I misteri di Napoli – Paolo Melissi

Titolo: I misteri di Napoli
Autore: Paolo Melissi
Data di pubbl.: 2019
Casa Editrice: Historica edizioni
Genere: Diario di viaggio, saggio divulgativo
Pagine: 185
Prezzo: 13 euro

Parto. Non dimenticherò né la via Toledo né tutti gli altri quartieri di Napoli; ai miei occhi è, senza nessun paragone, la città più bella dell’universo: con queste parole si era espresso Stendhal, che immerso nella magnificenza degli scorci partenopei era arrivato ad assurgerla a seconda capitale d’Europa assieme a Parigi.

Con lui, Goethe e poi ancora Matilde Serao, Guido Piovene e un’infinità di scrittori hanno cercato nel tempo di individuare i tratti connotativi sfuggenti che convivono o si sommano tra vicoli, porto, piazze storiche e palazzi nobiliari e che ne definiscono il genius loci. Sono le bellezze architettoniche, di scorci ma anche di voci e sguardi che contribuiscono a formare soltanto una parte dell’eterna fascinazione della città partenopea in chi la visita.

C’è una forza di attrazione altra, che venga dal mito o dalla storia con s maiuscola e minuscola, e che si fa identità presentissima eppure ossimoricamente inafferrabile: Paolo Melissi ne I misteri di Napoli, cahier de voyage per i tipi di Historica Edizioni, ci chiama a un tentativo di identificazione dell’inafferrabile.

Un esercizio – nel senso più alto del termine – affettivo, densamente affettivo: Come si fa a descrivere Napoli, ridondante per eccellenza, a costringerla nella forma di una pagina? si domanda da scrittore attento al senso delle modificazioni di senso del tessuto urbano (Melissi è ideatore, tra le altre cose, delle Passeggiate d’autore milanesi, percorsi letterari con scrittori che narrano la propria visione di città). Decide di imbastire un itinerario di luoghi di mistero tra i più noti e altri invece intimi, individuali, misteri domestici selezionati scientemente (altro che flânerie, confessa).

Nelle pagine del libro ci accompagna, vera guida ideale di Chiaia, e del cuore greco della città diviso ancora in Cardini e Decumani, oltre che delle vie dei librai e della pasticceria notissima fino ad attraversare i Quartieri Spagnoli, Spaccanapoli e le case patrizie, ricche di una storia dell’umano e del disumano, tracce sparse delle diverse dominazioni.

Sceglie la nobile e antica forma del diario di viaggio – esteriore come spunto, interiore in ultima analisi – Melissi, su tre direttrici: mito, storia e letteratura. E dal mito muove, rivelando che la città notoriamente protetta da San Gennaro (di cui c’è chi afferma di essere tutt’oggi parente e di godere pertanto di particolari privilegi che ne fanno un essere superiore, tramite diretto con il divino) beneficia anche della benevolenza generosa di un essere leggendario, la meno conosciuta Sirena.

Ma la protezione il Bene e la buona sorte, a Napoli, sono modulabili, racconta Paolo Melissi: chiunque necessiti di conforto e soccorso può rivolgersi per un aiuto ad personam addirittura a chi non c’è più, come al Cimitero delle Fontanelle, dove, racconta, si possono scegliere le spoglie di un trapassato che interceda per un miracolo, piccolo o grande che sia. Nel caso la supplica non sortisca l’effetto desiderato, pare si possa avanzare una seconda scelta, optando per le ossa di un altro estinto.

Paolo Melissi racconta come Aldilà e aldiqua convivano in un unicum quotidiano di assistenza e di presenze arcane che sembra vaghino libere, come il munaciello, piccolo monaco dispettoso, o di spiriti con conti in sospeso, che chiedono vendetta oppure, più modestamente, di ritrovare il proprio copricapo perduto. Narra anche delle anime in pena e tuttora vaganti di nobildonne rinchiuse loro malgrado nel convento a Sant’Angelo a Baiano a contenere la loro passionalità licenziosa (eccessi di sensualità che alimentano un altro mito, quello di Giovanna II, governatrice di appetito sessuale vorace, ideatrice della leggendaria botola nel suo palazzo in cui far precipitare, uccidendoli, gli amanti: una delle tante crudeltà appannaggio della mal sopportata classe dominante, ciecamente indifferente alle necessità del popolo).

E ancora, sempre a metà tra mito e Storia, ne I misteri di Napoli l’autore traccia il legame della città con quelli del lontano ma non troppo Egitto, testimoniati da seminascoste tracce architettoniche; elenca poi le bellezze dei luoghi virgiliani e di altri, imprescindibili, aperti allo sguardo o da trovare ben custoditi come la statua del Cristo velato in tutta la sua straordinarietà.

 

Esce dalla Napoli turistica, Paolo Melissi: coglie con occhio fermo e rispettoso totalità e particolare in un racconto urbano che si frange in altri, moltiplicandosi di pagina in pagina.

Quello che ne risulta è un ritratto accorto e affascinante lontano dallo stereotipo di una città di bellezza di carne e spirito anche nel suo misterioso doppio, un’intera città ipogea di cui non tutti sono a conoscenza, specchio riflettente che racconta in lingua differente ciò che accade in superficie.

Diventa crocevia unico di energie palpabili e onnipervasive, Napoli – anche provate scientificamente, con l’incrocio di proiezioni telluriche note – che ne definiscono l’anima profonda tra sacro e profano.

E si fa strabordante di una complessità in cui tutto convive e trova un suo posto secondo una personale logica.

 

La scrittura di Melissi, godibilissima, incalza: costeggia, evitandolo, il facile quadretto e consegnandoci invece un ritratto compiuto e affettuoso, che ci sprona a partire – o ripartire – per Napoli. Al più presto.

 

Anna Vallerugo

 

 

 

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