Ogni cosa alla sua stagione – Enzo Bianchi

Titolo: Ogni cosa alla sua stagione
Autore: Bianchi Enzo
Data di pubbl.: 2010
Casa Editrice: Einaudi editore
Genere: Autobiografia, Saggi
Pagine: 127
Prezzo: 17

Questo libro mi è stato suggerito da un anziano e saggio signore: mio zio.

Mio zio è un prete; Don Gianni ora in pensione. Una persona che per tutta la vita e ancora oggi cerca il modo per ringraziare Dio e per renderGli servizio. Credo che la lettura delle pagine di Enzo Bianchi sia un modo come un altro per capire la vera essenza del messaggio cristiano.

Detto questo aggiungo che la lettura di questo testo non è preclusa anche a chi cristiano cattolico non lo è. Bianchi, fondatore e priore della Comunità Monastica di Bose, ripercorre la sua vita nel tempo e nello spazio, paragonandola al passare delle stagioni.

Per Bianchi l’estate è la giovinezza, quando con gli amici trascorreva:

“…i momenti di gioia serena nello starcene sdraiati sull’erba, accanto alla fiamma dei falò, a guardare il cielo e le stelle, raccontandoci l’un l’altro ciò che ci bruciava nel cuore.”

Il suo è uno sguardo disincantato, ma pieno di poesia sulla vita. Numerosi sono i passi che vanno sottolineati e riletti più volte.

“Solo un amore riconosciuto come dono può crescere, dilatarsi fino a suscitare quella gioia che affinata può essere confermata, quella speranza che cantata diventa promessa, quella saldezza che impedisce di essere turbati”. Pag. 19

Il punto di vista dell’autore è quello di un monaco che vive nel mondo, pur cercando rifugio nella sua cella, secondo l’insegnamento di abba Arsenio “Fuge, tace, quiesce”. Fuggi, taci, riappacificati.

La lode al vino “una bevanda che è anche espressione di una civiltà” pag. 35 rivela però che dopo l’isolamento, arriva sempre il momento dell’incontro:

…bere vino richiede che uno abbia voglia di aiutare la vita, che accetti le vicissitudini della vita, che aspiri a dare sapore ai suoi giorni, che aneli a celebrare ciò che dà gioia: l’amore, l’amicizia, l’incontro, un evento insperato o a lungo atteso e desiderato.” Pag. 34

Nei giorni del focolare si ricorda l’importanza del condividere il cibo:

“….la tavola è il luogo della fiducia nell’altro, dello sperare insieme qualcosa di comune per il futuro, dell’amore nello scegliere, preparare, offrire e servire il cibo agli altri” pag. 47

Quando ritorna nella sua cella, Bianchi si interroga sui mali della nostra società, ad esempio parlando degli emigrati dice che:

“…corrono dove c’è il pane, dove sperano di star meglio non tanto loro stessi quanto i loro figli, ma quello che trovano sono terre di altri, luoghi sconosciuti e non sempre capaci di accoglienza.” Pag. 50

Quelle descritte da Enzo Bianchi sono le stagioni di tutti gli uomini, in cui ognuno è libero di rispecchiarsi.

A Voi il piacere di trovare la vostra!

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