Novità in uscita nella settimana dal 5 al 10 novembre 2012

ROMANZI

Daniel Grant è un adolescente appassionato e di talento: la musica, il disegno, la fotografia, le uscite in barca a vela. Ha un amico del cuore, che per lui è come un fratello, e una famiglia allargata calorosa e avvolgente nella sua complessità. Non manca niente, e il futuro si preannuncia altrettanto generoso. Fino a una domenica di settembre e a un evento tragico che precipita Ella e Patrick, i suoigenitori, in una voragine di dubbi e sensi di colpa. Perché è accaduto? E loro, sempre così dediti e attenti, dov’erano? Quali segnali non hanno saputo o voluto cogliere? Scoprire la verità, per quanto dolorosa, è l’unico modo per dare un senso e prospettive dignitose a una vita che sembra aver perso ogni sapore, ogni colore. Perché «non c’è nulla di più potente della conoscenza», anche quando rischia di annientarti. Comincia così una ricerca ostinata di tracce e responsabilità, fatta anche di brucianti attriti familiari, che illumina a poco a poco di una luce diversa volti, situazioni, dettagli appena intravisti e poi rimossi, ma restituisce al tempo stesso la certezza della gioia condivisa, dell’amore scambiato. E il finale, contrariamente a ogni aspettativa, è una festa, un commiato colmo di speranza da un gruppo di personaggi disegnati con una sapienza e una delicatezza sorprendenti, più veri del vero, eppure – anzi, forse proprio per questo – straordinari.

“Quel che ora sappiamo” di Catherine Dunne. Dall’8 novembre in libreria. Guanda Editore.

«Il tempo trascorso con un libro non è mai del tutto sprecato, nemmeno se l’esperienza non è stata felice: qualcosa da imparare c’èsempre.» Fedele a questa affermazione alla base della sua «filosofia di lettura», Nick Hornby ci accompagna in un viaggio tra i suoi variegati acquisti libreschi, cogliendo l’occasione per parlarci non solo di libri, ma anche e soprattutto di amore, di figli, di sesso, di calcio, di musica… in una parola, di vita. Che si tratti di un poderoso saggio di oltre seicento pagine su sei anni di storia della Gran Bretagna, imprevedibilmente avvincente, o di un classico come Dickens (letto però su un e-reader per provare il brivido del contrasto…) oppure ancora di una serie di libri per ragazzi letti insieme ai suoi figli, i consigli e i commenti di Hornby sono sempre dettagliatissimi, fuori dagli schemi e molto divertenti. Piacevoli come e più dei romanzi di cui scrive. Certo, ci sono anche dei momenti di interruzione dovuti a cause di forza maggiore, per esempio i Mondiali di calcio. Capita allora che, sotto una montagna di cartelloni dei risultati e ricevute di scommesse, si ritrovino sparsi un po’ dovunque avanzi di romanzi sbocconcellati, ma nulla che non si possa recuperare dopo il fischio finale e a televisore spento. Perché bisogna ricordare che «quello che mette la palla in rete, la persona che conta davvero, è il lettore. È lui a calciare, è lui a segnare».

“Sono tutte storie” di Nick Hornby. Dall’8 novembre in libreria. Guanda Editore.

Sono uomini e donne deportati in Siberia i protagonisti del romanzo, e le storie di questi trotzkisti – che si incontrano in uno sperduto villaggio ai confini del mondo, si legano di amicizia, si confrontano, si amano – ci raccontano gli anni strazianti in cui tanti, come Serge, furono imprigionati a causa della loro aperta opposizione al regime staliniano. Sono uno spaccato, a forti tinte autobiografiche, del mondo di brutalità dove Stalin ha già rinnegato gli ideali di una rivoluzione che si è appena messa in moto e l’onesto credo in un mondo migliore dei bolscevichi della prima ora è  totalmente tradito dal cinismo e dalla crudeltà degli uomini che tengono le redini del potere.
Pubblicato per la prima volta nel 1940, Se è mezzanotte nel secolo precede di anni le opere di Koestler e Solgenitsyn e offre un ritratto della Russia staliniana come di una macchina atta ad annientare uomini, corpi e anime. In un paese dove gli avversari del regime muoiono nell’anonimato svanendo come se non fossero mai nati, Serge, uno dei primi a far sentire la propria voce, svela con fermezza e coraggio l’uso della tortura fisica e psicologica, restituendo loro un nome e un volto e salvandoli dall’oblio del silenzio.

 “Se è mezzanotte nel secolo” di Victor Serge. Dall’8 novembre in libreria. Fazi Editore.

Da anni, ogni mattina, la giornalista Holly Costantine si sveglia accanto al marito, un uomo che lei sente distante che,ormai,quasinon riconosce più. Da anni, sempre alla stessa ora, prende il treno da Brighton per recarsi negli uffici della BBC, a Londra. Da anni, la vita di Holly viaggia sui binari della routine, monotona e prevedibile come un noioso film visto troppe volte… Fino al giorno in cui un terribile incidente ferroviario non stravolge la sua esistenza. Al buio, avvolta dal fumo, spaventata e confusa, Holly non ce l’avrebbe fatta senza l’aiuto di quello sconosciuto che, in attesa dell’arrivo dei soccorsi, le ha tenuto la mano e l’ha rassicurata, ripetendole che tutto sarebbe andato bene. Allora, quelle parole le hanno dato la forza di resistere e, alcune settimane dopo, sempre quelle parole le danno il coraggio di superare la paura e di riprendere il treno per tornare al lavoro. Ed è lì, nella solita carrozza, che Holly riconosce l’uomo misterioso che l’ha salvata e decide di presentarsi. Uniti dall’esperienza traumatica che hanno condiviso, e spinti da un’irrefrenabile curiosità, i due iniziano così a frequentarsi, a conoscersi, a condividere gioie e dolori. Ma presto la situazione rischierà di sfuggire loro di mano, portandoli a fare delle scelte che cambieranno per sempre la loro vita…

“Il giorno che ci incontrammo”, di Lizzie Enfield. Dall’8 novembre in libreria. Tre60 Editore.

Mathilde è giovane, ricca e presumibilmente bella. Ha deciso di trascorrere gli ultimi giorni di vacanza nella storica villa del bisnonno, dove ogni estate l’intera famiglia si riunisce. Con lei ci sono la nonna Madeleine, il nonno Paul, le prozie, il cugino Victor, tutti ansiosi di farle le domande di rito, visto che sono due anni che non la vedono. Le conversazioni durante i pasti e le passeggiate in collina si trasformano in un confronto tra generazioni che faticano a comprendersi, finché il nonno, orgoglioso della nuova piscina, fa una concessione che provoca scalpore. La mancanza di gusto è un romanzo d’esordio elegante e tagliente che, attraverso una scrittura raffinata, offre un ritratto della morale borghese di una famiglia che continua a tramandare il rito dei pregiudizi e la difesa dei privilegi. L’eleganza dello stile e l’impietoso ritratto dell’agiatezza francese rievocano immediatamente le atmosfere del Dio del massacro di Yasmina Reza e del capolavoro di Jean Renoir, La regola del gioco, il suo film più caustico e graffiante.

“La mancanza di gusto” di Caroline Lunoir. Dal 6 novembre in libreria. 66thand2nd Editore.

Hannes Bergtaler entra nella vita di Judith, single fra i trenta e i quarant’anni, trafiggendole… un tallone al supermercato. Non passa molto tempo, ed ecco che Hannes spunta nel raffinato negozietto di lampade che Judith gestisce insieme alla giovane Bianca. Le regala fiori, organizza cene romantiche e in breve i due iniziano a frequentarsi assiduamente. All’inizio è tutto perfetto. Hannes, architetto di successo, non solo è il sogno di qualsiasi suocera, ma in un attimo conquista anche l’intera cerchia di amici di Judith. E lei è più che lusingata di essere messa su un piedistallo da un uomo che non sembra volere altro che adorarla. A poco a poco, però, Judith comincia a sentirsi sempre più oppressa dalle continue prove d’amore di Hannes, sempre più soffocata dalle sue attenzioni. Si sente chiusa in gabbia, sotto controllo. Tutti i suoi tentativi di escluderlo dalla propria vita falliscono. Lui la perseguita persino nei sogni, e quando lei si sveglia è di nuovo lì che l’aspetta… È Judith che non riesce a riconoscere l’uomo perfetto neanche quando ci sbatte contro, oppure Hannes ha davvero un lato oscuro? Un’appassionante storia di amore e ossessione: dopo il grandissimo successo di Le ho mai raccontato del vento del Nord, Daniel Glattauer sfida nuovamente le leggi del genere romantico, questa volta aggiungendo un elettrizzante tocco di suspense.

“Per sempre tuo” di Daniel Glattauer. Dal 7 novembre in libreria. Feltrinelli Editore.

Hannes e Uli sono cresciuti insieme, condividendo tutto per vent’anni, anche la passione per le moto, fino al giorno in cui Hannes ha un incidente ed entra in coma. Passano giorni, settimane, mesi e le sue condizioni non migliorano: Hannes non si risveglia. Poco alla volta tutti perdono le speranze, genitori compresi. Tutti tranne Uli, che non vuole darsi per vinto e si rifiuta di credere che non riavrà più l’amico del cuore. Senza smettere di stargli vicino, andarlo a trovare e fargli sentire il proprio amore, Uli inizia a scrivergli una lettera dopo l’altra. Le consegnerà ad Hannes quando finalmente riaprirà gli occhi, perché sappia per filo e per segno ciò che è successo mentre lui era inchiodato in un letto d’ospedale, “attaccato a tubi e macchinari”. Nate in risposta a un’esigenza quasi scaramantica di continuare a lottare, le lettere permettono a Uli di non impazzire dal dolore, trasformandosi in un diario che poco alla volta lo aiuterà a conoscere meglio se stesso e gli insegnerà che il solo vero modo di andare avanti è accettare l’inevitabile.

“Quando tornerai” di Rita Falk. Dall’8 novembre in libreria. E/O Editore.

Suonando pezzi di vetro è il diario del ritorno sul palco di un giovane musicista dopo un periodo di lontananza dai riflettori. Undiario sincero e fragile, scandito a ritmo di musica, di poche settimane destinate a segnare l’esistenza del protagonista. Poche settimane vissute fra la quotidianità di un lavoro qualunque, le serate in sala prove o in tour con i compagni di una vita e la ricerca di una stabilità emotiva. Costantemente in bilico fra le inquietudini di un passato in eterno ritorno e l’esigenza di un nuovo equilibrio e nuovi lampi di serenità. Un romanzo crudo e diretto, figlio del caos di questi anni senza identità.

“Suonando pezzi di vetro” di Roberto Bonfanti. Dal 6 novembre in libreria. Neverlab Editore.

 

Nel pieno della Guerra dei sette anni Lord John Grey, brillante ufficiale dell’esercito inglese e figlio cadetto di un’aristocratica famiglia, si trova a combattere su più fronti: ha appena scoperto che il suo amore segreto lo tradisce, non riesce a venire a capo del mistero che si cela dietro le pagine strappate del diario di suo padre, morto suicida anni prima, e viene catapultato in pieno nella terribile battaglia di Hücklesmay, dove inglesi e prussiani fronteggiano le forze imperiali e francesi. Ferito è costretto a far ritorno a casa, dove riuscirà, con l’aiuto di uno scozzese giacobita, James Fraser, a scoprire che dietro il suicidio del padre in realtà si cela un omicidio commesso da qualcuno che lui conosce bene…

“Lord John e una verità inaspettata” di Diana Gabaldon. Dall’8 novembre in libreria. Corbaccio Editore.

GIALLI, THRILLER E NOIR

 

Chi conosce Alice Allevi sa bene che il suo rapporto con la medicina legale è piuttosto difficile, per non dire conflittuale. Ma quello che nessuno sa è in che modo la pasticciona ma intraprendente Alice è approdata a questa scelta che tante amarezze (e quasi altrettante soddisfazioni) le procura. In questo romanzo la incontriamo ventitreenne, in preda a una vera e propria crisi personale: come dire alla famiglia che lei non si sente affatto pronta per concludere gli studi in medicina e lanciarsi in una sfolgorante carriera come tutti i suoi cari sognano? Ma poi un brutale omicidio commesso proprio in casa di sua nonna Amalia, vittima la giovane badante russa, scompiglia le carte del suo destino. Perché il medico legale che arriva sul luogo del delitto è un giovane, scostante e bellissimo Claudio Conforti…

“Sindrome da cuore sospeso” di Alessia Gazzola. Dall’8 novembre in libreria. Longanesi Editore.

L’August, che dà il titolo a questo racconto di Christa Wolf, l’ultimo che ha scritto e che esce postumo, fa la sua prima, rapida apparizione nelle struggenti pagine finali di Trama d’infanzia, laddove si racconta del crollo del nazismo e, insieme, del sistema di valori e di certezze che avevano retto il mondo dell’adolescente Nelly Jordan e della sua famiglia. Nelle ultime pagine del libro si narra la tubercolosi della protagonista, il sanatorio e l’amore mal governato di un bambino a sua volta malato. In quel sanatorio, teatro di esperienze dolorose e di privazioni, ma anche di momenti felici e di sentimenti duraturi, prende forma l’amore infantile, il bisogno di un legame forte da pretendere giorno per giorno e da difendere con vitalissima caparbietà. È ciò che fa August. Quel sentimento crescerà con lui, durerà oltre la fine del lavoro che s’è scelto e ha fatto volentieri, oltre la serena storia con la donna che lo ha accettato e gli ha tenuto compagnia nel corso della vita.

 “August” di Christa Wolf. Dall’8 novembre in libreria. E/O Editore.

L’abbiamo conosciuto alle prese con l’investimento di una gattara ne I gatti lo sapranno; l’abbiamo seguito sulle tracce di un professore scomparso in Ci saranno altre voci; abbiamo assistito insieme a lui alla piena del Tevere sbrogliando il mistero di un bimbo abbandonato ne Il silenzio degli occhi. Ora però è agosto e anche per il commissario Ponzetti è arrivato il momento di andare in vacanza. Le valigie sono già pronte e la famiglia lo aspetta per la villeggiatura ma ecco che l’omicidio di un giovane ghostwriter, collaboratore di vari politici nonché autore dell’autobiografia di un celebre ballerino di tango, trattiene inevitabilmente il commissario tra le strade di Roma.
In questa vicenda ingarbugliata in cui ruoli e identità si confondono, niente è come sembra. L’acume e il proverbiale buon senso di Ponzetti, le sue armi migliori, saranno messi a dura prova da questa che si profila come l’indagine più intricata per il nostro commissario affiancato come sempre dal fido Iannotta.

“Portami a ballare” di Giovanni Ricciardi. Dall’8 novembre in libreria. Fazi Editore.

 7 dicembre 1941: durante un’esplorazione in una cavità su un’isoletta al largo delle coste dello stato di Washington, cinque
ragazzifanno una scoperta entusiasmante, bruscamente interrotta dalla notizia dell’attacco a Pearl Harbor.Più di sessant’anni dopo Juan Cabrillo dovrà tornare su quell’isoletta per scoprirne il segreto, che riporta ben più indietro nel tempo, a un’antica spedizione cinese e a una maledizione che dura da oltre cinquecento anni.Il prezzo della sfida, però, potrebbe essere la morte per Juan Cabrillo…

“Oceani in fiamme” di Clive Cussler. Dall’8 novembre in libreria. Longanesi Editore.

Ennesima giornata frenetica per Sarti Antonio, sergente della Questura di Bologna. Appena rientrato da un turno di servizio,ancora in tenuta antisommossa viene convocato d’urgenza dall’ispettore capo: al ricco imprenditore Giulio Messini è stata appena rubata la sua lussuosa jeep Grand Cherokee. Sarti Antonio pensa subito alla nuova fidanzata della vittima, Marcella Carlotti, detta Rasputin, dietro alla quale sta da tempo nella speranza di prenderla con le mani nel sacco. Anzi, sul volante delle troppe auto rubate negli ultimi tempi a Bologna. Ma con la Grand Cherokee del Messini, Rasputin non ha avuto fortuna: sul pianale dell’auto ha trovato una sorpresa che l’ha sconvolta e ora, in una piovosa notte di primavera sui colli attorno a Bologna, telefona a Sarti Antonio per chiedergli aiuto. Non basta. A complicare ulteriormente le cose, l’“Elegante” e indisponente (o così la pensa Sarti) Giulio Messini denuncia il furto di un dipinto, tanto bizzarro quanto sinistro, chiamato La scimmia che ride, di un pittore del Settecento, Francesco Malagoli. Uno strano furto, visto che i ladri hanno preso il Malagoli e ignorato un Guido Reni che vale molto, molto di più. C’è qualcosa, c’è molto che non funziona a Bologna e forse Rasputin potrebbe aiutare il questurino a capirci di più. Ma Rasputin sparisce. Seguendo le sue tracce, Sarti Antonio si trova invischiato nel caso più ingarbugliato e sanguinoso che mai gli sia capitato fra le mani, al punto che gli accade di “passare dall’altra parte”, interrogato come persona informata dei fatti, e rischia addirittura l’arresto. Chi è il misterioso Samir, sospetto terrorista islamico che si accompagna a Rasputin, braccato da due spietati killer? Per quale motivo tutte le piste sembrano condurre alle rovine fantasma de L’Aquila post terremoto? Che legame c’è tra La scimmia che ride e una fantomatica unità commando britannica in azione nei giorni più oscuri del collasso del regime fascista? Che cosa ha portato al coinvolgimento diretto dei Servizi segreti italiani, della CIA e di un misterioso uomo politico? Quale ruolo gioca l’enigmatico, pericoloso Uomochefuma? Un labirinto di crimini del passato e intrighi del presente, le menzogne della politica e i delitti della cospirazione, una città – L’Aquila – che pare non interessi più a nessuno ma le cui macerie sono lì a denunciare le nostre colpe… Un po’ troppo per Sarti Antonio, che non è mai stato un eroe. Loriano Macchiavelli ci regala una nuova grande avventura di Sarti Antonio, sergente, alle prese con il caso più complicato della sua carriera, e scrive pagine che tentano di chiarire, con la fantasia, alcune delle tante, troppe zone buie della nostra storia recente che la realtà non riesce a penetrare.

 “L’ironia della scimmia di Loriano Machiavelli” Dal 6 novembre in libreria. Mondadori Editore.

FANTASY

Dopo il disastro provocato dal passaggio dell’uragano Katrina e l’attentato al Concilio dei Vampiri, umani e creature soprannaturali sono in allerta e preoccupati per il loro futuro. Le cose stanno cambiando, che piaccia o no a vampiri e licantropi.Sookie, i membri del branco di mannari e il clan di Eric Northman, leader della comunità locale di vampiri, sono colti alla sprovvista dai cambiamenti. Inoltre Sookie dovrà anche occuparsi di ritrovare il suo ragazzo Quinn, dato per disperso durante l’uragano.Nelle battaglie che seguono Sookie dovrà affrontare pericolo, morte e ancora un tradimento da parte di qualcuno che ama. E quando le zanne finiranno di sbranare e il sangue di scorrere, il suo mondo sarà cambiato per sempre.

 “Di morto in peggio” di Charlaine Harris. Dall’8 novembre in libreria. Fazi Editore.

Kate, Michael e Emma hanno visto sparire i loro genitori la notte di Natale e hanno dovuto affrontare pericoli di ogni genere neldisperato tentativo di ritrovarli, perché le loro vite sono legate a tre libri, tre libri magici dai poteri oscuri e fortissimi. Ma i tre fratelli sono rimasti sempre uniti e insieme sono riusciti a cavarsela nelle situazioni più difficili. Ora però Kate è lontana, trasportata nel tempo e nello spazio dal Libro del tempo, e non può aiutare il fratello sul quale incombe un terribile destino. Michael è infatti il custode del Libro della vita, che permette a chi lo utilizza di salvare la vita di altre persone, ma a una terribile condizione: il predestinato dovrà assumere su di sé tutto il dolore delle persone che vuole salvare…

“L’atlante di fuoco” di John Stephens. Dall’8 novembre in libreria. Longanesi Editore.

SAGGI

Dalla rivoluzione copernicana al darwinismo, dal misticismo ai rapporti tra scienza ed etica, in questo saggio Russell ripercorre la lunga storia del conflitto tra la religione e la scienza. Con questo libro, pubblicato per la prima volta nel 1935, durante il trionfo dei regimi totalitari in Europa, Bertrand Russell riafferma i principi della libertà intellettuale, difendendo l’autonomia e la responsabilità del pensiero da ogni dogmatismo e da ogni minaccia di persecuzione.

“Scienza e religione” di Bertrand Russel. Dall’8 novembre in libreria. Longanesi Editore.

“Se torno per qualche giorno in Italia, mi sento subito ingombrante. A 56 anni ho l’età sbagliata? Governi, imprese, esperti descrivono i miei coetanei come un “costo”. Guadagniamo troppo, godiamo di tutele anacronistiche, e quando andremo in pensione faremo sballare gli equilibri della previdenza. Per i trentenni e i ventenni, invece, siamo “il tappo”. Ci aggrappiamo ai nostri posti, non li facciamo entrare. Non importa se ci sentiamo ancora in forma, siamo già “gerontocrazia”. Nessuno trova una soluzione a questa crisi, ma molti sembrano d’accordo nell’individuarne la causa: il problema siamo noi, i baby boomer. Siamo nati nell’ultima Età dell’Oro, quel periodo (1945-1965) che coincise con un boom economico in tutto l’Occidente ed ebbe un effetto collaterale forse perfino più importante: l’esplosione delle nascite. Come se non bastasse, poi, lo straordinario allungamento della speranza di vita ci ha resi una delle generazioni piu` longeve. E di questa nostra inusitata sopravvivenza si parla quasi come di una sciagura annunciata, un disastro al rallentatore. Ma un evento individualmente cosi` positivo – vivere di più– può trasformarsi in una calamità? No, noi baby boomer siamo un’enorme risorsa anche adesso che diventiamo “pantere grigie”. La sfida, di cui s’intravedono i contorni in America, e` quella di inventarci una nuova vita e un nuovo ruolo, per i prossimi venti o trent’anni. Di rivoluzioni ne abbiamo già vissute tante. La nostra generazione “larga” va da quelli che hanno fatto il Sessantotto a quelli che finivano l’università quando cadde il Muro di Berlino. Protagonisti della prima società dei consumi e della prima era postindustriale, siamo stati la prima generazione antiautoritaria: individualisti di massa. Mai, fino ad allora, simili sconvolgimenti avevano investito la famiglia, il sesso, la religione. Abbiamo vissuto nel cuore della prima vera globalizzazione e abbracciato tutte le ondate delle innovazioni tecnologiche; siamo stati noi a sposare una musica “generazionale” e a inventare la gioventù come categoria politica. E` per questo che ci rifiutiamo di invecchiare. Ed e` per questo che ci sentiamo i più adatti a ridefinire anche le fasi successive. E` nostra la nuova età  adulta che si sta creando un varco, e diventerà un nuovo capitolo della vita di ciascuno. Da spendere sui luoghi di lavoro o nel volontariato, in famiglia o nell’esplorazione di terre lontane: con la possibilità di trasmettere un bagaglio di esperienze. Abbiamo ancora un lungo futuro da scrivere. Anzi: da digitare, magari sulla tastiera di un iPad. I Rolling Stones cantavano “Time is on my side”, il tempo e` dalla mia parte, quando avevano vent’anni. E cantano ancora. Un antico proverbio afgano dice: “Voi avete gli orologi, noi abbiamo il tempo”, un motto contro la frenesia occidentale. Qualche capello bianco insegnerà anche a noi a ridurre la velocità e a investire nella saggezza. La prossima puntata sta per iniziare.”

“Voi avete gli orologi, noi abbiamo il tempo” di Federico Rampini. Dal 6 novembre in libreria. Mondadori Editore.

“Abbiamo ipotizzato un museo diverso, luogo della fantasia e dell’ immaginazione, da dove un’ ipotetica città d’ Europa parta per il riordino urbanistico del suo centro utilizzando la vecchia stazione ferroviaria ormai dismessa per l’arrivo dell’alta velocità”. Dopo il grande successo del suo Museo immaginato, Philippe Daverio ci accompagna alla scoperta dell’età moderna, ovvero del “secolo lungo” che parte dalla Rivoluzione Francese e finisce nella catastrofe della Prima Guerra mondiale. Questo volume affronta i temi più importanti della modernità attraverso oltre seicento opere d’arte raccolte tematicamente per vettori storici, quello politico, da Delacroix e Géröme al Quarto Stato di Pellizza da Volpedo; quello della macchina e del lavoro, da Turner a Courbet e a Boccioni; quello della fuga della realtà – nella dolce vita della Belle Epoque, nell’esotismo e nel sogno, – da Tissot a Manet, da Dante Gabriele Rossetti a Fortuny, Gauguin e Van Gogh – fino al simbolismo e all’Art Nouveau. Fra i padiglioni e le sale del museo sono previste anche soste in locali e ristoranti a tema, dove si immagina di sorseggiare un caffè o gustare un pranzo circondati dalle opere dei Macchiaioli, al Caffè Michelangelo, e degli impressionisti, alla Closerie des Lilas.
Un gioco serio, che scardina il nostro abituale punto di vista e che ci fa ritrovare il gusto di guardare la pittura e leggere il nostro passato.

 “Il museo immaginato. Il secolo lungo della modernità” di Philippe Daverio. Dal 28 novembre in libreria. Rizzoli Editore.

Alla vigilia del bicentenario della nascita, il maestro Riccardo Muti dedica a Verdi questo libro che è insieme un omaggio appassionato al compositore e un viaggio illuminante nelle sue opere. Ed è anche un tentativo – da parte del suo massimo interprete assieme a Toscanini – di fargli riconoscere nella storia della musica l’importanza che merita. Se infatti Mozart o Wagner sono indiscutibilmente considerati giganti nei loro Paesi d’origine e nel mondo intero, da noi Verdi è spesso stato presentato come il compositore dei motivetti facili e orecchiabili ed è stato in molti casi eseguito senza rispetto filologico, come se le sue partiture potessero essere modificate e adattate a piacimento. Ma Verdi – argomenta Muti – è un genio assoluto, è il patriarca della musica italiana e, se pure mette in scena le grandi passioni umane, lo fa sempre nella cornice di una straordinaria raffinatezza e nobiltà delle espressioni. Nelle pagine di Verdi, l’italiano, scritte con la massima autorevolezza ma anche in un linguaggio coinvolgente e per nulla pedante, i lettori vengono quindi accompagnati a scoprire il vero fascino di questo musicista, scandagliando il perfetto accordo tra parole e note che fa di ogni sua opera un capolavoro di teatro. Ma la grandezza di Verdi sta anche nella tragedia dell’uomo moderno davanti a Dio come magistralmente resa nel Requiem, nell’interpretazione ineguagliabile dello spirito italiano che lo fece addirittura assurgere a bandiera del Risorgimento e in opere assolute quali Otello e Falstaff, frutti della maturità e di una finissima consapevolezza dell’incedere verso il tramonto della vita. Filo conduttore di tutti questi luminosi squarci nel genio di Verdi rimane la capacità eccelsa di leggere e raccontare in musica l’animo dell’uomo, di ogni uomo. Ragione per cui l’umanità, oggi e in futuro, ha e avrà sempre bisogno di Verdi.

 “Verdi, l’italiano” di Riccardo Muti. Dal 7 novembre in libreria. Rizzoli Editore.

John Maynard Keynes e Friedrich von Hayek, autori rispettivamente di Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta e de La via della schiavitù, si ritrovarono su fronti opposti in una contrapposizione che si fece sempre più netta e che diede luogo al maggiore scontro in campo economico della storia contemporanea. Al centro della contesa si impose la questione se spettasse ai governi e allo stato intervenire nel mercato e in economia, o meno. Tutti e due poterono osservare l’espansione e la recessione del ciclo economico dell’epoca, ma giunsero a conclusioni molto differenti in proposito. Hayek era convinto che il fatto di alterare l’“equilibrio” del libero mercato avrebbe provocato una selvaggia inflazione. Keynes credeva invece che per contrastare la disoccupazione di massa e favorire la crescita alla fine di un ciclo servisse la spesa pubblica. Sarebbero stati in disaccordo per il resto delle loro vite e per vent’anni si confrontarono per lettera, con sapienti articoli e interventi accademici, in accalorate conversazioni private e infine tramite i ferventi discepoli: da John Kenneth Galbraith a Milton Friedman. Il brillante e carismatico Keynes, sostenitore della nuova prospettiva macroeconomica, guardava con favore all’intervento pubblico in vista dello sviluppo economico e del consolidamento della democrazia. E questa visione fu adottata per lungo tempo da un’intera generazione di politici ed economisti su entrambe le sponde dell’Atlantico. Il pignolo e caparbio Hayek, saldamente ancorato alla teoria microeconomica, avrà però la sua rivincita con la svolta neoconservatrice. Le loro idee e ricette avrebbero conosciuto comunque alterno favore presso i politici, da Franklin Delano Roosevelt a George W. Bush, influenzando le scelte economiche degli stati occidentali. Dalla Grande depressione alla seconda guerra mondiale e dal dopoguerra al presente, Nicholas Wapshott, nel suo stile narrativo e con grande capacità di rendere comprensibili complesse questioni economico-finanziarie, riporta in vita gli animati dibattiti tra questi due giganti del ventesimo secolo, la cui eredità condiziona tuttora il dibattito politico.

 “Keynes o Hayek” di Nicholas Wapshott. Dal 7 novembre in libreria. Feltrinelli Editore.

VARI

Il meglio della cucina vegan dal mondo, per la prima volta presentata secondo una suddivisione cromatica e perareegeografiche,unendo i benefici della cromoterapia alla varietà delle cucine etniche.
I colori aiutano il corpo e la psiche a ritrovare il loro naturale equilibrio, determinando effetti fisici e psichici in grado di stimolare le energie e calmare certi sintomi.
Anche in cucina, recenti ricerche hanno dimostrato che i pigmenti che colorano la frutta e la verdura (denominati «fitonutrienti») producono effetti benefici su tutto l’organismo e svolgono azioni diverse proprio in base al loro colore.
Il rosso di un pomodoro, il verde di un avocado, l’arancione di una zucca, il blu di un mirtillo non stuzzicano solo i nostri sensi: hanno un effetto benefico anche sulla nostra salute e i nostri stati d’animo. Spesso non ci facciamo caso, ma il colore gioca un ruolo fondamentale nei cibi e nell’alimentazione. Dall’incontro e la collaborazione tra un esperto in tematiche alimentari e uno chef vegan giramondo, dal loro amore per i cibi buoni e giusti, nasce Il Cucchiaio Arcobaleno, oltre 170 ricette vegan dalle tradizioni gastronomiche di tutto il mondo: dagli antipasti ai dessert, dai pani ai piatti unici, suddivise in base al loro colore dominante. Piatti appetitosi per gli occhi e il palato, per realizzare anche nella nostra cucina golosità «belle, buone e giuste» da ogni angolo del pianeta.

“Il cucchiaio arcobaleno” di Yari Simone Prete e Valerio Costanza. Dal 7 novembre in libreria. Sonda Editore.

Una guida che fornisce gli strumenti di consapevolezza per essere più vigili e attenti agli indizi che il corpo ci trasmette.
Questo dizionario è uno strumento complementare della medicina tradizionale e di quella dolce. Un utile mezzo di investigazione per aiutarci nel processo di guarigione, facendo interagire gli aspetti fisici, mentali ed emotivi del proprio essere.
Quando ci sentiamo malati o debilitati, quando subiamo l’assalto di virus o batteri, la prima cosa da fare è ascoltare il nostro corpo e lasciarlo libero di esprimersi: la malattia stessa è la manifestazione di un conflitto interiore, e ci rivela importanti problemi di cui non siamo consapevoli. Accettare ed elaborare i nostri malesseri ci permetterà di «dialogare» con il medico per trovare insieme un percorso di guarigione, nonché di prevenire eventuali ricadute. Questo dizionario unico nel suo genere ci aiuta a comprendere l’origine mentale ed emozionale di oltre 1.000 malattie e malesseri dalla A alla Z. Con semplicità e chiarezza l’autore, psicoterapeuta dall’esperienza più che ventennale, ci illustra i sintomi e ci spiega quali messaggi sulla nostra salute psicofisica ci stanno trasmettendo, indicandoci come accettarli nella nostra vita per guarire e rimanere in salute.

“Grande dizionario delle malattie e della guarigione” di Jacques Martel. Dal 7 novembre in edicola. Sonda Editore.

Spalmata sul pane, gustata a cucchiaiate, o con le dita, direttamente dal vasetto, o utilizzata come ingrediente per prelibati dessert,la Nutella è il prodotto alimentare per eccellenza simbolo di gusto, piacere e perché no… di trasgressione.

Creata nel 1964 dall’azienda piemontese Ferrero, la Nutella oggi è un vero e proprio mito, un fenomeno di costume, un prodotto di culto. In questo libro, piccolo concentrato di dolcezza, sono raccolte, accompagnate tutte da golose illustrazioni, le trenta ricette più irresistibili a base di questa crema «paradisiaca».

 “Nutella: 30 ricette top” di Sandra Mahut. Dall’8 novembre in libreria. TEA Editore.

«La giornata dei monaci inizia dalle pulizie: ramazziamo il giardino, puliamo il cortile, tiriamo a lucido il santuario. Non tanto perché siamo effettivamente sporchi o in disordine, quanto perché tali azioni hanno il fine ultimo di eliminare dallo spirito qualsiasi ombra.» dalla Prefazione dell’autore
Con il suo Manuale di pulizie di un monaco buddhista, lo Shoukei Matsumoto ci offre un testo che combina con grazia e levità squisitamente zen consigli pratici, riflessioni filosofiche e spirituali.
«Il tempo impiegato per pulire accuratamente ogni angolo del tempio è qualcosa che arricchisce l’anima. Condurre una vita semplice, scrutando dentro noi stessi, ci permette di assaporare ogni attimo. E di sopravvivere a un presente così frenetico.»
Perché le pulizie sono soprattutto un esercizio spirituale di purificazione dell’anima.

“Manuale di pulizie di un monaco buddhista” di Keisuke Matsimoto. Dall’ 8 novembre in libreria. Vallardi Editore.

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