Morte improvvisa – Álvaro Enrigue

Titolo: Morte improvvisa
Autore: Enrigue Álvaro
Data di pubbl.: 2015
Casa Editrice: Feltrinelli
Genere: Romanzo storico
Traduttore: Irina Bajini
Pagine: 240
Prezzo: 17 €

Due celebri tennisti si danno battaglia in questo romanzo: Caravaggio e Quevedo. No, non si tratta dell’esaltazione iperbolica di una finale tra Federer e Djokovic. Nella Roma di fine Cinquecento, infatti, si praticava il gioco della pallacorda, con regole e strumenti un po’ diversi da quelli del tennis di oggi. Tra uno scambio e l’altro, tuttavia, l’autore non ci parla solo di sport, ma accosta mondi lontani nello spazio e nel tempo. Da un lato, il Messico precolombiano depredato da Hernán Cortés, a sua volta avvinto dalle lusinghe della Malinche, sua interprete nonché amante.

Dall’altro, gli intrighi alla corte del Papa, la Controriforma e le celebri opere del giovane lombardo Michelangelo Merisi, come la Giuditta che campeggia in copertina. Eppure non ci si limita alle grandi figure illustri. Gli oggetti che viaggiano da una mano all’altra stabiliscono un collegamento tra i vari mondi, coinvolgendo uomini e donne per così dire anonimi (ma di cui rimane traccia negli archivi storici). Proprio uno di questi oggetti simboleggia il legame tra Vecchio e Nuovo Mondo, al principio di un cambiamento radicale.

Álvaro Enrigue, che con Morte improvvisa ha vinto il Premio Herralde 2013, fonda l’intreccio su ricerche storiche ben documentate. Forse cede un po’ alla moda degli ultimi anni di apparire a tutti i costi nel libro che si sta scrivendo (perché inserire un’inspiegabile e-mail editoriale?), ma a buon diritto. La presenza di Cortés non è certo casuale per un autore messicano e porta con sé tutti i dilemmi della colonizzazione. Per una volta, però, non si dipinge il ritratto del solito conquistador assetato di sangue e di denaro. “Si possono certamente attribuire a Cortés tutti i difetti del mondo, ma ancora oggi ha il merito di essere il patrono degli insoddisfatti, dei risentiti, di chi aveva tutto e se l’è fatto scappare“, dice Enrigue.

Di sicuro, avere tutto non corrisponde al caso del giovane Caravaggio e dei suoi modelli pescati nei bassifondi romani, e questo contribuisce al gioco di contrasti tra le varie parti. È un vero peccato che di Quevedo e dei suoi personaggi picareschi non si parli o quasi, come se si trattasse di un semplice sparring partner. Il tennis, qui, rappresenta una metafora molto ispirata: la pallina rimbalza da un lato all’altro, così come l’azione fa la spola tra due continenti. Niente è lineare, soprattutto quando si abbandonano le certezze calate dall’alto per rimettere tutto in discussione. Un momento di passaggio verso la modernità.

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Damiano Latella, classe 1985, piemontese, ama la Francia, la Spagna e gli accenti messi al posto giusto. Pur non traducendo, si tiene in allenamento collaborando con la rivista «tradurre». Non capisce chi si lamenta della mancanza di buoni libri.

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