OLTRE LA PENNA di… Emilio Marrese

Vi propongo un gioco. Nel romanzo che ho scritto per Piemme, Il buio ha paura dei bambini, il protagonista è un ragazzino napoletano che, dopo una tragedia famigliare, viene adottato da una famiglia bolognese. Siamo negli anni Settanta e Angelo, questo il suo nome, si trova così catapultato all’improvviso in un altro mondo rispetto a quello dal quale proviene. E ogni tanto, qua e là mentre gli succedono cose che non vi dirò ora (e che porteranno a un finale a sorpresa), si mette a elencare le differenze tra questi due mondi, attraverso il suo sguardo disincantato, ingenuo e adulto al tempo stesso. Vi ripropongo alcuni di questi passaggi, invitandovi, se vi va, anche solo mentalmente, a fare lo stesso, specie se nella vita vi sarà capitato non di essere adottati, ma di cambiare di colpo mondo. Anche passando solo da un condominio a un altro, da un ufficio all’altro, da una moglie all’altra, da una squadra all’altra eccetera eccetera.

“Io di Bologna, prima di venirci, sapevo solo che oltre a ’sti tortellini ci facevano lo zecchino d’Oro e non avevo nessuna intenzione di far parte del piccolo coro dell’Antoniano, anche se credevo che mi avrebbero costretto. Invece no, per fortuna. Non sapevo nient’altro. Non sapevo, per esempio, che a Bologna gli autobus sono arancioni e in certe ore non si pagano, mentre a Napoli sono verdi e non si pagano in nessuna ora, ma perché sono i passeggeri a deciderlo, mica l’autista.

A Bologna le insegne dei negozi sono dipinte a mano e non illuminate. A Bologna il droghiere non vende droga ma salami e dolci, a Napoli si chiama salumiere e mi pare più logico.

A Bologna uno che non sa giocare a pallone è tristo con la o.

A Bologna davanti alle femmine bisogna addirittura metterci l’articolo (la mamma, la nonna, la Giovanna, la Maria), mentre a Napoli si risparmia pure sulle sillabe (Giovà, Marì) però così le persone sembrano più vicine e non che le devi nominare tenendole per le pinze.

A Bologna i marciapiedi sono coperti e si chiamano portici, a Napoli quando piove ti bagni più che in qualsiasi altra parte del mondo.

A Bologna ci sono piccioni che cacano ovunque, pure sotto i portici, e li senti sempre fare glugluglu. Anzi a Bologna non cacano: cagano con la g. A Bologna i palazzi sono antichi, bassi e hanno i tetti di tegole rosse, a Napoli sono altissimi che non vedi cosa c’è sopra e quelli antichi sono vecchi e basta.

A Bologna quando un bambino entra in un negozio fanno finta che gli piace, a Napoli fanno finta che non l’hanno visto. A Bologna il cappotto lo chiamano paleto’ e il giubbino o il giubbotto hanno una bi di meno. A Bologna si gioca a scopa con le carte napoletane, a Napoli non si gioca con le carte bolognesi.

A Bologna i bambini li chiamano cinni e tutti dicono sempre soccia oppure – le femmine – soppa, oppure bonalé per dire basta e dai mò quando vogliono dire jamme. A Bologna girano tutti in bicicletta, anche i bambini, l’ho detto, a Napoli solo dentro casa, e se il semaforo è rosso a Bologna ci si ferma e si aspetta. A Bologna il bambino che per primo vede una suora per strada tocca un altro bambino e dice tua la suora, perché porta sfiga, io a Napoli a scuola andavo dalle suore e adesso capisco molte cose. A Bologna se un bambino ti tocca dietro l’orecchio devi sbatterti una mano forte in fronte subito, perché sennò vuol dire che sei ricchione. Ricchione a Bologna si dice busone. E scemo si scrive semo, come lo pronunciano. Sarà per quello che i semi li chiamano brustulini, per distinguere.

A Bologna i bambini in latteria possono comprare un bicchiere di spuma, che è come la Coca-Cola o l’aranciata ma allungata con l’acqua così costa meno, a Napoli non sono mai stato in latteria da solo. A Bologna c’è il latte Granarolo o Ala nelle bottiglie, a Napoli quello della centrale in cartoni a forma di piramide.

A Napoli se non hai voglia la spesa te la porta a casa un ragazzino, basta telefonare e dire cosa vuoi poi paghi quando ce li hai, a Bologna la spesa te la vai a fare da solo anche se hai 40 di febbre.

A Napoli c’è uno zoo, a Bologna un leone in una gabbia dentro i Giardini Margherita e dorme sempre. A Napoli la mozzarella sa di mozzarella e il pane sa di pane, a Bologna sanno tutt’e due d’acqua e aria. A Bologna quando i lampioni per strada restano spenti dicono che è per colpa dell’austerity, a Napoli che si sono fottuti le lampadine.

A Bologna le bidelle sono le dade e la monnezza invece si chiama rusco.

A Bologna, secondo me fa buio prima.

A Bologna, se sapevo che i bolognesi odiano i napoletani, mica ci venivo.

emilio marrese

Emilio Marrese nasce a Napoli nel 1967 e cresce a Bologna; dal 2002 vive a Roma dove è vicecaporedattore a «la Repubblica», testata per la quale lavora dal 1987. Collabora inoltre con «l’Espresso» e con Radio Capital. Nel 2010 pubblica il suo primo romanzo Rosa di fuoco (Pendragon) che vince il Premio Coni per la narrativa e nel 2011 viene tradotto e pubblicato da Ediciones B in Spagna, Cile, Messico e Uruguay. A dicembre 2012 esce il racconto ucronico a tema sportivo Il terzo scudetto. Una Fortitudo da favola (Pendragon). A febbraio 2015 va in libreria per Piemme il suo nuovo romanzo, Il buio ha paura dei bambini.

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