Non legare il cuore – Farian Sabahi

Titolo: Non legare il cuore
Autore: Sabahi Farian
Casa Editrice: Solferino edizioni
Genere: romanzo autobiografico
Pagine: 186
Prezzo: 15,00

“Non legare il cuore a nessuna dimora, perché soffrirai quando te la strapperanno via. E poiché tante dimore hai attraversato, da quando eri goccia di sera fino ad ora, prendile alla leggera, e leggermente le potrai lasciare” (pag.128), così citava Gialal al-Din Muhammad, meglio conosciuto come Rumi, mistico sufi e poeta persiano del 1200, la cui poesia dal fascino universale l’ha reso uno dei più celebri poeti dell’età moderna. Proprio da questi versi nasce il titolo dell’opera di Farian Sabahi, Solferino edizioni, da poco nelle librerie.

L’autrice, giornalista, scrittrice e docente universitaria, nasce in Italia da un matrimonio misto. La madre, piemontese del Monferrato, si innamora di un giovane di origine persiana in Italia per studi. Siamo negli anni Sessanta quando ancora queste unioni erano insolite soprattutto perché portavano in sé due lingue, due culture e due credo. Farian, il cui nome significa “sogno che viene di notte”, ripercorre nel memoir le sue radici genealogiche e spirituali. Figlia di un musulmano sciita di Teheran con genitori originari dell’Azerbaigian e di una cattolica alessandrina, all’insaputa di tutti viene fatta battezzare dalla nonna materna nella cappella della clinica dove è nata. Questo gesto segnerà per sempre la vita di Farian che dovrà comunque fare i conti con una religione “imposta” anche se dal canto loro i genitori l’hanno sempre lasciata libera di trovare la sua strada. “Questo silenzio sul mio percorso religioso si sarebbe nel tempo tradotto in curiosità, in urgenza di studiare i testi sacri, di sapere, di scoprire le mie origini. Intanto, per anni mi sono sentita sospesa, come su un ponte tibetano: ero in mezzo, ma non potevo starci per sempre, sentivo la necessità di conoscere cosa ci fosse a un’estremità e all’altra”(pag.78).

Farian cresce tra due famiglie: quella italiana e il suo mondo cattolico, quella iraniana con la sua fede musulmana. In lei si amalgamano le storie di due popoli e cresce in ricchezza culturale. Studia ed approfondisce, ma si sente sempre “straniera” e non riesce ad appartenere in toto a nessuno dei due mondi. Solo con la nascita del figlio – e la necessità di porlo nel mondo di un Dio – la sua vita sospesa nell’incertezza prende una strada sicura e riesce a definirsi “monoteista al di là delle religioni” perché come dice Mohsen Kadivar  “Nel suo cammino spirituale, Farian ha trovato il Dio delle chiese, delle moschee e delle sinagoghe. Lo stesso Dio per tutti”.

Non legare il cuore è gran bel racconto autobiografico, arricchito da fatti e annotazioni sugli usi dei suoi due mondi, intercalato anche da parole del lessico persiano e del dialetto piemontese. Un viaggio nella memoria capace di stimolare nel lettore domande sull’appartenenza che ognuno di noi si pone e magari chiude in un cassettino in attesa di una definitiva risposta.

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