, il romanzo è scoprire l’amore e sposarsi. Il racconto è prendersi un aperitivo, il romanzo è andare a un banchetto. Il racconto è guardare un quadro, il romanzo è comprarlo e portarlo a casa. Il racconto è uno sprint, il romanzo è come fare una maratona. Il racconto è il servizio militare, il romanzo è la guerra”.

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