OLTRE LA PENNA di… Barbara Fiorio

Dal momento in cui Gli Amanti dei Libri mi hanno chiesto di andare oltre la penna e scrivere di un fatto d’attualità, in questi giorni, con discutibile senso di ironia, l’attualità ha indetto una gara apocalittica per offrirmi spunti.

La campagna elettorale, la nevicata del secolo sulla mia regione, il Papa che abdica, il sì francese ai matrimoni gay, San Valentino, la giornata contro la violenza sulle donne, una pioggia di meteoriti, un terremoto, il Festival di Sanremo.

A quel punto ho pensato di svicolare con astuzia e ridere di come in Troy, il colossal hollywoodiano trasmesso l’altra sera in prima serata alla tv, sia stata completamente stravolta l’Iliade, con indubbio senso commerciale, indubbio vuoto culturale e buona pace di Agamennone a cui è toccato morire davanti alle mura di Troia, lasciando Clitennestra a bocca asciutta.

Ma poi son tornata a osservare i puntini che l’attualità mi ha lasciato sul foglio e unendoli ho scoperto una cornucopia di desideri che tutto sommato potrei anche esprimere.

Vorrei un Paese dove l’abdicazione di un Papa fosse un evento storico ma non politico e coinvolgesse solo i cattolici e non tutti coloro che sperano ogni giorno di avere uno Stato davvero laico, senza ingerenze di qualsivoglia spiritualità. Vorrei dei politici che vivessero la propria religione in una sfera intima e personale, senza imporla come morale agli altri. Vorrei anche dei politici che non mortificassero le donne con domande imbarazzanti, che non sfruttassero i terremoti per fare campagna elettorale, che rispettassero le Leggi dello Stato che rappresentano e avessero la dignità di abbassare la testa con vergogna quando vengono colti nell’atto di aggirarle e storpiarle, quelle Leggi. Vorrei che le donne non dovessero ritrovarsi nelle piazze a fare balletti pop per chiedere di non trattarle male e vorrei anche che si smettesse di usare la parola femminicidio, perché esiste già omicidio, che dice tutto, e non ci servono altre discriminazioni, ne abbiamo già a sufficienza, compresi i tacchi con le zeppe.

Vorrei elettori che non vendessero il proprio voto al costo di una tassa e una menzogna ma anche che non scendessero in piazza solo per confrontare tra loro il proprio livello di scurrilità e violenza o che non telefonassero alle trasmissioni in diretta per lamentarsi della neve sotto casa, chiedere se portare i figli a scuola il giorno dopo e denunciare il ritardo dell’autobus. Perché il governo sarà anche ladro se piove, ma se nevica forse è solo neve.

E vorrei un popolo che non avesse paura di ciò che è diverso da lui, perché una coppia è una coppia se si ama e ha un progetto e non vedo in quale modo questo possa nuocere agli altri come non vedo per quale ragione venga privata dei diritti che hanno tutti, compreso quello di festeggiare il 14 febbraio, se ci tiene, o di baciarsi sul palco dell’Ariston.

Vorrei infine farvi notare che, nonostante tutti i colossal americani abbiano decretato che qualunque catastrofe naturale o invasione aliena si abbatta sul nostro pianeta, comincia dagli USA, la pioggia di meteoriti è caduta sulla Russia, vanificando il lavoro di decine di registi hollywoodiani.

Barbara Fiorio, nata a Genova nel 1968, formazione classica, studi universitari in graphic design, un master in marketing communication, ha lavorato per oltre un decennio nella promozione teatrale ed è stata la portavoce del presidente della Provincia di Genova.

Tante passioni e due, in particolare, la accompagnano fin da quando era una bambina: leggere e scrivere. Ha pubblicato il saggio ironico sulle fiabe classiche C’era una svolta (Eumeswil 2009) e il romanzo Chanel non fa scarpette di cristallo (Castelvecchi 2011).

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