Noi siamo Anonymous – Parmy Olson

Titolo: Noi siamo Anonymous
Autore: Parmy Olson
Editore: Piemme
Anno di pubblicazione: 2013
Pagine: 500
Prezzo: 19,00 euro

I cyber-insorgenti sono una nuova generazione di hackers che riesce a fare clamore restando nell’ombra. Non a caso, il titolo del libro-inchiesta della caporedattrice di “Forbes”, Parmy Olson, è “Noi siamo Anonymous” e al centro della copertina campeggia una maschera-feticcio alla Guy Fawkes più sorniona che mai.

Un enorme successo nel Regno Unito, questo libro promette di catturare l’attenzione dei lettori appassionati di Internet e non solo. Più che gli addetti ai lavori, infatti, la storia, anzi, le storie che l’autrice porta allo scoperto (sembra si tratti dell’unica giornalista riuscita ad avere una conversazione faccia a faccia con i leader del temibile gruppo) si rivolgono al grande pubblico, curioso di conoscere qualcosa di più su una delle forme più destabilizzanti di sabotaggio e spionaggio dei nostri tempi: quello che corre fra le intricate maglie del web, usando come armi codici e password clonate.

Tutto comincia con la terribile disavventura di Aaron Barr, militare, esperto di crittografia ed ex collaboratore della FBI, che si è messo in proprio come esperto di sicurezza. L’inizio della (sua) fine è la decisione di far colpo su una azienda da cui spera di ricevere un buon ingaggio mettendosi sulle tracce degli Anonymous e portandoli all’arresto, come di lì a breve titola un articolo di giornale.

La notizia non sfugge agli Anons (come si fanno anche chiamare), che preparano a Barr il peggiore degli scherzi. Al cominciare della finale di Super Bowl, accedono a tutti gli account e profili privati dello sprovveduto esperto di sicurezza (che, incredibile visto il suo ruolo, usava sempre la stessa, identica password per ogni cosa) e… lo sbeffeggiano pubblicamente. Non solo: finiscono per avere accesso ai documenti segreti e mail confidenziali dell’FBI, nonché a quelle in cui Barr spiegava all’azienda che stava corteggiando quanto fossero pericolosi e da abbattere gli Anonymous.

Se, per caso, un po’ di simpatia questa legione silenziosa ve l’avesse suscitata, sappiate però che proprio dei cuori di zucchero non sono, e forse neanche degli idealisti, e nemmeno dei combattenti per la pace. Vero, il loro soprannome, per distinguerli dagli “hackers”, è “hacktivist”, e attivi lo sono senz’altro: ad esempio, sono riusciti a rubare dati alla Sony e alla Fox, hanno ‘punito’ MasterCard e PayPal per aver tagliato l’accesso ai fondi ad Assange dopo il caso Wikileaks, e molto altro ancora, ma per lo più paiono vivere su siti che non disdegnano né il linguaggio più violento né quello più offensivo. Sono – almeno così si legge – essenzialmente degli enormi introversi, con problemi di relazione sociale e un forte senso di emarginazione, che sul web si trasformano sfogando desideri repressi e voglia di protagonismo. In tuta alla scrivania della loro cameretta (sono quasi tutti giovanissimi o almeno giovani), nessuno probabilmente immaginerebbe mai quali viaggi stiano compiendo fra i miliardi di diramazioni globali della rete. E così come vendicano un torto subito da un Aaron Barr e sfidano i colossi del mercato mondiale, allo stesso modo sono capaci di prendersi a cuore le vicende di una ragazzina minacciata dal suo ex tempestandolo di attacchi informatici, in cambio di qualche foto di nudo.

Insomma, personalità controverse, gli Anons, che si fanno anche chiamare Lulzsec (distorsione di Lol, laugh out loud, e che equivale a prendersi gioco della sicurezza) sono un fenomeno quanto mai contemporaneo, che Parmy Olson descrive in maniera avvincente e ricca di particolari, gettando una luce su un aspetto della nostra società inquietante e ricco di contraddizioni.

Lettura avvincente e utile a comprendere alcuni meccanismi che governano il web, ha il solo difetto – se così si può chiamare – di farti cambiare passwords e controllare i tuoi profili di sicurezza non appena chiudi il libro.

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Elisa è docente in un liceo, dottore di ricerca in Anglistica e giornalista pubblicista

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