Mi avevano promesso il paradiso – Ali Agca

Autore: Ali Agca
Titolo: Mi avevano promesso il paradiso
Editore: Chiarelettere
numero di pagine: 195
anno di pubblicazione: 2013
prezzo: € 12,90

“Non si nasce assassini. Si nasce uomini liberi di scegliere per il bene o per il male. Ma questa scelta è sempre condizionata da chi ci sta attorno, dalla gente che frequentiamo, dai luoghi nei quali cresciamo.” (Pag. 13)

Quello di Ali Agca è un nome che tutti ricordiamo molto bene ancora oggi. Era il 13 maggio del 1981 quando in piazza San Pietro quest’uomo estrasse la pistola e attentò alla vita di Giovanni Paolo II con l’obiettivo di ucciderlo. Da quel giorno il suo nome è risuonato in tutto il mondo, prima per l’attentato, poi per il perdono del Papa, infine per le sue rivelazioni. Mi avevano promesso il paradiso, pubblicato da Chiarelettere, è un misto tra una biografia, una cronaca e una raccolta di scottanti verità.

Nella prima parte l’autore ci apre i confini della sua terra, la Turchia. Il fatto di essere un turco ha influito non poco sulla sua vita e su ciò che è diventato. Egli infatti ci tiene a raccontare il suo Paese in questa fase della narrazione: un Paese difficile e inospitale, rigido e militare, saldamente intriso di una religione e una mentalità che egli stesso definisce contigua al nazismo, con l’unica differenza che quello tedesco si è concluso, quello turco no. “I Lupi (criminali turchi, ndr) sono ragazzi così: vita o morte, se non sei dei loro e sgarri devi morire.” (Pag. 38) È puro e autentico addestramento, un servizio militare perenne, una preparazione senza fine verso grandi missioni, tutto in nome di una religione da difendere ed innalzare, un dio da onorare e riverire, un idolo per cui vale la pena morire.

È lo stesso Agca a spiegarlo: “Non so cosa fanno i ragazzi della mia età in Europa, nel ricco Occidente. Forse giocano a calcio, o magari si allenano a far rimbalzare piccole palline gialle e bianche su campi di terra rossa imbracciando racchette di legno. Oppure, chissà, passano i pomeriggi a ubriacarsi nei loro locali alla moda. Io, a differenza loro, sparo” (Pag. 43). Un giorno gli viene affidata una nuova missione, quella più importante che abbia mai realizzato un uomo islamico fino a quel momento e per cui i Lupi Grigi avevano tanto preparato il nostro narratore: uccidere il Papa. Agca non sbagliava un colpo, era lui l’uomo giusto, lui doveva uccidere il Papa, il ‘Satana’ degli islamici. Allah lo avrebbe accolto, lo avrebbe celebrato, perché morire per Allah è una cosa grande, uccidere il Papa in nome suo lo era ancora di più, il lasciapassare perfetto per finire dritto in paradiso. Sì, perché una volta morta la vittima l’attentatore avrebbe dovuto eliminarsi all’istante.

“Non ho paura di morire perché andrò dritto in paradiso. Allah mi accoglierà a braccia aperte perché ho ucciso per lui.”

Dopo trent’anni da quel fatidico giorno Ali Agca si confessa al mondo in un libro-rivelazione davvero scottante. L’uomo si decide a parlare su molti temi: la Turchia, il 13 maggio, il Papa, Fatima, l’Islam, il caso Orlandi e altri pericoli per l’Occidente. Ma siamo sicuri che con l’incarcerazione dell’attentatore sia tutto finito? Le bugie da lui stesso raccontate per coprire i mandanti vengono qui smentite e pare che i motivi di quell’atto siano ancora attuali.

 
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Riccardo Barbagallo

Lavoro da qualche anno nell'editoria, mi occupo di comunicazione per editori e autori e sono un digital addicted. Al contrario di altri, non mi posso definire un lettore da sempre, 'La coscienza di Zeno' in prima media è stato un trauma troppo forte da superare per proseguire serenamente la relazione con la lettura. Più avanti ho deciso di leggere un libro per piacere, e non per obbligo, ed è stato lì che ho capito quale sia la vera forza della lettura: la capacità di emozionare. Credo che sia questo il segreto, se così possiamo definirlo. Non ho più smesso.

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