OLTRE LA PENNA di… Tiziano Fratus

Sabato e domenica si sono celebrate le Giornate di Primavera del FAI. Ogni anno il successo aumenta e aumenta anche la meraviglia di quei cittadini che faticano a credere quanta bellezza le generazioni passate ci abbiano donato. Oltre i palazzi più noti delle città e dei paesi, oltre le chiese e le basiliche, oltre i giardini botanici e i parchi comunali, oltre le torri, le piazze, le note ville signorili di epoche oramai dimenticate, il paese in cui viviamo ospita ancora centinaia e centinaia, migliaia di splendidi monumenti e residenze e architetture. Ci vorrebbero probabilmente anche delle Giornate di Primavera per celebrare la Natura in Italia, oggi così in difficoltà, col rischio sempre più incombente di chiusura dei parchi regionali e nazionali.

In queste ricorrenze amo mettere al servizio della comunità la mia esperienza come guida di passeggiate per cercatori di alberi secolari. Come già avevo fatto nel 2011 sono tornato ad accompagnare i visitatori nello splendido parco verticale di Villa Faraggiana a Meina, sulle sponde novaresi del Lago Maggiore. La giornata non è stata delle più idonee, la mattina all’alba temporale e vento forte, poi cielo coperto per tutto il giorno, ma almeno dalle undici in poi senza pioggia. Mi piace presentare gli alberi immersi nella storia dell’umanità, nell’intreccio di esistenze, competenze, sogni e guerre che vanno a comporre quel flusso di informazioni che è la storia che più o meno mastichiamo e conosciamo. Da dove viene la specie, chi l’ha importata, quali sono le caratteristiche botaniche per identificarla, toccarla e annusarla? Osservarne i dettagli, raccontare aneddoti di carattere storico o letterario, e ancora aggiungere altre storie, altri dettagli, altre informazioni. Per questo le mie visite raramente durano meno di due ore, e poi interrogo, cerco di mantenere accesa l’attenzione del visitatore, di stimolarla, di fare di questa breve esperienza un punto di partenza. Una delle più grandi soddisfazioni di questo mio percorso da uomo radice e cercatore d’alberi non è tanto quando qualcuno si complimenta per un mio libro che ha letto, il che ovviamente mi rende felice; ma è soprattutto quando mi dicono che dopo quella visita, dopo quella passeggiata, spesso quando sono in giro si impegnano a guardare gli alberi con curiosità: sarà un platano? E che platano sarà? Ha la corteccia giallastra? E le foglie quante punte hanno? Questo per me è fonte di gioia.

Se guardo la mia vita la vedo come un susseguirsi di ossessioni. L’ossessione per gli insetti da bambino, l’ossessione per la cultura giapponese e la musica degli Iron Maiden da adolescente, l’ossessione per la scrittura, il teatro, la poesia e la natura nelle mie diverse età adulte, se così si può dire. Oramai poesia e natura e scrittura sono un tutt’uno, si sono fuse insieme, intrecciate e rappresentano le mie radici, i miei parenti più prossimi, caratterizzano la mia fragile identità da Homo Radix.

Qualsiasi libro voi leggiate, che siano i racconti o le fiabe di Mauro Corona, le poesie alberologiche di Prevert, i saggi di Jacques Brosse e di Duccio Demetrio, Vandana Shiva o Wendell Berry, i viaggi di Bruce Chatwin, Roger Deakin, Robert Macfarlane, Davide Sapienza, Wu Ming, Luigi Nacci, dei grandi scalatori o di chi ne cuce la storia come Enrico Camanni o Reinhold Messner, i manoscritti e gli haiku di Basho o di Jack Kerouac, si tratta di spunti, di stimoli per poi andare con le vostre gambe, con i vostri piedi nei boschi, dove dimenticare ciò che vi appesantisce la vita e assorbire le energie per superare le angosce, le paure, l’irrisolto che vibra dentro di voi. Leggere è certo il modo più rapido e se vogliamo anche economico per conoscere e per condividere le esperienze, ma ciò che più conta è l’impulso a muoversi, ad uscire di casa, anche col libro in tasca o in borsa, a immergervi nel paesaggio per ammirare, ascoltare, annusare e assaporare. La natura è la nostra casa, anche se a fine giornata ci piace tornare nelle nostre abitazioni, trovare un piatto caldo sul tavolo e addormentarci sotto le coperte.

Tiziano Fratus (Bergamo, 1975) è un cercatore d’alberi secolari e documenta l’esistenza di alberi e boschi monumentali. Viaggiando in nord America, Europa e sud est asiatico ha partorito i concetti di “Homo Radix” e “alberografia” che hanno fecondato un’ampia produzione libraria, una quindicina di titoli fra i quali La linfa nelle vene, Le bocche di legno, Terre di Grandi Alberi, L’Alber de Milan, Il bosco di Palermo, Gli alberi pensano al mare, Ci vuole un albero, e fra gli ultimi titoli Il sussurro degli alberi (Ediciclo), Manuale del perfetto cercatore d’alberi (Feltrinelli) mentre è in uscita L’Italia è un bosco (Laterza). Ha realizzato diverse mostre fotografiche, anche su commissione per l’Orto botanico di Palermo ed il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino che sono state ospitate in manifestazioni quali il Salone Internazionale del Libro di Torino e Letteraltura. Cura la rubrica Il cercatore di alberi sulle pagine del quotidiano «La Stampa». Ha disegnato itinerari e guida passeggiate per cercatori d’alberi in varie regioni italiane. La sua poesia va sotto il nome di Nuova Poesia Creaturale ed è stata pubblicata in diversi volumi, tradotta in varie lingue e pubblicata in antologie e riviste internazionali. Sito: www.homoradix.com

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